Lettere filosofiche, 22 Agosto 2023

Eric Bandini

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Questo tempo, presente, è sempre stato presente e sempre sarà presente. Il presente non passa, è presente.

Solo il pensiero umano sorge nel suo presente soggettivo, allocando l’inizio, il passato, il suo sviluppo e la sua storia come una cronologia che si proietta in un futuro esistente solo concettualmente, e che è (e che concettualmente sarà) giudicato dal presente, che è sempre presente.

Il pensiero dimentica di essere sempre presente, di essere sempre sé stesso intento a pensare sé stesso come sé stesso nella sua cronologia, obliando di essere inesorabilmente nell’unico momento di tempo: il presente.

Gli Dei

In antico, ovvero agli albori del pensiero occidentale, l’umano si riteneva espressione subalterna del divino (gli dei) reclamando una inarrivabile parità, dei = umani, che mitologicamente aveva storicizzato le referenze divine in un assunto lirico esemplificato da Pindaro nell’affermazione: «da una sola mente traiamo il respiro». Convinzione che aveva derivato una sua continuità, non solo lirica ma anche nel culto degli eroi (di fatto “la” storia), e trasmesso nel linguaggio quei tropi divini e umani che costituivano la referenza significativa dell’essere ciò che si è. Essere in essere, ovvero, nel presente. Filosoficamente, e in estremissima sintesi: l’«essere».

Gli Dei & Gli Umani

Ma guardando (come) indietro in quel passato da noi stessi costituito (la storia; parola che inavvertitamente include ogni e qualunque concetto del pensiero, che sia parola, oggetto, evento, ambiente, tutto ciò che è pensato, è pensato e pensabile; è presente) codesta origine concettuale e storicizzata, per quanto (sommariamente) “avvenuta”, non è allocata in un tempo costituito come passato, poiché sarebbe irraggiungibile dal concetto/pensiero umano quale oggetto cristallizzato nella linea del tempo, ma è presente al concetto (presente [e questa non è una ripetizione]) come presenza assoluta del concetto/pensiero in esso pensiero che si pensa: il presente.

Prometeo dona il fuoco agli umani

Da ciò la necessità di doversi districare per e nella esistenza, cosa per la quale, in tempi mitologici, si era ipotizzato (mitologicamente) di dover incaricare qualcuno (Prometeo e Epimeteo, p. e.) a costituire in reificati concetti le cose come pensate, senza avvedersi che pensare le cose è già crearle. Il tempo non passa, resta: il tempo è uno: il presente. Che non è mai assente. Ciò in cui dilegua quel lirico attimo fuggente dissolto dalle antilogie che lo costituiscono, e dove i contrari significano nonostante le soggettive decisioni, e senza la cui contrarietà nessun senso avrebbe senso.

Nessuna sorte conosce la propria sorte, perché l’equilibrio è reso costantemente instabile dalla necessità del suo contrario, senza il quale non sarebbe (qui manca il complemento; essere non è oggetto di sé, esso essere è). La logica, quella disciplina razionale che dirime il decidere, non è quella esattezza che ci si attende dalla parola stessa; logica è sempre ricerca di logica, perché il presente non dà altri risultati che le decisioni soggettive, costantemente soggette alla logica del presente, che non passa.

La fonte “materna” da cui dei e umani traggono il respiro è l’atto inevitabile di esistere, in cui e per cui si rende forzatamente essere congrui con l’essere presente e assoluto. Ovvero, l’umano essere è ugualmente il divino confronto (scientificamente: la logica) il cui respiro è comune. Gli umani e gli dei sono lo stesso nello stesso, e che gli umani hanno elevato a cognizione superna (gli dei) per avere confronto razionale.

Non è importante che gli dei esistano oppure no, il fondamento è il concetto di confronto fra umano, nella sua sopravvivenza, e divino quale ambito assoluto in cui e da cui umano e divino, concettualmente, traggono le sorti nelle decisioni soggettive. La logica.

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Eric Bandini, 22/08/2023