romanzo a puntate (28)

Copyright © Eric Bandini 2010
Depositato come opera originale presso la S.I.A.E. – O.L.A.F. Deposito n° 2010001634 del 12/04/2010
Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi manipolazione e/o alterazione, totale o parziale, dei contenuti di questo testo, ivi inclusa la traduzione in altre lingue senza previa autorizzazione della proprietà letteraria. È vietata la riproduzione a stampa senza previa autorizzazione della proprietà letteraria. È vietato l’utilizzo diverso, totale o parziale dell’opera, da quanto consentito tramite l’acquisizione legale di una copia con autorizzazione scritta della proprietà letteraria all’uso e/o commercializzazione. È vietata la riproduzione totale o parziale del testo di questo scritto in siti web senza l’autorizzazione della proprietà letteraria.

All rights reserved. This book or any portion thereof may not be reproduced or used in any manner whatsoever without the express written permission of the author and selfpublisher as owner of this website as well as of literary rights and copyrights, except for the use of brief quotations in a book review or scholarly journal.
Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.

Una storia italiana
Capitolo XXVIII°
(28)
Milano
Venerdì, 20 Luglio 2001
Il dott. Gridero stava aspettando con impazienza un certo Dino Dabbono, intercettato come Bonbon e in seguito identificato come incensurato studente propenso agli stupefacenti, ma più che l’impazienza stava sperimentando un senso di nullità che pareva emergere da tutto ciò che appariva all’attenzione delle indagini, un sacco di intrallazzi molto sospetti e al momento ancora nulla di concreto, con ciò che avevano in mano non avrebbe potuto istruire nemmeno un articolo su di un rotocalco di gossip, eppure era certo che dietro quella cortina di fumo ci dovesse essere qualcosa di concreto.
Già si figurava il tipo, che non aveva ancora visto nemmeno in fotografia, se lo immaginava trasversale ad ogni sondaggio, viscido come un’anguilla, negare con la più veemente innocenza ogni connessione con i soggetti a cui era stato collegato dai Telecom® Services e dalle indagini del commissario Bellosi e in cuor suo già si rammaricava di non poter tirare in ballo le intercettazioni telefoniche per sventolargliele sotto al naso a fargli vedere che razza di gente frequentasse, primo perché erano autorizzate per certi personaggi quando lui le aveva fatte estendere a certi altri, che se forniti di avvocato avrebbero potuto fare cadere quel poco che aveva eretto del suo palco accusatorio, e in secondo luogo se avesse messo in chiaro con qualcuno di questi che li stava ascoltando direttamente la notizia si sarebbe sparsa fra di loro con una tale rapidità che i bilanci delle compagnie telefoniche avrebbero avuto un tracollo in borsa a causa dello scarso utilizzo del telefono. Ciò su cui faceva affidamento era la pavidità di questo Dabbono, che gli era stata confermata da certi suoi atteggiamenti nei confronti di alcuni figuri già noti, come ad esempio quel nordafricano, quell’Ahmed, il cui sguardo pareva la finestra di connessione con l’oltremondo.

Il cancelliere che doveva assistere all’interrogatorio e redigere eventuali verbali era già arrivato e la cosa si aggiungeva a quelle che facevano massa dalla parte delle preoccupazioni, perché una volta accertata una certa propensione al depistaggio e alla disinformazione riguardo le sue indagini, concretizzatasi nello sparpagliamento delle informative negli uffici sbagliati in modo che cadessero in un dimenticatoio legale, ogni sospetto riguardo il personale del tribunale gli appariva più che legittimo, dovuto, e il dover fingere la più devota fiducia nei riguardi di questi non faceva un buon gioco sugli aspetti somatici del suo stato di salute, benché in ottima forma. Il Maalox® nel suo cassetto era presente da un po’ di tempo e ciò non dipendeva da quello che mangiava perché aveva sempre avuto lo stomaco di uno struzzo; prima di entrare in magistratura.

