Una storia italiana – Romanzo a puntate (40)

romanzo a puntate (40)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XL°

(40)

Milano

Sabato, 21 Luglio 2001

La Brigonzi da un paio di giorni era in crescente agitazione, qualsiasi cosa facesse, dicesse, pensasse o intraprendesse la lasciava insoddisfatta e la piantava a metà per dedicarsi a qualcos’altro che sul momento le pareva più rilassante, benché non avesse alcuna voglia di rilassarsi, ché anzi, si stizziva per un nonnulla con le persone che aveva intorno, per fortuna che il negozio in quel periodo non era molto frequentato altrimenti non si sarebbe fatta una buona pubblicità, perché la Wanda non era mica una che te lo mandava a dire e se le frullava per la testa qualcosa di scorbutico nei tuoi confronti, qualunque e chiunque fosse questo “tu” ipotetico, mollava ciò che aveva per il capo per tramite di quella sua bocca spiccia senza tanti complimenti e anche con un po’ di folclore, perché il meneghino lo conosceva bene, anche nelle sfumature colorite e sconvenienti.

fashion

Le sue ragazze ufficiali, quelle per cui pagava regolarmente tasse, contributi e tutte le seccature finanziarie al completo per una parvenza di commercio autentico, l’Angela e l’Aurelia per intenderci, le stavano a distanza quanto più potevano ma un negozio per quanto grande e per quanto suddiviso in reparti, uno per uomo e uno per donna, non è mica una metropoli e prima di sera ci si pesta i piedi infinite volte. Però le due ragazze avevano imparato ad aggirare o almeno ad ammorbidire questi suoi periodi e soprattutto avevano imparato ad evitare di parlarne perché la donna non era il tipo da confessioni quanto piuttosto quello che fa confessare e l’ultima cosa da fare era quella di andare a cercare il suo lato pietoso per farle dire cosa c’era che non andava. Una volta Angela agli inizi del suo impiego in quel negozio si era permessa di chiedergli cosa ci fosse che non andava, avendola notata pensierosa e cupa, e s’era beccata un “và [a] dà via i ciàp” secco come un fulmine che ti scoppia a meno di cento metri e da allora non s’era più piccata degli stati d’animo della sua datrice di lavoro e ci stava pure bene attenta a non farsi vedere strafottente, però le due commesse sapevano anche che erano periodi transitori, perché normalmente Wanda appariva e si comportava come una lady, benché tenesse bene nascosto un cuore da scaricatore di porto e un coraggio che si concretizzava in soluzioni di problemi ardui o addirittura impossibili, e considerate le attività che si sovrapponevano nella sua vita le occasioni per dare prova di superiori capacità amministrative e direttive non erano mancate e non mancavano tutt’ora, e per questo tutte le ragazze le portavano rispetto, e forse ne avevano anche un po’ paura, benché i privilegi che avevano in contraccambio, leggi pecunia, bei vestiti e serate in luoghi esclusivi, rappresentassero un buon stimolante agli affari e per il sopportamento del loro punto di riferimento.

In quel momento il negozio era chiuso, Angela e Aurelia se n’erano andate per la temporanea chiusura del mezzogiorno, Wanda aspettava le sue Lanze e aspettava anche un’altra persona, una certa Ambra Invernizzi, di cui aveva saputo che era caduta nel gorgo del Cazzarola e aveva saputo anche che la tipa, l’Ambra Invernizzi, era una tosta più o meno come lei, una abituata a sguazzare nelle rogne per tenere a galla un business più per orgoglio che per desiderio di autentica ricchezza e si aspettava alcune dritte per farsi un quadro il più possibile rispondente alla realtà, non che avesse intenzioni di agire direttamente contro qualcuno o contro qualcosa, il suo metodo era quello dell’ammorbidimento, dell’aggiramento, dello spostamento gentile, quasi impalpabile ma efficace, un metodo che la teneva a galla da anni e che non avrebbe deluso anche in queste nuove e inedite circostanze, si trattava solo di capire bene e quanto più esattamente possibile chi andava evitato, chi andava circuito, chi adulato, chi corrotto (perché poi una spintarella ci vuole sempre), chi spaventato (senza violenza beninteso, perché quella fa sempre rumore), chi offeso, chi perdonato, insomma, la Wanda nei suoi affari era un po’ l’Armageddon, il giudizio di fine di mondo, e chi doveva intendere intendeva, a volte con un po’ di insistenza ma poi tornava la serenità con il solito tran-tran che rendeva tutti, o quasi, felici e soddisfatti.

