Impatto zero!

Eric Bandini

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CopyRight 2023

Locandina di film: Blade Runner

Si fa presto a dire «Impatto zero!», è un lampo: IMPATTO ZERO!, ma – senza entrare in dettagli tecnici – messo giù così, l’esposto «Impatto zero!» assomiglia molto ad un ossimoro, perché o 1) hai l’impatto, che non è zero, o 2) hai lo zero che è il non-impatto, per cui «Impatto zero!» non impatta e non azzera; o magari impatta?

Sorvolando sulla tecnologia, per la quale lo scrivente non è versato, si può provare a mettere giù la faccenda come una specie di esposto narrativo facendo uso di molta fantasia e creatività (letteraria), cose con le quali lo scrivente un po’ se la cava.

Immaginiamo, in purissimo e fantasiosissimo esempio narrativo, un pianeta della circonferenza alla sua equatore di circa 40’000 chilometri (diconsi =Quarantamila= Km circa [o magari un pochino di più]) orbitante intorno ad una stella di media grandezza, e immaginiamolo terzo nell’ordine delle orbite dei pianeti a partire dalla stella, magari insieme ad altri cinque o sei, sette? Una decina insomma, all’ingrosso.

Sistema immaginario di pianeti

Ora immaginiamo codesto pianeta abitato da creature in numero (crescente) di circa 8’000’000’000 (diconsi =Ottomiliardi=, qualcuno più, qualcuno meno), e immaginiamo codeste creature in dimensione, peso e corporatura assimilabili a quelle degli umani abitanti il pianeta sul quale lo scrivente è intento a redigere questa baggianata per i suoi uno o forse due lettori.

Immaginiamo ora che codeste creature (non noi altri qui su questo pianeta, ma quelle creature [immaginarie] sul pianeta immaginario di cui sopra, il quale non esiste, è purissima fantasia letteraria) producano quotidianamente e mediamente circa 500 grammi (diconsi =cinquecento= grammi, dicesi anche 1/2 Kg) di pupù. È poca? È tanta? Beh… in ogni caso non ho intenzione alcuna di verificare alla bilancia. E comunque è fantascienza, immaginazione.

Pianeta immaginario (da wallpaper)

A questo punto, quale sarebbe, in purissima e fantasticissima ipotesi, l’impatto pupulogico sul pianeta? (sempre quello immaginario, ovviamente) Sarebbe «Impatto zero?»

Come per la tecnologia non sono versato nemmeno per la matematica, ma chi vuole, ed è capace, può provare a moltiplicare il prodotto quotidiano pro-capite, ipotizzato in circa 1/2 Kg, per gli 8’000’000’000 di abitanti immaginari dell’immaginario pianeta, volgerli in quintali, poi in tonnellate/giorno, ed eventualmente calcolare in tonnellate/anno (di pupù). Qui per i conti mi fermo, già mi fuma la testa. Tuttavia resta la domanda: «È impatto zero?». Si sta ovviamente parlando (narrativamente e fantasticamente) di impatto pupulogico, fantascienza.

Pianeta immaginario (da wallpaper)

Pare tuttavia che il fantascientifico impatto pupulogico non sia proprio a zero, ma si può fantasticare circa le autorità (immaginarie, certo) dell’immaginario pianeta, le quali addivengano alla decisione di ridurre di una percentuale, putacaso (che orribile parola, e il controllo grammaticale me la passa… [al dizionario risulta dall’arcaico “putare”]) del 30% (dicesi =Trenta= percento) l’impatto pupulogico basandosi sugli scientifici e inappuntabili esiti della funzione ameba, o tubo digerente (vivente, è chiaro). Nel conteggio della funzione ameba la quantità di cibo ingerito è proporzionale alla produzione di pupù, così che per ridurre del 30% (dicesi =Trenta= percento) la produzione di pupù occorre ridurre di adeguata percentuale l’assunzione di nutrimento; di conseguenza le autorità di quel pianeta realizzeranno una legge che obbliga le creature loro soggette alla riduzione del 30% dell’esistenza in vita, garantendo così la riduzione dell’impatto pupulogico, per quanto lo =0= (dicesi =Zero=) agognato resti un miraggio, a meno che le autorità non dispongano di azzerare la produzione totale di pupù con riduzione del 100% (dicesi =cento= percento) dell’esistenza in vita, ottenendo così «Impatto zero!» e tanti saluti agli 8’000’000’000 (diconsi =Ottomiliardi=) di creature immaginarie.

