Lettere filosofiche, 4 Luglio 2023

La scrittura come sopravvivenza

Eric Bandini, 04/07/2023

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Ogni e qualunque termine/significato è ed esiste nel suo negativo.

Assurdo?

No!

Nessun + (più) esiste senza il suo – (meno), nessun vuoto senza il pieno, che può così essere pieno di vuoto, eccetera.

Dissoluzione?

Nulla si è mai creato che non fosse già in via di dissoluzione, perché il presente non passa, resta, e tutto ciò che è nel presente diviene, ovvero «è» & «non è» insieme; non c’era, c’è, non c’è più, ma il presente indifferentemente insiste in sé stesso. È presente senza passare.

Nella incommensurabile produzione umana di oggetti e concetti nulla può essere definito come uno stato di fatto, perché il fatto subentra sempre allo stato come produzione di concetti/oggetti “fatti”. Il mondo non è mai «in sé», né mai si è fatto, si afferma e si nega insieme nell’attimo del presente che non ha consistenza alcuna, né tempo, né spazio, e non può essere evitato. L’adesso è sempre adesso. Il pensiero è come perso nei fatti da esso stesso concettualizzati e oggettificati.

Le parole «di un tempo» sono divenute referenti di quel tempo senza uscire dal presente, che è l’unico tempo, in cui facili affermazioni e contraddizioni si dissolvono lasciando l’ombra di significati che perseguono un’ambientazione e una scenografia non più attuali, ma presenti nella congerie caotica che il pensiero ha affastellato nel suo presente edificando passato/futuro/spazio in cui allocare elementi ritenuti conoscibili che sono tali (conoscibili) solo nella conoscibilità soggettiva. L’Universo non produce significati, solo la mente individuale, quale soggetto, pensa l’edificio/struttura che “ordina” senso e significato, perché è il pensiero stesso che ve li ha collocati creandoli.

In ciò i contrari si pagano il reciproco significato annullandosi a vicenda e restando in maniera eterea nei concetti/oggetti, tentando di compiersi soggettivamente in un significato indeciso per l’uno o l’altro senso entro la dissoluzione del presente, che include anche il pensante, e che nulla esclude, e che non contiene tutto, perché il “tutto” non esiste. L’instabile mutamento non è mai fermo né compiuto. È presente. È.

Quello che in termini greci erano il logos e il nous, in termini di presente, che è sempre adesso, è la logica, la quale non è mai un risultato, ma la lotta antilogica dei contrari per giungere ad un esito logico per il pensante, ciò che non è logica, ma solo esito, risultato, significato teso alla logica, la quale non ha esiti che non siano significati, risultati, eccetera, i quali, come le parole desuete, si dissolvono nell’avvenire in sé del pensiero che pensa e si pensa.

Quel rapporto fra logos e nous, da lungo tempo respinto nell’immaginario della mitologia come un mondo di favole, è sempre presente; è la lotta del pensiero per affermare sé stesso (nous) verso quel presente (logos) che tenta di afferrare in concetti/oggetti, non considerando di essere parte assoluta di quello stesso logos/presente il cui nous/pensiero non può fare altro che significare e/o cercare esiti, significati, logica, eccetera per confermare sé medesimo nello schema passato/futuro/spazio da sé stesso edificato.

Dissoluzione?

Il caos non esiste, l’Universo è perfetto in sé e con sé, solo l’umano cerca quell’ordine che è la sua stessa creazione spazio/tempo quale tentativo di mettere in ordine ciò in cui è compreso da sempre.

L’Universo non ha tempo né spazio; esso è.

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Eric Bandini.

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