Una storia italiana – Romanzo a puntate (41)

romanzo a puntate (41)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XLI°

(41)

Milano

Sabato, 21 Luglio 2001

Il dott. Gridero non aveva trascorso una buona pausa pranzo, brutti presagi vorticavano nella sua immaginazione, in condizioni normali, ammesso che per uno della sua posizione la definizione “condizioni normali” possa avere un senso, avrebbe in qualche modo gustato quella passeggiata per recarsi in qualche posto a mangiare qualcosa e ritornare poi alle sue occupazioni, che d’altronde fino a quel momento non avevano mai avuto nulla di speciale né avevano suscitato particolari attenzioni, ora d’improvviso qualcuno e qualcosa di sconosciuto si interessavano a lui e a ciò che avrebbe eventualmente deciso o intrapreso, e si rese conto che la legge è uguale per tutti fintanto ché riguarda dei poveri disgraziati, poi, quando eminenti personaggi cominciano a presentire che potrebbero essere tirati in ballo a giustificare certe cosucce la legge diventa un po’ meno uguale, e non si era ancora parlato di galera, nessuno aveva mosso un dito contro alcuna persona né aveva fatto nomi, né erano state propalate notizie o accenni a persone autentiche, solo un’ordinaria routine di indagine aveva messo in allarme oscure trame e spionaggi che ancora non aveva capito da che parte arrivassero né verso cosa puntassero, l’unica cosa che gli risultava chiara era che nel bel mezzo della situazione ci stava proprio lui, e senza nessuna idea in testa riguardo a cosa, come, dove o chi potesse essere così interessato o minacciato da qualcosa che nemmeno lui aveva ancora capito, benché qualche lumicino gli si fosse acceso durante il colloquio con l’Antonnomi e in quella visita nell’atelier del Vanzi, che gli era costata una bella foto ricattatoria.

foto ricattatoria

L’allusione del Pattichepi l’aveva quasi steso, quella battuta sui suoi incarichi e competenze dimostrava che potevano ascoltare ciò che veniva detto nel suo ufficio, davvero una brutta situazione; sentì di avere urgenza di contattare il comm. Bellosi, se non altro per metterlo al corrente degli sviluppi e decidere qualcosa per pararsi da ulteriori interferenze. Non avrebbe potuto telefonargli subito, far trillare il cellulare di un poliziotto mentre è impegnato in una perquisizione più o meno abusiva non è un’astuzia da mettere in atto, ammesso che tenesse il telefono acceso e il solo pensiero di ritornare in ufficio gli dava un vago senso di nausea, decise di prendere un autobus o un taxi e recarsi al commissariato di appartenenza del Bellosi e chiedere ai suoi colleghi di rintracciarlo e farlo rientrare in sede appena possibile, loro forse avrebbero saputo come contattarlo e se ne era il caso.

Il commissariato era chiuso, gli uffici aperti al pubblico avevano terminato il loro orario e dovette mostrare il tesserino del tribunale e farsi riconoscere dal piantone, che pareva piuttosto dubbioso sulla convenienza di farlo entrare o meno, poi un graduato venne a sbirciare che cosa stava succedendo e risolse la situazione facendo accomodare il dott. Gridero nella differente calura della stazione di polizia, dove non c’era parvenza di aria condizionata. Qualcuno lo accompagnò presso l’ufficio del Bellosi, che era poco meno accogliente del suo ma ugualmente imbrattato di scartafacci, faldoni, cartelle, fogli sparsi ammucchiati dove possibile. Si tolse la giacca e si accomodò su una sedia davanti alla scrivania che doveva essere del commissario, si guardò intorno predisponendosi ad una certa attesa, un altro graduato venne a chiedergli se poteva essergli d’aiuto e il dott. Gridero gli disse che aveva urgenza di parlare con il Bellosi, questi gli rispose che aveva comunicato via radio che stava rientrando e che sarebbe stato lì a minuti, cosa che gli consentì un minimo di rilassamento.

L’informazione si rivelò esatta, non trascorsero che pochi minuti quando riconobbe la voce del commissario ed un’altra che gli parve quella di Aldo. Il Bellosi fu stupito di vederselo nel suo ufficio e il Vassura non di meno, avevano già in mente di recarsi dal dott. Gridero dopo avere depositato i magri frutti della loro perquisizione e invece se lo ritrovarono lì seduto con un’aria severa e uno sguardo cupo che chiedeva immediata riservatezza per comunicare qualcosa di veramente nuovo. Nessuno dei tre disse nulla, il Bellosi fece il giro della scrivania e si andò a sedere al suo tavolo, Aldo restò in piedi in un atteggiamento di defilata attenzione.

– È successo qualcosa? – chiese il comm. Bellosi.

Il dott. Gridero si guardò intorno, il commissario capì al volo.

– Qui possiamo parlare.

– Ne è sicuro? – insistette il magistrato.

– Abbastanza.

Il dott. Gridero fece una risatina smorta e disse:

– Discretamente realistica come risposta.

– Vuole che usciamo?

– No, tanto non c’è un gran ché da dire che non sia già stato detto e conosciuto.

– Si spieghi meglio.

– Il mio ufficio è intercettato… microfoni o qualcosa del genere. Qualcuno è a conoscenza di tutto ciò che ci siamo detto.