Questi sondaggi, che non avevano ancora l’aspetto di veri interrogatori, perché sennò avrebbe dovuto informare i soggetti di fornirsi di avvocato qualora lo avessero ritenuto opportuno altrimenti gliene avrebbero fornito uno d’ufficio, di norma si svolgevano in maniera bonaria e a tratti anche scherzosa, per il contributo del cancelliere col quale, nel caso fosse uno nelle simpatie del dott. Gridero, concordava dei siparietti che servivano a mettere a proprio agio il soggetto da interpellare e al contempo a farlo cadere in tranelli logici, a distrarlo dalle sue convenienze per fare emergere delle convergenze che avrebbe poi verificato tramite l’azione del commissario Bellosi o chi per lui, ma il cancelliere che gli era stato mandato oggi non gli andava proprio a genio e stava pianificando una serie di domande oscure per un estraneo ma di una certa rilevanza per le sue supposizioni, di cui non aveva ancora fatto parola ai suoi colleghi, il cui silenzio, specie quello da parte dei superiori, lo stava preoccupando. Nemmeno un «Come va la tua inchiesta?», che non avrebbe sancito un autentico desiderio di sapere ma semplicemente una cortesia, una gentilezza e al contempo avrebbe rappresentato in un certo qual modo una garanzia di disinteresse, perché fra colleghi certe domande si fanno ma senza aspettarsi una vera risposta, un po’ come l’«How are you?» degli inglesi, a cui non gliene può fregare di meno se stai bene o se hai un tumore all’ultimo stadio, vogliono solo farti sapere che te lo chiedono per farti capire che loro sono gentili e cortesi e che nel contempo sancisce una presa di distanza e disinteresse che, ugualmente e indifferentemente al tuo stato di salute, garantisce per la tua privacy e riservatezza.
Da un po’ di tempo percepiva attorno alla sua attività un silenzio più o meno ovattato, esasperato dalla mancanza di inquisizione da parte di chi avrebbe dovuto essere preposto a garanzia delle indagini; insomma, nessuno si curava di lui da quando si immischiava di questa faccenda e si era fatto l’opinione che lo stessero aspettando al varco senza dimostrargli apertamente l’eventuale ostilità, cosa d’altronde ovvia, avrebbero mostrato anche i loro presumibili interessi nascosti.

Questo Dabbono rappresentava, nelle idee che si era fatto il dott. Gridero, un’altra pedina debole, cui uno scrollone ben assestato avrebbe potuto servire a smuovere le indagini e dare un’accelerazione a tutta la sua inchiesta e puntava molto sulla propensione del tipo agli stupefacenti combinata con la sua fedina penale immacolata, di norma è dura perdere la faccia tutto d’un botto, entrare di colpo nella schiera dei catalogati del crimine, dalla parte dei cattivi ufficiali. Le persone perbene di norma si sentono perbene fintanto che ne hanno la certificazione, è solo una questione burocratica, un timbro NULLA RISULTA sul certificato del casellario giudiziario: «Ecco, vedi? È scritto qui!». Molto semplice, troppo semplice; la realtà, quella vera, non ha una burocrazia, non c’è un confine netto e preciso, tutto dipende da te e molto spesso da quelli che frequenti o che vuoi frequentare o che non puoi fare a meno di frequentare, benché tu senta intorno a loro l’odore di gattabuia.