Winsor McCay: What cities will rise

Nell’esposto di cui qui sopra non si è tenuto conto della produzione di pupù da parte degli altri esseri, viventi certo, di cui le creature (immaginare e fantastiche sopra citate) anche si nutrono, e/o anche viceversa, perché il rovescio della vita accade nella vita.

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Eric Bandini

21 Giugno 2023

Proposta di legge

Articolo di Eric Bandini

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CopyRight 04/06/2023

Erano anni che non leggevo quotidiani, che non consultavo quotidiani onlain, che non guardavo la tìvù, che eccetera; vivevo, nonostante tutto, nel mio mondo fra scrittura e lettura (benché presente al lavoro), dunque erano anni e correva l’anno (mi si permetta questo burocratismo, anche in preambolo di quanto qui segue), sì, insomma, l’anno correva ed era l’anno 2020, era marzo, e un conoscente mi informa, molto casualmente, che c’è un grave problema su al nord. Migliaia di persone sono obbligate in casa alla quarantena per una epidemia, che forse è una pandemia, e capisco che magari è indispensabile abbandonare questo mio atteggiamento solipsistico per informarmi.

Così mi informo, accedo a siti onlain di quotidiani, accendo la tìvù (pubblicità coatta inclusa), ascolto notiziari e attendo a dibattiti televisivi, e mi rendo conto (relativamente alle mie propensioni letterarie) che c’è una ricorrenza, una strana ricorsività di una comparazione metaforica orribile: «buttare il bambino con l’acqua sporca». “Ma allora… ma allora è come buttare il bambino con l’acqua sporca”, “ma voi… voi volete buttare il bambino con l’acqua sporca”, “ma insomma, qui si vuole buttare il bambino con l’acqua sporca”, eccetera.

Ora, questa affermazione sedicente paradigmatica di un confronto metaforico assurdo, contiene un duplice dilemma: uno ecologico e anche cinico, in quanto, in ragione della raccolta differenziata, il bambino e l’acqua sporca non possono essere gettati insieme (e per quanto ne so non esistono cassonetti né isole ecologiche adeguate al butto dell’infante e della relativa acqua sporca). Questo è facile da comprendere, per chi avesse dubbi può rivolgersi, per informazioni, al proprio fornitore dei servizi di raccolta rifiuti; colui per il quale si paga la TARI.

Ciò posto resta l’orripilanza della metafora, che (detto tra parentesi) reca anche una trombonesca abusanza dell’italico linguaggio, «buttare il bambino con l’acqua sporca» reca insieme un’immagine di pressapochismo espressivo (vero è che coloro che in tal modo si esprimono, per quello che ne so [inganni televisivi a parte] lo fanno in diretta […ma è veramente “diretta”?…]) e di considerazione bambolesca dell’uditorio eventuale… “buttare il bambino con l’acqua sporca”… via… fa veramente orrore linguistico ed espressivo.

Per cui si sottopone qui, agli uno o due lettori di questo articolo, una proposta di legge con relativo regolamento di attuazione (…sì, lo so, o meglio lo so approssimativamente; un cittadino qualunque, tal quale è lo scrivente, non può sottoporre una proposta di legge, se non accompagnata da centinaia di migliaia di firme [500’000, mi pare {diconsi =cinquecentomila=}]).

La proposta di legge è la seguente.

Sotto pena di legge (si veda appendice per la modifica al C. P.) si vieta l’uso della metafora «buttare il bambino con l’acqua sporca», e in ordine al regolamento di attuazione si dispone quanto segue.

Che il bambino, se è sopravvissuto a tutti quei ruzzoloni, sia consegnato al più prossimo Pronto Soccorso per le visite adeguate alla sua sopravvivenza, e quindi consegnato ai Servizi Sociali per le cure adeguate e la relativa custodia.

Si dispone altresì che l’acqua sporca venga conferita a ditta specializzata per il trattamento e smaltimento adeguati.

Per la modifica al C. P. (leggasi Codice Penale) si rinvia ad integrazione del presente atto normativo.

Va bene, è stato un sogno, ho immaginato un mondo, ma concretamente, e anche letterariamente parlando, il linguaggio non può essere addomesticato (PER FORTUNA [burocraticamente parlando, e per quanto qui in argomento, mi pregio di precisare che esiste in merito letteratura {quella vera} per la quale si rinvia ai romanzi {quelli veri} e saggi adeguati]), e in ragione di ciò ci dovremo tenere questa orribile metafora per i tempi a venire.

P.S. Non ne ho certezza, ma tale metafora potrebbe provenire da euro-nordiche espressioni, in merito alle quali non dispongo di riferimenti adeguati.

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Eric Bandini.

04/06/2023