Lettere filosofiche, 14 Maggio 2023

ovvero, scrivere e tentare di sopravvivere scrivendo, contro ogni speranza

Eric Bandini, 14/05/2023

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La questione del postmoderno è che «ti colloca» (questo “ti” è impersonale, per quanto soggettivo, poiché nessun soggetto può esimersi dall’essere soggetto [e oggetto {e soggetto…}]), necessariamente solo rispetto al passato (che è ciò che soggettivamente risulta acquisito [oggettivamente {soggettivamente…}]), ma che concettualmente è «in presenza» rispetto a ogni e qualunque tempo passato-futuro, poiché «tu» (V. sopra) sei presente.

Così accade che se cerchi di distrarti leggendo qualche fiction acconciata a narrativa, immediatamente il lessico colloca tanto il leggente (tu stesso [V. sopra { }]) quanto lo scrivente (il “tu” autore [V. sopra { }]), e parole un tempo usuali e fruibili, perfino dal “tu” stesso di “quel” tempo, se c’eri, suonano come di rimbalzo a sollecitare stantie locuzioni e memorie che, a pensarci nel presente (che è SEMPRE presente) erano già consumate al tempo (passato, che è presente come memoria nel presente [che è SEMPRE presente { }]) in cui erano in uso, per cui innocenti vocaboli come fanciulla, giovanotto, bellimbusto, eccetera, diventano fattori temporali di un presente che si presenta come passato benché non andato (come le parole di questo scritto) perché non se ne può andare, almeno per i soggetti percepenti il presente “presente”, ma la memoria non è “il” Tutto, essa memoria di fatto è l’oblio che tenta di trascendersi (vedasi lingue morte, civiltà scomparse, ere sconosciute [le quali per essere sconosciute se ne deve conoscere la sconoscibilità { }], eccetera).

Al tempo corrente termini come giovanotto, fanciulla, bellimbusto, eccetera, suonano più che altro come discriminazioni, piuttosto che come appellativi soggettivi (qui, nel caso, letterari); il postmoderno uni-forma nella indifferenza del significato e dei significati che si rimpallano indefinitamente il senso nella totale assenza di significato ultimo, che non esiste (ovvero, esiste soggettivamente nel «tu» soggettivo [V. sopra { }]), così che ogni e qualunque termine creato e deposto nel “suo proprio” presente invade il presente (che è sempre presente e non ha un “suo proprio”…) atteggiandosi a significato significante, ma il suo uso è defunto (inesorabilmente nel presente, che è il passato percepito [il presente non passa, è presente { }]), così come è defunto ogni e qualunque termine che viene deposto/aggiunto nel presente (che è sempre presente), da cui rimbalza al soggetto presente in vita come un ingombro non eludibile: ciò è il significato entro soggetto come oggetto di sé medesimo.

Da cui, ciò che è stato detto è detto, ciò che è stato fatto è fatto, ed è nel presente con tutto il suo ingombro concettuale, perché i significati non sono “in sé”, ma nel soggetto-oggetto pensante, sé medesimo incluso. L’Universo non significa, esso Uni-verso è.

Superfluo? La burocrazia (che è il pensiero umano all’opera su sé stesso [ove qui non si allude alla gestione della “cosa pubblica”, ma alle relazioni entro soggetti come oggetti/soggetti reciproci nel presente … }]) si nutre di questi eccessi significativi, li confeziona, li cataloga, li gestisce e quant’altro, e attende che l’umano li digerisca, come un concettuale tubo digerente, rimettendo nel presente quella stessa roba che gli è stata propinata senza scampo (nel presente, che è sempre presente [ { } ]) e che soggettivamente ha prodotto esso medesimo soggetto nel suo rapporto inevitabile soggetto/oggetto-di-sé-medesimo (nel presente, che è sempre presente [ { } ]).

Il presente non si presenta, il passato è adesso, nonostante la presenza, la quale è un’attesa soggettiva che aspetta l’esito del presente come un mondo dal quale debba provenire il senso/significato, il quale è adesso, eccetera (manca volutamente la parentesi chiusa come anche il punto finale

E allora, ogni e qualunque concetto, che è oggetto, che è concetto che eccetera…, rientra nello scenario come un prodotto ineliminabile, giovanotto, fanciulla, bellimbusto, traliccio, carovana, razzo, segnaletica, asciugacapelli, automobile, forno, pneumatico, frigorifero, semaforo, industria, palazzo, bomba atomica, jet, circo

manca volutamente il punto finale

manca volutamente il punto finale

manca volutamente il punto finale

Eric Bandini, 14/05/2023

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