Il Dabbono Dino era già arrivato e da una decina di minuti maturava in attesa su di una panca nel corridoio presso la porta del suo ufficio, il dott. Gridero non si decideva a farlo entrare a causa di certe ubbie che gli erano sorte in conseguenza di sue iniziative. Non solo all’interno della procura c’erano depistaggi ma se cercava di affacciarsi fuori da quella, anche se tramite agenti o altro personale per accertamenti o ricerche su persone coinvolte nelle sue inchieste, riceveva strane comunicazioni, o almeno le riteneva tali senza esserne convinto al cento per cento, come se un’entità misteriosa si frapponesse fra lui e la verità che stava cercando.
Per esempio, era successo che immediatamente dopo avere congedato il commissario Bellosi poche ore prima aveva dato ordine ad altri agenti di cercare presso gli archivi se esistevano precedenti riguardo la Brigonzi Wanda e/o le sue accolite e di tenere d’occhio, non troppo da presso, la sua attività per rilevare qualunque cosa di anomalo risultasse alla loro attenzione, in special modo se soggetti già conosciuti alla Pubblica Sicurezza frequentassero troppo assiduamente quell’esercizio. L’intenzione era evidente, voleva trovare un grimaldello per forzare quella cassaforte di relazioni senza fare troppo rumore e senza coinvolgere nessuno dei sospettati.
Quando era tornato dalla pausa pranzo aveva trovato sul suo tavolo una busta arancione, non sigillata, senza alcun destinatario indicato. Ricordava di non avervela lasciata e sapeva che chiunque negli uffici volesse fargli pervenire qualcosa si preoccupava di farglielo sapere in anticipo o di mettere indicazioni che facessero capo al mittente. Aprì quella busta con un lieve timore, presentendo di trovarvi qualcosa di scoraggiante o poco divertente, e in effetti, sebbene si trattasse di una vignetta la cosa non lo divertì affatto, specie perché gli aveva immediatamente sobillato oscuri presagi. Dentro la busta c’era un foglio stampato tramite computer in cui erano rappresentate tre figure femminili stranamente abbigliate, o stranamente svestite che imitavano le tre scimmiette “non vedo, non parlo, non sento” in forma umana – o più esattamente «femminile» discinta –, l’ultima delle quali con in mano una bilancia a scimmiottare la Giustizia e prima di quella, alla destra della medesima, ce n’erano altre due, una con le orecchie tappate e un’altra con le dita sugli occhi mentre la terza della serie, quella abbigliata come la Giustizia con tanto di spadone e bilancia, manteneva uno sguardo pietrificato che pareva alludere a qualcosa di molto brutto, da non potersi dire con un indice irto sulle labbra a significare un silenzio tombale.

Il dott. Gridero si era guardato intorno, si era affacciato nel corridoio, vuoto e silenzioso e poi si era seduto al suo tavolo con quel foglio in mano senza sapere che pesci pigliare né a cosa associare quel disegnino. A dire la verità un piccolo dubbio circa le sue direttive mirate alla investigazione della Brigonzi Wanda gli era venuto, non fosse che per la semplice associazione di idee donne – donne, e poi il buio più pesto era calato sulla sua immaginazione, accompagnato da sospetti che non riuscivano ad acchiappare nessuna delle persone a lui più antipatiche, né riusciva a mettere in seria connessione la cosa con altro personale in servizio. Aveva ficcato il foglio nella sua borsa personale piccandosi di non pensare alla faccenda, almeno non immediatamente, per non turbare la sua giornata lavorativa. Da questo genere di segnali ricavava la sensazione di essere su una pista che valeva la pena di perseguire e al contempo l’idea di una minaccia se vi avesse perseguito; una specie di sfida che non si concretizzava in alcuno sfidante.
La cosa gli stava causando dei vuoti decisionali, dei momenti di incertezza che rasentavano l’oblio perché non c’è nulla di peggio di dover prendere decisioni che non si sa bene dove vadano a parare. Il Dabbono l’aveva fatto convocare la mattina stessa, tramite un agente in borghese, col massimo riguardo e senza preavvisare il commissario Bellosi, il quale gli aveva fornito le informative sul soggetto e i sospetti sulle relazioni inerenti l’affare che stava cercando di sbrogliare, ora dopo la missiva umoristica gli erano sorte delle remore sulla necessità di tastare questo tipo ma ormai la cosa era fatta e il cancelliere al computer in un tavolo adiacente pareva avere esaurito tutti gli stratagemmi per fare finta di avere qualcosa da fare. In soccorso a questa sua indecisione arrivò quasi trafelato un collega di un’altra sezione dicendo che doveva comunicargli urgentemente qualcosa.
Stupito e in parte momentaneamente sollevato lo assecondò facendo un cenno al collaboratore per fargli capire che avrebbe dovuto smammare temporaneamente, cosa che costui fece senza richieste di ulteriori precisazioni e poi disse al nuovo arrivato di accomodarsi e di spiegarsi. E la spiegazione lo stupì non poco. ColuiIlQuale in persona si trovava negli uffici per parlare direttamente con lui. A questa notizia il suo cervello si rimise in moto, il poliziotto che era in lui ritornò in servizio e con la massima cortesia e sollecitudine ordinò al tipo di fare accomodare ColuiIlQuale nel corridoio e dirgli che lo avrebbe ricevuto immediatamente.

