Proposta di legge

Articolo di Eric Bandini

CopyRight 04/06/2023

Erano anni che non leggevo quotidiani, che non consultavo quotidiani onlain, che non guardavo la tìvù, che eccetera; vivevo, nonostante tutto, nel mio mondo fra scrittura e lettura (benché presente al lavoro), dunque erano anni e correva l’anno (mi si permetta questo burocratismo, anche in preambolo di quanto qui segue), sì, insomma, l’anno correva ed era l’anno 2020, era marzo, e un conoscente mi informa, molto casualmente, che c’è un grave problema su al nord. Migliaia di persone sono obbligate in casa alla quarantena per una epidemia, che forse è una pandemia, e capisco che magari è indispensabile abbandonare questo mio atteggiamento solipsistico per informarmi.

Così mi informo, accedo a siti onlain di quotidiani, accendo la tìvù (pubblicità coatta inclusa), ascolto notiziari e attendo a dibattiti televisivi, e mi rendo conto (relativamente alle mie propensioni letterarie) che c’è una ricorrenza, una strana ricorsività di una comparazione metaforica orribile: «buttare il bambino con l’acqua sporca». “Ma allora… ma allora è come buttare il bambino con l’acqua sporca”, “ma voi… voi volete buttare il bambino con l’acqua sporca”, “ma insomma, qui si vuole buttare il bambino con l’acqua sporca”, eccetera.

Ora, questa affermazione sedicente paradigmatica di un confronto metaforico assurdo, contiene un duplice dilemma: uno ecologico e anche cinico, in quanto, in ragione della raccolta differenziata, il bambino e l’acqua sporca non possono essere gettati insieme (e per quanto ne so non esistono cassonetti né isole ecologiche adeguate al butto dell’infante e della relativa acqua sporca). Questo è facile da comprendere, per chi avesse dubbi può rivolgersi, per informazioni, al proprio fornitore dei servizi di raccolta rifiuti; colui per il quale si paga la TARI.

Ciò posto resta l’orripilanza della metafora, che (detto tra parentesi) reca anche una trombonesca abusanza dell’italico linguaggio, «buttare il bambino con l’acqua sporca» reca insieme un’immagine di pressapochismo espressivo (vero è che coloro che in tal modo si esprimono, per quello che ne so [inganni televisivi a parte] lo fanno in diretta […ma è veramente “diretta”?…]) e di considerazione bambolesca dell’uditorio eventuale… “buttare il bambino con l’acqua sporca”… via… fa veramente orrore linguistico ed espressivo.

Per cui si sottopone qui, agli uno o due lettori di questo articolo, una proposta di legge con relativo regolamento di attuazione (…sì, lo so, o meglio lo so approssimativamente; un cittadino qualunque, tal quale è lo scrivente, non può sottoporre una proposta di legge, se non accompagnata da centinaia di migliaia di firme [500’000, mi pare {diconsi =cinquecentomila=}]).

La proposta di legge è la seguente.

Sotto pena di legge (si veda appendice per la modifica al C. P.) si vieta l’uso della metafora «buttare il bambino con l’acqua sporca», e in ordine al regolamento di attuazione si dispone quanto segue.

Che il bambino, se è sopravvissuto a tutti quei ruzzoloni, sia consegnato al più prossimo Pronto Soccorso per le visite adeguate alla sua sopravvivenza, e quindi consegnato ai Servizi Sociali per le cure adeguate e la relativa custodia.

Si dispone altresì che l’acqua sporca venga conferita a ditta specializzata per il trattamento e smaltimento adeguati.

Per la modifica al C. P. (leggasi Codice Penale) si rinvia ad integrazione del presente atto normativo.

Va bene, è stato un sogno, ho immaginato un mondo, ma concretamente, e anche letterariamente parlando, il linguaggio non può essere addomesticato (PER FORTUNA [burocraticamente parlando, e per quanto qui in argomento, mi pregio di precisare che esiste in merito letteratura {quella vera} per la quale si rinvia ai romanzi {quelli veri} e saggi adeguati]), e in ragione di ciò ci dovremo tenere questa orribile metafora per i tempi a venire.

P.S. Non ne ho certezza, ma tale metafora potrebbe provenire da euro-nordiche espressioni, in merito alle quali non dispongo di riferimenti adeguati.

Eric Bandini.

04/06/2023

OTIUM OMNIA VINCIT