Lanzichenecchi

Questa volta però le cose gli apparivano ingarbugliate, c’erano dei riscontri che non gli tornavano, delle pedine nuove che non sapeva come inquadrare e delle pedine vecchie che facevano cose nuove di cui non riusciva a comprenderne gli scopi, aveva la sensazione che la situazione le stesse sfuggendo un po’ di mano, anche certuni dei clienti, quelli di notte per intenderci, le pareva avessero un’espressione insolita e come un’ombra di preoccupazione e si sentiva come in colpa per non potere dare le giusta felicità a qualcuno così disposto a fruire dei suoi servigi tramite le sue Lanze; sensazioni, dubbi, qualche certezza, e un concreto timore che qualcuno non bene accetto le avrebbe messo gambe all’aria il suo bel giro di affari; lontano lontano le pareva di sentire il rombo di una tempesta che si stava avvicinando, poi si faceva animo e si diceva che nessuno avrebbe avuto il coraggio di mettersi contro di lei, e soprattutto contro la sua stimabile – e per certi versi anche temibile – clientela, troppi santi sarebbero dovuti cadere per la gloria di un anonimo qualcuno e questo il mondo non lo avrebbe permesso.

L’Ambra Invernizzi aveva un discreto po’ di anni in più della Wanda, era praticamente in età da pensione; abbastanza, o anche molto in età da pensione, ma ci teneva ad un certo aspetto giovanile, benché certe parti del suo corpo cominciassero a spenzolare senza rimedio, però vista da dietro e da lontano mostrava ancora un discreto mandolino, seppure un poco irrigidito nel portamento, ma certi maschietti ogni tanto ci cascavano ancora e di quando in quando subiva degli abbozzi di intortamento a cui si prestava con un certo spirito e consapevole della sua età non si stupiva se certuni dopo averla esaminata dappresso si mostrassero imbarazzati nel cercare una scusa per defilarsi e certi altri si defilassero direttamente di corsa; tuttavia il suo fisico snello e la sua chioma leonina e fluente le consentivano ancora di classificarsi in quella categoria un po’ evanescente che di solito, un po’ per cortesia un po’ per civetteria, gli uomini definiscono una “piacente signora”, lasciando molto nel vago la piacenza per sottolineare la signora, termine che in Italia non definisce una giovane propriamente detta, per cui quando qualcuno le appioppava quell’epiteto formale e abbastanza televisivo si sentiva sempre d’un colpo tutti gli anni che la carta di identità indicava senza bisogno di interpretazioni.

L’Ambra si presentò all’appuntamento dal retro del negozio e la Wanda, che vi si era già piazzata in attesa della sua ospite e delle sue ragazze, le andò incontro. La loro non era una vera amicizia, ma molto concretamente una mera concordanza di interessi coadiuvata da una propensione alla complicità per coalizzarsi a propria difesa nei confronti di qualcuno, e i presupposti per le convenienze reciproche c’erano tutti. Nessuna delle due si perse in smancerie, lasciando i bacini-bacini e le smorfie alle giovani che sarebbero arrivate a momenti. La Brigonzi, a cui Ambra aveva anticipato qualcosina per telefono, volle sapere più dettagli possibili sulla presenza del Cazzarola nel suo esercizio la mattina del giorno precedente ma soprattutto voleva includerla nel suo piccolo esercito di Lanzichenecche per un’azione che non aveva ancora bene chiara in mente ma che avrebbe richiesto il supporto di e il ricorso a tutte le risorse disponibili.

Chinese Mask

Dopo poche frasi Wanda intuì che Ambra la mattina precedente non aveva avuto modo di captare granché del fatto che il Cazzarola bazzicasse i suoi affari in maniera così invadente, trasversale e misteriosa, tranne l’obbligo di intrattenerlo per il fatto che si era ritrovata a dovergli una certa sommetta, forse non tanto –etta; per cui detratta la contingenza degli interessi concreti del loro comune nemico, perché senza soldi nemmeno si cantano messe – e i soldi erano sempre argomento di questione -, la loro abilità consisteva nell’aggirare l’argomento pecunia per ripresentarlo da una posizione insospettabile e tipicamente femminile dalla cui prospettiva il contante conta relativamente. Senza per altro essere consapevole di questa loro complicità, il personaggio ambiguo che nel suo negozio si era incontrato con il Cinese e che Ambra aveva definito dott. Qualcosa, anche connesso con le segrete iniziative del Cazzarola non avrebbe condotto ad alcun risultato, anzi, la pavidità che l’Ambra aveva descritta alla Wanda riguardo al dott. Qualcosa avrebbe potuto complicare le vicende, non c’era nulla che potesse portare ad uno sbocco interessante, molto restava da verificare e alcune delle sue Lanze erano già arrivate. Solitamente Wanda lasciava corda al sonoro chiacchiericcio che si formava immediatamente quando più di due delle sue collaboratrici si ritrovavano insieme e Ambra, nonostante la differenza di età si mescolò volentieri e immediatamente alle ciarle.