L’idea iniziale, solo per uno sfizio di verifica, era quella di mettere uno di fronte all’altro ColuiIlQuale e il Dabbono, giusto per vedere che faccia avrebbero fatto e se fosse emersa una connessione. Sospetti labili e praticamente inconsistenti ma nella sua ottica erano tentativi che non costavano nulla e che andavano fatti, vista anche la disponibilità dei soggetti. Il suo collega uscì, gli diede il tempo di scomparire nelle sue stanze e poi si affacciò nel corridoio, ColuiIlQuale stava proprio lì e pareva ignorare il Dabbono, il quale neanche lo aveva riconosciuto e se ne stava cupo ad attendere il suo turno, d’altronde ColuiIlQuale, sebbene notorio nell’ambiente della politica, non era una figura di rilevanza nazionale e raramente compariva nei notiziari per brevissime interviste e/o opinioni di interesse attuale; la migliore condizione per gestioni sottobanco, la posizione “defilata”. Trovò una scusa per passare davanti a loro e osservarli meglio, li osservò di nuovo ritornando da qualcosa di cui non aveva affatto bisogno e riscontrata la totale estraneità che mostravano l’uno nei confronti dell’altro, rientrando nel suo ufficio disse un «Prego!» all’indirizzo di ColuiIlQuale il quale si alzò sorridente come se si fosse trovato dal barbiere invece che in presenza di un magistrato inquirente sulle sue faccende.
Quella frase banale che si sente spesso nei film e nei polizieschi di taglio comico, quella frasetta «Io so che tu sai che io so», risuonò di certo nella testa di entrambi, ora la partita si faceva impegnativa, e il dott. Romeo Febo Gridero mai avrebbe sperato tanto, questa era quasi una conferma, certamente non una prova, ma segnava una buona direzione presa dalla vicenda senza che dovesse muoversi dal suo ufficio, bastava non montarsi la testa, le parole andavano pesate con il bilancino del tartufaio. I salamelecchi e i «Qual buon vento» si sprecarono, poi un “dunque” tentò di farsi strada. Un “dunque” molto contorto e circospetto ma se ci si vuole far capire qualcosa bisogna mettere in gioco. ColuiIlQuale tentò la carta del Salvatore della Patria, nel contesto il salvatore della Mina, fingendo un’ingenuità così realistica che il dott. Gridero dovette trattenersi parecchio dallo spanzarsi dal ridere ma le cose erano serie e gli toccava stare a sentire quella ramanzina e per di più prenderla sul serio, perché contro quel tale non aveva uno straccio di prova, di meno, non aveva un briciolo di nulla, tolto il fatto che la potenza del soggetto avrebbe potuto annerirgli l’esistenza quanto basta per un paio di ulcere, per cui, nell’esposizione dei fatti versione Salvatore della Patria, si attenne al classico “buon viso a cattivo gioco”, ficcando qua e là qualche sarcasmo appena appena percepibile.
– Ci sono cose – esordì ColuiIlQuale dopo i preliminari di rito – che un politico non dovrebbe fare, cose nelle quali non si dovrebbe immischiare ma a volte ci sono delle emergenze che nemmeno la forza pubblica potrebbe risolvere con profitto e senza pericoli.
Il dott. Gridero lo ascoltava con un’aria seria tentando di nascondere il divertimento, e in una pausa si limitò a dire:
– Continui, la sto ascoltando – ColuiIlQuale proseguì.

