Eric Bandini, 02/04/2023
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Non è definita la sua natalità, Pisa oppure Pistoia (1898? 1890?…), ma certamente italiano Giovanni Desperati era un chimico e un incisore che si era dedicato con interesse (e pure con un certo profitto, quanto meno per sbarcare decentemente il lunario) alla falsificazione di francobolli; attività, questa, che in tempi di posta elettronica suona molto più che antiquata, ma che nei tempi gloriosi della posta e del francobollo aveva attività e pure concorrenza, cosa per la quale gli Stati emettitori dovevano cautelarsi, per quello che si poteva allora, con filigrane, fili di seta, scadenza di emissioni, eccetera.
Giovanni Desperati aveva un fratello che commerciava in francobolli (all’epoca in cui i francobolli avevano corso regolare, uso necessario per comunicazioni, eventualmente valore per collezionisti, e notoriamente importanza amministrativa e pecuniaria per lo Stato emettitore), la qual cosa facilitava il commercio – che nel caso dei falsi sarebbe più opportuno definire “smercio” -, e codesto fratello abitava a Parigi, dando così un’importanza multinazionale alla faccenda.

Non è chiaro il motivo, ma per definizione della storia occorre precisare che l’arte dell’incisione (la tecnica allora maggiormente usata per la produzione di francobolli) è una forma severa di espressione, ed è facile capire il perché; il disegnatore può “cancellare” e correggere, il pittore può togliere il colore e ripensare il dipinto, lo scultore può “correggersi” in corso d’opera, ma l’incisore non può di fatto ripensare ciò che ha già inciso, fermo restando che l’incisione è il negativo dell’opera finale. A corredo di quanto qui precedentemente in materia di arte incisoria vale la pena di rammentare come gli autori di bellissime opere di incisione (p.e. le banconote italiane in lire, e molto altro…) siano pressoché sconosciuti al pubblico in generale, per quanto la loro opera sia di molto pregio.

Non si conosce il motivo preciso, né una ragione specifica in merito, eppure Giovanni Desperati intraprese l’azione che di seguito viene romanzata su base di realtà; forse voleva “emergere” come incisore, forse voleva sbeffeggiare i collezionisti nonché le autorità emittenti le affrancature, non è chiaro, eppure agì.
Durante la guerra mondiale (la seconda…) Giovanni Desperati inviò per lettera in una busta diretta all’estero un quantitativo di francobolli di notevole valore collezionistico e in considerazione dello stato di guerra la censura bloccò la missiva contenente i “preziosi” francobolli e scoperto il mittente denunciò Giovanni Desperati per “esportazione di valuta”. Esattamente ciò che Giovanni Desperati stava cercando di ottenere, ovvero una riconosciuta abilità artistica e capacità creativa, solo che il “riconoscimento” doveva passare attraverso il corso della Giustizia, cosa che avvenne. Giovanni Desperati venne mandato a processo.
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Durante l’udienza in tribunale vennero convocati espertissimi periti di grido i quali, esaminati i francobolli incriminati, dichiararono «Autenticissime e verissime le affrancature in oggetto». L’impresa di Giovanni Desperati pareva compromessa, ma in una seconda udienza processuale Giovanni Desperati mostrò ai “periti di grido”, espertissimi e ineffabili intenditori, come quei francobolli incriminati avessero dei dettagli, noti a lui solo che li aveva creati, tali da poterli distinguere da quelli “veri e autentici”; per cui i periti così informati dei dettagli e nella necessaria e inevitabile necessità di dover verificare, dovettero riesaminare la faccenda, dovendo ammettere che le “da loro” presunte «Autenticissime e verissime affrancature in esaminando» , erano in “vero” dei falsi. Si poneva perciò la questione: “Giovanni Desperati era accusabile come falsario?”

Nella vicissitudine, e non pago di ciò, Giovani Desperati insistette sulla questione (…da lui iniziata…), a clamore processuale in corso, fabbricando alcuni falsi e vendendoli a collezionisti che li acquistarono per veri, citando nuovamente il Desperati per falsificazione. Ma qui interviene il caso Pizzaballa, e/o (…narrativamente e romanzescamente, ma non solo…) si richiede una spiegazione razionale.
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Giovanni Desperati falsificava francobolli da collezione, ovvero “fuori corso legale”; detto diversamente, se oggi come oggi, 2023, A. D. MMXXIII, qualcuno falsificasse una banconota da diecimila Lire del 1970 (1970 A. D. MCMLXX), allo Stato Italiano nulla gliene importerebbe, sarebbe come falsificare le figurine dell’album dei calciatori di cinquant’anni fa.

Per cui la denuncia di falsificazione di “valori fuori corso” non risultò essere reato e Giovanni Desperati ottenne quella fama e quella notorietà che aveva sollecitato con la sua impresa di “pubblica falsificazione”, e, a citazione di collezionisti, pure un «Catalogo Desperati», benché necessariamente impreciso e assolutamente mancante di precisazioni. Alla data odierna si è ancora incerti sulle possibili falsificazioni attuate dal toscano francesizzato, e non è affatto noto alcun “elenco” delle sue improvvisazioni filateliche.

Non sono chiari i motivi che lo indussero, forse molto prima di quanto qui sopra narrato (Giovanni Desperati morì nel 1957), a cambiare nazionalità e anche nome, andando a vivere in Francia nella città di Aix Les Bains sotto il nome di Jean De Speré (che non pare troppo fantasioso…); comunque la sua «fama» aveva rinomanza europea se – come viene riportato – le Poste del Belgio, in data non rilevabile, assegnarono a Giovanni Desperati una pensione perché la smettesse di falsificare le affrancature di quella amministrazione. E anche il Governo Britannico assegnò a Giovanni Desperati la somma di diecimila sterline (…a quel tempo – qualunque fosse il tempo e il momento nella vita di Giovanni Desperati – una “barca di soldi”…) a condizione che la smettesse di falsificare valori “antichi”.
Eric Bandini, 02/04/2023

Questa immagine-logo, che non è un francobollo, non è un falso, Eric Bandini lo ha realizzato, Eric Bandini lo espone.
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