Quando anche altre delle Lanzichenecche ebbero raggiunto il branco, e fu stimato sufficiente il numero delle presenze per ritenere valida la sessione, Wanda batté sonoramente le mani per richiamare all’ordine, e il silenzio fu immediato, tranne che per Ambra, la quale magari era anche un po’ sorda o forse più semplicemente non si riteneva una dipendente della Brigonzi, per cui continuava a chiacchierare con Jadranka guardandola dal basso in alto per la differenza di statura, poi la croata le suggerì il silenzio portandosi un indice alle labbra e Wanda impose il suo verbo in una parola:

– Novità?

Nessuna delle sue ragazze aveva autonomia d’azione, il vertice decisionale era lei e solo lei, a lei facevano capo le informazioni e poi emetteva le sue direttive. Le ragazze si guardarono in faccia un momento come a decidere chi avrebbe parlato per prima, poi Olga, guardandosi intorno come a non voler prevaricare nessuna delle sue amiche, disse:

– Penso di avere scoperto chi è quel tipo che ha agganciato l’Antonnomi, è un magistrato e…

L’Antonnomi nella sua posizione

– Roba vecchia, siamo già oltre, voglio sapere che cosa sta combinando il Cazzarola, perché è da quella posizione che possiamo temere qualcosa. Tu ne hai un’idea vero Ambra?

La Invernizzi, che nonostante l’età non era citrulla e sapeva da tempo che tipo di traffici intrattenesse la sua collega e non era per nulla scandalizzata anzi, non fosse stato per l’età avrebbe dato volentieri una mano all’incremento del business, si limitò a dire che aveva ragione e poi, come ricordandosene all’improvviso, aggiunse che dal display del cordless del suo negozio aveva accertato i numeri di telefono che aveva chiamato il Cazzarola, e porse un bigliettino alla matrona, la quale issò un’espressione soddisfatta e al tempo sorpresa artigliando l’informazione cartacea. Ancora le brillavano gli occhi quando disse, rivolta a nessuna in particolare e senza alzare lo sguardo, poiché era ancora intenta ad osservare i numeri scritti sul pezzo di carta come se stesse tentando di riconoscerne qualcuno:

– Dai nostri amici infernali? Novità? – disse buttando la domanda nel mucchio delle presenti e alzando poi il capo a scrutarle con cipiglio come a volere esprimere una severa necessità di risposta.

– Sì e no – rispose Simona.

– Spiegati.

– Il tentativo di agganciare la bella topolona è andato male, e adesso quella è una minaccia vagante.

– Questa mattina si è vista con l’Antonnomi – disse Bruna fra la diffidenza delle altre, che non l’avevano mai accettata pienamente, ma alla Brigonzi piaceva per la sua vasta ubiquità e il suo camaleontismo da perfetta opportunista, e soprattutto capiva le cose al volo, anzi di più, certe volte le anticipava.

– Ci fu un momento di silenzio, Wanda pareva pensosa e nessuna delle presenti osava interferire o interrompere le sue meditazioni, poi Wanda, come se stesse parlando a sé stessa disse:

– E l’incontro com’è andato?

– Mmh… non bene.

– Spiegati.

– Pare che la storia sia finita.

– Notizia certa?

– Da testimone oculare.

– Sarebbe stato meglio che fosse proseguita, avrebbe deviato un po’ di attenzione dalle nostre magagne. Non c’è nulla di meglio di una tresca sentimentale pulita per stornare certi sospetti, anche se non copre ogni cosa.

– Quindi Antonnomi lo teniamo coperto – chiese Maria.

– Come tutti i nostri clienti – precisò Wanda sbirciando Ambra come a volersi sincerare della sua omertà, della quale era certa di non avere bisogno di alcuna conferma, però ogni tanto è bene che l’occhio del padrone ingrassi un po’ il cavallo, poi proseguì:

– Sentite, qualcuno dobbiamo darlo in pasto a questi vogliosi della Giustizia e non sarà nessuno dei nostri clienti migliori, sarà quel buzzurro del Cazzarola.