– Stamane, con una certa urgenza, un mio collaboratore – e qui il dott. Gridero, richiamando alla mente l’incontro più che sospetto fra il tipo che aveva davanti e il Cazzarola Walter nei locali pubblici della Wanda Brigonzi, pensò che se fosse possibile provare questa collaborazione per il politico testé dissimulante tracotanza sarebbero stati problemi seri – mi ha fatto presente una richiesta decisamente fuori da ogni protocollo, una richiesta che ancora non ho capito bene da dove fosse pervenuta ma mi pareva buona cosa verificare senza fare intervenire la forza pubblica… deve capire che nella mia posizione posso mettere in movimento qualcuno, un po’ qui e un po’ là, senza strafare beninteso. Il problema riguardava una giovane, studentessa alla facoltà di lettere e filosofia…
– Come si chiama questa giovane? – lo interruppe il dott. Gridero fingendo il più genuino disinteresse e il più alto rispetto.
– Ah sì, certo… si chiama Mina, Mina Calludole. Oh, naturalmente non c’è nessuna relazione fra me e questa signorina…
– E naturalmente nemmeno c’è mai stata – lo interruppe il dott. Gridero alludendo al soggiorno pomeridiano della filosofa in un villino pseudo-agreste, mantenendo la più seria e attenta espressione nei confronti di ColuiIlQuale e fissandosi bene in mente il nome della ragazza che certamente era quella cui stavano cercando di dare un volto e un nome insieme con il commissario Bellosi, trattenendosi al contempo dall’appuntarsi il dato anagrafico per non turbare lo stato di falsità prolissa di ColuiIlQuale, perché nel suo lavoro è dalle menzogne che si estrae la verità.
– Naturalmente – incassò ColuiIlQuale – Ora, vede, siccome ho chiesto a certi colleghi e amici del Comune di Monza di fare accertare la cosa dalla Polizia Municipale devo mettere in chiaro che qualche piccola azione, che potrebbe essere fraintesa per abuso, è stata da me richiesta per appurare la verità di questa vicenda. Non farà fatica a capire che una persona nella mia posizione prima di esporsi deve fare certe verifiche.
Il dott. Gridero cominciò a pensare che per la sua inchiesta questo era un passo falso, questo tipo con la sua astuta ingenuità gli stava mettendo le carte all’aria, questo aveva subodorato parecchio, se non tutto, e se n’era venuto bellamente a scodellare una versione che egli avrebbe dovuto accettare in blocco per mancanza di riscontri in senso contrario; qualcuno doveva averlo informato a dovere che una specie di bomba inquisitrice stava per essere sistemata fra le attività della sua esistenza ed ora stava cercando di smontargli davanti al naso l’ordigno prima che gli esplodesse in faccia. ColuiIlQuale continuava a parlare, nel silenzio del dott. Gridero, che cominciava a sentirsi un poco spiazzato.

