Impatto zero!

Eric Bandini

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Locandina di film: Blade Runner

Si fa presto a dire «Impatto zero!», è un lampo: IMPATTO ZERO!, ma – senza entrare in dettagli tecnici – messo giù così, l’esposto «Impatto zero!» assomiglia molto ad un ossimoro, perché o 1) hai l’impatto, che non è zero, o 2) hai lo zero che è il non-impatto, per cui «Impatto zero!» non impatta e non azzera; o magari impatta?

Sorvolando sulla tecnologia, per la quale lo scrivente non è versato, si può provare a mettere giù la faccenda come una specie di esposto narrativo facendo uso di molta fantasia e creatività (letteraria), cose con le quali lo scrivente un po’ se la cava.

Immaginiamo, in purissimo e fantasiosissimo esempio narrativo, un pianeta della circonferenza alla sua equatore di circa 40’000 chilometri (diconsi =Quarantamila= Km circa [o magari un pochino di più]) orbitante intorno ad una stella di media grandezza, e immaginiamolo terzo nell’ordine delle orbite dei pianeti a partire dalla stella, magari insieme ad altri cinque o sei, sette? Una decina insomma, all’ingrosso.

Sistema immaginario di pianeti

Ora immaginiamo codesto pianeta abitato da creature in numero (crescente) di circa 8’000’000’000 (diconsi =Ottomiliardi=, qualcuno più, qualcuno meno), e immaginiamo codeste creature in dimensione, peso e corporatura assimilabili a quelle degli umani abitanti il pianeta sul quale lo scrivente è intento a redigere questa baggianata per i suoi uno o forse due lettori.

Immaginiamo ora che codeste creature (non noi altri qui su questo pianeta, ma quelle creature [immaginarie] sul pianeta immaginario di cui sopra, il quale non esiste, è purissima fantasia letteraria) producano quotidianamente e mediamente circa 500 grammi (diconsi =cinquecento= grammi, dicesi anche 1/2 Kg) di pupù. È poca? È tanta? Beh… in ogni caso non ho intenzione alcuna di verificare alla bilancia. E comunque è fantascienza, immaginazione.

Pianeta immaginario (da wallpaper)

A questo punto, quale sarebbe, in purissima e fantasticissima ipotesi, l’impatto pupulogico sul pianeta? (sempre quello immaginario, ovviamente) Sarebbe «Impatto zero?»

Come per la tecnologia non sono versato nemmeno per la matematica, ma chi vuole, ed è capace, può provare a moltiplicare il prodotto quotidiano pro-capite, ipotizzato in circa 1/2 Kg, per gli 8’000’000’000 di abitanti immaginari dell’immaginario pianeta, volgerli in quintali, poi in tonnellate/giorno, ed eventualmente calcolare in tonnellate/anno (di pupù). Qui per i conti mi fermo, già mi fuma la testa. Tuttavia resta la domanda: «È impatto zero?». Si sta ovviamente parlando (narrativamente e fantasticamente) di impatto pupulogico, fantascienza.

Pianeta immaginario (da wallpaper)

Pare tuttavia che il fantascientifico impatto pupulogico non sia proprio a zero, ma si può fantasticare circa le autorità (immaginarie, certo) dell’immaginario pianeta, le quali addivengano alla decisione di ridurre di una percentuale, putacaso (che orribile parola, e il controllo grammaticale me la passa… [al dizionario risulta dall’arcaico “putare”]) del 30% (dicesi =Trenta= percento) l’impatto pupulogico basandosi sugli scientifici e inappuntabili esiti della funzione ameba, o tubo digerente (vivente, è chiaro). Nel conteggio della funzione ameba la quantità di cibo ingerito è proporzionale alla produzione di pupù, così che per ridurre del 30% (dicesi =Trenta= percento) la produzione di pupù occorre ridurre di adeguata percentuale l’assunzione di nutrimento; di conseguenza le autorità di quel pianeta realizzeranno una legge che obbliga le creature loro soggette alla riduzione del 30% dell’esistenza in vita, garantendo così la riduzione dell’impatto pupulogico, per quanto lo =0= (dicesi =Zero=) agognato resti un miraggio, a meno che le autorità non dispongano di azzerare la produzione totale di pupù con riduzione del 100% (dicesi =cento= percento) dell’esistenza in vita, ottenendo così «Impatto zero!» e tanti saluti agli 8’000’000’000 (diconsi =Ottomiliardi=) di creature immaginarie.

Winsor McCay: What cities will rise

Nell’esposto di cui qui sopra non si è tenuto conto della produzione di pupù da parte degli altri esseri, viventi certo, di cui le creature (immaginare e fantastiche sopra citate) anche si nutrono, e/o anche viceversa, perché il rovescio della vita accade nella vita.

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Eric Bandini

21 Giugno 2023

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