Ci fu un brusio di eccitazione e di dubbio, le ragazze giovani e meno giovani, ché ormai si è tutti giovani poiché nessuno vuole essere vecchio – ammesso che basti la volontà –, cominciarono a parlare tra loro a mezza voce, brandelli di parole, accenni di dubbio smozzicati, timori rivelati in una tiepida imprecazione sommessa; Wanda le lasciò sfogare, e si apprestò a sentire le rimostranze. Le era chiaro fin dall’inizio che non avrebbe trovato consensi immediati perché lei un’idea di come muoversi se l’era già fatta, quel tipo spaventava e proprio per questo pensava di cogliere l’occasione per metterlo un po’ al suo posto e tenercelo accucciato per il maggior tempo possibile. Jadranka fu la prima a dissentire:

– Sei sicura? Quello conosce troppe cose.

– Beh… ne conosciamo anche noi e glielo faremo capire – e gettò una rapida occhiata a Bruna, che d’improvviso s’era ritrovata a giocare su due tavoli un gioco pericoloso e per certo non si sarebbe mai aspettata una simile decisione, il limite di certe convenienze stava per essere superato ed occorreva trovarsi nella posizione giusta, che è già un esercizio difficile, ma di certo la collocazione conveniente non è mai in mezzo al guado e allo scoperto di ogni parte in causa.

gioco d’azzardo

La Brigonzi, nel crescendo dei commenti di sottofondo aveva preso sottobraccio Bruna e con la voce più melliflua che poteva esprimere le chiese quasi sottovoce:

– Pensi che possiamo sganciare quel tipo e mollarlo in pasto alla polizia?

– Conosce i nostri contatti, i nostri amici infernali, e anche se non conosce tutti i dettagli non è il tipo a cui è necessario suggerire che due più due fa quattro, è con il suo aiuto che abbiamo tenuto d’occhio l’Antonnomi, è in contatto con Laszlo, forse non sa che sono qui e a fare cosa ma non gli ci vorrà molto a capirlo.

– È sufficiente che non sappia della nostra decisione, è sufficiente che ce ne stiamo buone per un po’, sono certa che non è su di noi che hanno piazzato la loro attenzione inizialmente, di sicuro vorrebbero includerci se potessero ma non gliene daremo l’opportunità, se vogliono qualcuno avranno il Cazzarola ma non i miei affari. Un’ultima cosa, cambia casa, quel posto non è più sicuro.

– Mi piace abitare in quel tugurio, sono praticamente la padrona, l’amministratrice – e sorrise a sé stessa, perché la Brigonzi era sempre poco propensa all’umorismo –, anche se è proprio un cesso di posto, comunque d’accordo, posso lasciarlo in ogni momento.

– E molla anche quel babbeo di studente, come si chiama…

– Bonbon, ma come fai a saperlo?

– Cocca, nella mia posizione sapere è tutto.

– Consideralo già mollato, e forse è meglio troncare anche con Laszlo, è troppo ammanicato con il Cinese.

– Stai cominciando a capire il senso del business, non c’è nessuna tra le mie ragazze che possa tenerti testa, anzi no, una c’è, Jadranka, quella è tosta davvero.

Bruna sbirciò la lungona lasciando cadere la conversazione, se Wanda aveva già deciso c’era poco da discutere, tranne i dettagli, e quelli seguirono.

– Dunque – richiamò all’ordine Wanda reclamando l’attenzione delle sue ragazze che si erano già distratte a chiacchierare –, come prima mossa vediamo di mettere un confine netto fra il Cazzarola, che tutte voi conoscete, e i nostri affari. In soldoni ciò significa che ogni riferimento che ci lega al tipo deve essere deviato sul tipo stesso in una specie di cortocircuito che conduca al Walter e a nessun altro, la nostra attività è ancora coperta, così pure i nostri clienti, perché quasi certamente non è su di noi che tutto è cominciato. Qualcuno vuole un capro espiatorio, noi glielo daremo. Dobbiamo fare molta attenzione perché qui nessuno è fesso, se ci girano intorno qualcosa hanno capito, l’importante è condurli ad un soggetto che faccia loro credere di avere chiuso la vicenda per potere continuare il nostro business, se vogliono scoprire un traffico di prostituzione gli daremo in pasto i papponi di periferia, tanto quelli sono sempre nel mirino, visto che praticano in strada, e il Cinese è uno dei loro amici preferiti, vero Jadranka?

bouc émissaire

– Vero! – disse la croata con fare serioso – però è anche vero che alcuni dei nostri clienti sono anche i suoi, per merci e forniture a volte differenti.

– Sì, d’accordo, ma non spetta a noi farglielo capire, altrimenti potrebbe fare su un casino, ci sarà tempo e modo, e molto presto, di fargli fischiare le orecchie. Esattamente per gli stessi differenti motivi.