– In buona sintesi tutto ciò che ho intenzione di metterle in chiaro è che, sebbene mi sia avvalso della collaborazione di personale di un ente pubblico, tutto ciò è stato a fin di bene e questo può essere dimostrato dal rapporto che certamente hanno fatto gli agenti della Polizia Municipale di Monza circa questo intervento presso una struttura protetta. Il resto, beh, il resto è tutta una cosa quasi banale…
– Questo lo lasci decidere a me – disse autoritario il dott. Gridero – Per esempio, per quale motivo questa giovane sarebbe stata in pericolo in quella che lei ha definito una struttura protetta?
– Vede… la nomea di struttura protetta – e ColuiIlQuale fece un’espressione saccente e maliziosa ad un tempo – è da prendersi in senso nominale, in realtà vi vengono alloggiate persone che tentano di uscire da situazioni pericolose o al di fuori della legge, naturalmente nulla a che fare con il crimine in grande stile ma una persona perbene in un posto come quello è fuori luogo e le posso garantire che questa Signorina Calludole è davvero una persona ammodo e ci è finita a causa di certe amicizie, di cui non sono a conoscenza ma che mi sono state descritte come davvero pericolose, per cui, dietro pressanti richieste di conoscenti, sa come succede…
– No, a dire la verità non lo so come succede e mi piacerebbe saperlo. Per esempio, potrei sapere come si chiamano questi conoscenti che le hanno fatto una tale richiesta?
– Beh, questo potrebbe non essere semplice da dire. Come può facilmente immaginare nella mia professione si viene a contatto con molta gente, certe richieste pervengono tramite portavoce, non direttamente dall’interessato, sa… un po’ devo cautelarmi e al contempo fidarmi dei miei collaboratori. Molte volte non si fanno nomi, sono cose che emergono all’urgenza vuoi per amicizia o per alleanze politiche. Questa mattina ho ricevuto una telefonata che non è stata molto chiara al riguardo – il dott. Gridero capì che non avrebbe potuto mai contestargli questa bugia sulla telefonata, dacché ColuiIlQuale, sebbene sulla lista dei Telecom® Services, avrebbe potuto dire di avere telefonato o ricevuto la telefonata sul telefono di qualcun altro e aggrapparsi alle moltitudini di conoscenze e ammanicamenti ad libitum –, poi ho parlato a voce con qualcuno che mi ha garantito la necessità di una mia parola, per un buon motivo si intende, perché la ragazza ora è in un luogo sicuro.
– E dove si trova ora? È possibile palargli?
Chiese il magistrato pienamente convinto e persuaso che codesto ferro andasse battuto finché ancora rovente.
ColuiIlQuale fece un’espressione preoccupata e guardò in faccia il dott. Gridero, poi disse:
– Non vorrei che si spaventasse, sa… la presenza di un magistrato…
– Ma dal momento che non ha commesso nulla e che nulla di male c’è dietro alla sua persona, come lei mi assicura…
– Oh, questo senz’altro. È presso degli amici fidati, l’ho fatta accompagnare presso conoscenti da una mia amica…
– Di Monza? – chiese il dott. Gridero cercando di ficcare nel binomio la maggior quantità possibile di ironia.
– No, qui a Milano, ma è come dire lo stesso paese.
– Oh, non esattamente, come testimonia la differenza amministrativa a cui ha detto di aver dovuto fare appello (con enfasi su “aver dovuto”), ma tutta questa storia monzese dovrà avere dei protagonisti del posto…
– Si, certo; anzi un’amica di lunga data e si è comportata magnificamente nei confronti di questa giovane, che le posso garantire… vede…
– Sì. Sì, capisco – lo interruppe il dott. Gridero con fare vagamente burbero – ma c’è una domanda che vorrei farle per capire tutta questa vicenda, almeno nei confronti di ciò che la riguarda…
– Dica pure – disse ColuiIlQuale sporgendosi in avanti a sottolineare una finta disponibilità e sottomissione congiunta con un sorriso che pareva l’imitazione di un cherubino.

– Vede Signor Antonnomi… o devo dire Onorevole Antonnomi? – e qui cadde l’anonimato di ColuiIlQuale, perché qui i nomi si fanno ed è ridicolo nascondersi. Il dott. Gridero sapeva che l’Antonnomi non era membro del Parlamento ma volle sondare fin dove avrebbe millantato il suo ego.
– No – si schermì l’Antonnomi alias ColuiIlQuale – non sono ancora parte di quell’élite, “Signor” va benissimo.
– Vede, la domanda che vorrei porle è la seguente – il dott. Gridero si rilassò contro lo schienale congiungendo le mani e guardando l’Antonnomi con uno sguardo bonariamente accigliato – Come mai lei si è presentato qui da me a raccontarmi questa vicenda? Probabilmente non sarebbe mai emersa, nessuno ne avrebbe fatto una questione e come ha detto lei stesso, esistono rapporti redatti da personale di un ente pubblico, quindi è tutto, in certo qual modo, alla luce del sole.
– Non è difficile da spiegare, anche se a dire la verità mi mette un po’ allo scoperto – il dott. Gridero osservava divertito e irritato ad un tempo questi atteggiamenti dell’Antonnomi, che nell’immediato immaginava dettati dal lato schizofrenico della sua personalità, ammesso che ne avesse una a tirare globalmente le fila delle sue azioni –, il fatto è che questa giovane, pur essendo una brava giovane come le ho detto, è stata a suo tempo irretita da un coetaneo in vicende poco confessabili e le sarei grato se lei non insistesse sull’argomento, d’altronde sono cose passate che non hanno prodotto altri guasti se non nella sua vita privata per cui posso dire che ha diritto al vostro disinteresse.
«Come ugualmente stai pretendendo tu, vecchio satanasso» pensò il dott. Gridero mantenendo un sorriso di circostanza, e in un momento di bizzarra fantasia si immagino l’Antonnomi in chiesa intento a fare l’elemosina estraendosi con le pinze una moneta da cinque lire dal taschino del gilè per gettarla nel sacco della questua, con malcelato disgusto.

Ci fu un momento di pausa, l’Antonnomi si guardò intorno nell’ufficio ingombro di carte per ogni dove e cercò di fingere di esser a suo agio quando tutto quello schifo di burocratico disordine lo solleticava ad abbandonare il posto gambe in spalla. Il dott. Gridero cercò di fare rapidamente il punto della situazione, le cose stavano piuttosto a suo svantaggio. Se questo aspirante Onorevole se n’era venuto nel suo ufficio a scodellare questa bella storiella ciò significava una cosa su tutte: le sue indagini erano praticamente pubblicate sui quotidiani, non c’era più nulla di segreto, per lo meno nei confronti di quelli più potenti, quelli che avrebbero fatto il tonfo più sonoro nell’eventuale caduta in trappola ma non poteva nemmeno giocare a carte scoperte, perché gli avrebbero sbarrato la strada con uno stuolo di avvocati, cavilli, difficoltà interne, intrallazzi sulla sua persona e chi più ne ha più ne metta. Ora doveva giocare al loro livello, fingersi il più tonto dei tonti e assecondarli nella speranza di accalappiare qualche dritta per smorzare quella bestia che teneva domata con il Maalox® e proseguire lo scavo della mina sotto quel letamaio per cercare di farlo saltare in aria con tutti quelli che avrebbe potuto coinvolgere. Non era una lotta personale, il dott. Gridero era intelligente a sufficienza per mantenersi distante ma le cose si facevano sempre più difficili e lasciare indietro la propria esistenza nell’esercizio delle sue funzioni gli risultava sempre più complicato ma ancora possibile, aiutandosi almeno con il Maalox® e la Citrosodina®. La vicenda andava mantenuta viva e l’unico e più importante aggancio era rappresentato da questa “giovane” che era proprio curioso di vedere di persona, almeno per farsi un’idea del tipo e di eventuali relazioni con quel Cazzarola, che poteva rappresentare l’anello mancante fra l’evoluzione criminale dell’Antonnomi e la sottospecie delinquente comune.