– Non credo che ci sia tutto questo tempo, li abbiamo distratti con i disegnini e le minacce sataniche ma non ci staranno a pensare su in eterno, anzi, secondo me i nostri amici infernali – e Bruna fece una smorfia ridicola verso Wanda perché capisse dove voleva andare a parare – sono già scoperti, forse non direttamente indagati ma non possiamo più contare sul loro aiuto almeno per un po’, è vero che dobbiamo far calmare le acque ma non c’è tutto questo tempo e dobbiamo farlo da sole, o almeno senza il loro supporto, altrimenti ci scopriamo.

– Questo è vero – ammise Wanda facendo una pausa pensierosa – ma è anche vero che al momento di loro non abbiamo bisogno, tutto ciò che dobbiamo fare lo possiamo fare noi da sole e so anche da che parte farmi, grazie all’Ambra, che voi fino ad oggi non conoscevate – e la indicò con un cenno della mano – ma che ci può essere d’aiuto, anzi, già lo è stata – e rimirò il biglietto con i numeri di telefono che la vegliarda gli aveva dato poco prima.

Le ragazze guardarono la Invernizzi in silenzio senza sapere bene cosa pensare, essere ammesse a queste assemblee era una conquista inusuale, e una certa iniziazione – benché determinata dalla volontà totalitaria della Brigonzi – si era sempre rivelata necessaria, ciò che veniva detto fra di loro restava comprensibile solo per loro e per i loro interessi, ma se la Brigonzi aveva deciso di includerla doveva avere i suoi buoni motivi.

Jadranka prese la parola:

– Non so se possiamo permetterci tutta questa sicurezza.

– Cosa intendi dire? – inquisì la Brigonzi.

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– Che il nesso che il Cinese ha messo in moto, cioè la connessione fra noi e l’Antonnomi e che ci collega a lui, è ancora scoperto, visto che non siamo riuscite a isolare la sua bella topolona per giostrarcela a nostro vantaggio o sputtanarne la credibilità; tutto resta ancora da giocare.

– Direi piuttosto che tutto resta ancora da scoprire – rispose Wanda con determinazione – e noi non abbiamo dato alcun supporto alle sue decisioni, non sappiamo che cosa si sono detti l’Antonnomi e quel magistrato tutto d’un pezzo ma l’Antonnomi non deve avergli dato molto su cui lavorare mentre sulle attività del Cazzarola si aprono giustificati motivi di curiosità da parte della polizia. Noi non c’entriamo nulla con lui e lo abbandoniamo al suo destino, punto e basta.

– Non credo che sia così semplice – intervenne Claudia – abbiamo avuto degli scambi con lui e possiamo essere coinvolte.

– Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto, e poi non credere che uno come il Cazzarola se ne vada a strombazzare tutti i suoi affari solo perché un magistrato vuole delle giustificazioni, non ne ha alcun motivo; per certi versi, anche se lo molliamo, le nostre convenienze sono anche le sue, ha tutto l’interesse a tenere coperto tutto ciò che può.

– Cosa diciamo ai nostri clienti se qualcuno ci cerca per delle seratine romantiche “in pubblico“? – chiese Claudia con una vocina innocente e un’enfasi esagerata sulle ultime due parole.

– Ditegli che siete impegnate per la zia, la nonna…

– Tutte quante insieme? – rispose Olga ridendo.

– Embè? Che ne sanno loro! Insomma ditegli quello che volete ma per un po’ niente tresche all’aperto e niente clienti in pubblico. E poi non sanno nulla di preciso, sanno di una o due di voi ma non hanno modo di dire se ci sia un business organizzato e la maggior parte di loro sono tutti talmente coglioni che neanche ci pensano ad una cosa del genere e il resto di loro sono così sposati che non parlerebbero mai al mondo. Riguardo a questo siamo state brave finora, si tratta solo di continuare con prudenza; almeno per un po’.

– Vorrà dire che me ne andrò in vacanza con il mio fidanzato – aggiunse Norma con una spensieratezza adolescenziale senza smettere di giocherellare con il crocifisso d’oro bianco che teneva al collo.

– Ecco, brave – aggiunse la Brigonzi – fatevi una vacanza… col fidanzato, col marito, col papà, con lo zio, con chi vi pare… ma per un po’ diradiamo i rapporti con i clienti. Dobbiamo scomparire temporaneamente e per il resto penso a tutto io, con l’aiuto di Bruna e di Jadranka.

Prossimamente il quarantunesimo capitolo

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