– Dove ha detto che ha fatto accompagnare questa giovane?
– Oh, da un amico, un giovane stilista di moda che ha un atelier di sartoria nel quartiere Vittoria–Forlanini, nei pressi del centro. Ci sono sempre delle ragazze nel suo laboratorio, sarte, modelle, clienti, ho pensato che si sarebbe sentita a suo agio.
L’Antonnomi disse questa frase con l’intonazione e l’atteggiamento di chi pensa di essere già uscito dal guado, come se si sentisse già fuori dalla porta di quell’ufficio e dal pericolo di quella persona curiosa, ma il dott. Gridero lo stoppò immediatamente.
– Un pensiero carino – ironizzò blandamente il dott. Gridero – sarebbe possibile parlargli? Ora, intendo. – E disse queste ultime due parole come se stesse parlando per bocca di un oracolo severo.
L’Antonnomi fu colto alla sprovvista, non se l’aspettava. Di trovarsi faccia a faccia con Mina in presenza di questo poliziotto d’altura non aveva fatto minimamente conto e non aveva tempo di trovare scuse, gli aveva fornito praticamente l’indirizzo e la disponibilità di trovarla sul posto seduta stante senza alcun alibi. Qualcosa nel suo portamento fu costretto ad imporsi una sottomissione forzata; visibilmente contro ogni sua spontanea volontà, l’Antonnomi fece un cenno di sì con la testa mentre tutta la sua fisionomia reclamava l’esatto contrario, cosa che non sfuggì minimamente al sottile, sadico e momentaneo piacere del dott. Gridero.
– Presumo che lei sia venuto in macchina – lo incalzò il dott. Gridero.
– Mi sono fatto accompagnare, mi stanno aspettando.
– Non le farò perdere molto tempo ma è necessario che facciamo due chiacchiere con questa giovane, per il bene di lei intendo, altrimenti una persona della sua importanza non si sarebbe scomodata a venire in questi uffici a bell’apposta. Possiamo usare la mia macchina, sarà questione di un’oretta al massimo, può dire al suo accompagnatore di seguirci presso questi suoi amici.
– Non sarebbe un problema – acconsentì nuovamente controvoglia l’Antonnomi – ma nella mia posizione si hanno sempre un sacco di cose da definire, di argomenti importanti da discutere e volevo cogliere l’occasione di parlare con questa persona durante il tragitto, credo che per lei non sarà un problema seguirci con la sua vettura, così poi ciascuno sarà autonomo.
Il dott. Gridero interpretò questa mossa come una svicolata bell’e buona, che non gli piacesse la sua compagnia era una cosa ovvia, forse c’era però qualcosa d’altro. Forse voleva evitare di farsi vedere in una troppo ravvicinata frequentazione con qualcuno che di certo stava cercando di tanare lui insieme con i suoi amici e questi non gli avrebbero perdonato una tale fraternità col nemico. Il dott. Gridero meditò se non fosse il caso di insistere per far salire l’Antonnomi in macchina con lui e magari farsi notare per creare un vuoto attorno alla sua preda ma si ricredette convincendosi che si sarebbe scoperto troppo insistendo su questo e avrebbe suscitato inutilmente ire e sospetti a coalizzarsi ulteriormente contro le sue indagini, forse era giusto così per il momento, il cane in una macchina e la lepre in un’altra, l’inseguimento sarebbe continuato.

Si alzarono entrambi e presero la direzione del corridoio, dove stava ancora seduto sulla panca il Dabbono, quieto e rassegnato. Quando li vide uscire li guardò dal basso in alto e il dott. Gridero si scusò con lui per averlo fatto attendere inutilmente ma aveva un impegno improrogabile e gli chiese se non fosse troppo disturbo per lui attenderlo sul posto, sarebbe rientrato entro un’ora, oppure in alternativa, gli disse, che stato sarebbe eventualmente disponibile per l’indomani mattina fra le nove e le undici, in un momento a sua scelta. La pavidità di Bonbon non ebbe cuore di negarsi né di tentare scuse, si capiva lontano un chilometro che moriva dall’impazienza di scoprire fin dove il suo perbenismo fosse stato intaccato e accettò di aspettare accennando un sì con la testa e optando con voce sommessa per la non breve attesa lasciandoli sfilare in direzione dei corridoi che si snodavano verso l’uscita. Il dott. Gridero registrò mentalmente questa docile disponibilità come una mezza confessione di qualcosa che ancora non conosceva ma di cui aveva certi presagi e fece strada all’Antonnomi andandolo per innanzi.

Prossimamente il ventinovesimo capitolo