– Qualche sospetto l’avevamo, devo mandare qualcuno a bonificarlo?

– Non avrebbe senso, li faremmo solo divertire di più. Ciò che dobbiamo fare subito è capire se possiamo continuare, e non intendo se lo vogliamo, ma proprio se lo possiamo…

– In che senso?

– Nel senso più concreto che si possa immaginare. Abbiamo davvero qualcosa su cui lavorare? Perché a questo punto non è troppo fuori luogo l’ipotesi che ci possano usare per dirigerci dove vogliono, farci arrestare qualcuno che paghi per tutti o farci fare una figura di merda che ci metta fuori gioco per un bel po’ di tempo. Che cosa abbiamo in mano?

– Al momento nulla o quasi.

– Che cosa avete trovato nell’alloggio della Bonfanti?

– Cinque o sei grammi di cocaina, che in virtù dell’accessibilità praticamente aperta a chiunque in quel posto non significano nulla e forse non sono nemmeno della donna, erano stipati fra l’infisso di una finestra e il muro, se fosse stata roba sua non se la sarebbe messa in casa, con tutti i possibili nascondigli che ci sono in quell’edificio…

– Nient’altro?

– Riferimenti al Gaudenti e al Dabbono, che secondo me sono due pedine in mano alla donna.

– Da cosa lo deduce?

– Una sensazione, un’idea, e una reale connessione del Gaudenti con la Bonfanti e con il Dabbono. Secondo me il Dabbono è una mezza calzetta che viene utilizzato a seconda degli scopi, alternativamente dal Gaudenti e dalla Bonfanti, e in questa situazione non andiamo da nessuna parte, queste relazioni non ci connettono né con l’Antonnomi, né con il Cazzarola…

– Né con la Brigonzi. Siamo fermi al punto di partenza, però abbiamo una quasi certezza di traffico di stupefacenti…

– Insignificante, può averla fornita chiunque, anche se con i soggetti che abbiamo sott’occhio tutto sembra puntare sul Cinese.

– Che adesso sta facendo cosa?

– Rino non ci ha più chiamati, probabilmente è ancora sulle sue tracce, se lo avesse perduto me lo avrebbe fatto sapere. Non ci vuole dire come ha fatto ad accorgersi di essere sotto controllo?

Il dott. Gridero alzò le sopracciglia in una maniera sconsolata tirando un sospiro, poi disse:

– Se pensate che sia necessario…

– Potrebbe esserlo.

– Beh, non solo siamo spiati ma a dirla tutta anche minacciati.

– E da chi?

– Da qualcuno che difende persone importanti, e badate bene che nessuno di noi li ha mai nominati né tirati in ballo nemmeno per sbaglio, a parte l’Antonnomi, ma quello ci si è praticamente buttato.

– Chi è che l’ha minacciata?

– A questo livello non si parla di minacce, ma di consigli, informazioni, gentili suggerimenti…

– Da parte di chi?

– Lei non può non essere a conoscenza di quello studio legale, Brattagamo e Pattichepi, beh, quella coppia di legulei si è esposta nei miei confronti a tutela di qualcuno che sembra stiamo importunando.

Copertina di libro

– Di certo non stando addosso al Cinese o al Gaudenti.

– No, ma c’è un legame che conduce da questi a qualcosa di più complesso…

– La Brigonzi!

– E adesso vai a dimostrarlo… ci potete giurare che in questo momento sono già al “liberi tutti”, ognuno penserà per sé e i loro avvocati a coprirgli le spalle, poi fra un po’, calmate le acque tutto ricomincerà come prima, mi domando che cosa stiamo inseguendo e se abbia un senso…

– Oh… il senso ce l’ha ma non riusciamo ad afferrarlo completamente…

– Beh, per conoscerlo il senso lo conosciamo, ma non abbiamo alcun elemento certo…

– E se proviamo ad entrare nel serraglio della Brigonzi ci appendono per i piedi alla Madunina.

– E non siamo nemmeno sicuri di poter mollare perché se chiudiamo qui, vale a dire senza concludere alcunché, senza portare in giudizio nessuno, questi penseranno in eterno che li vogliano incastrare e non ci molleranno fintanto che non ci avranno sputtanato per bene, noi sappiamo qualcosa di loro che loro pensano di non conoscere fino in fondo, altrimenti non avrebbero mandato in avanscoperta i loro cani da difesa, a questo punto noi rappresentiamo comunque una minaccia per tutti quelli che si ritengono coinvolti, che di certo non sono né pochi, né spaventati, né sprovveduti. Cercheranno di tenerci sotto controllo, metteranno le nostre vite a soqquadro per cercare qualunque appiglio che ci dimostri come degli idioti, altereranno ogni possibile verità per farla apparire come una specie di accusa nei nostri confronti… Per la gente ordinaria gli avvocati servono a difendersi in tribunale o nelle cose della vita, per i ricchi e i potenti servono a pianificare l’evasione della legge o l’attuazione delle loro fantasie perverse…

– Sta fantasticando troppo dottò… – disse Aldo permettendosi di interromperlo.

Il dott. Gridero lo guardò con un tiepido sorriso poi disse:

– Sono vecchio abbastanza per sapere dove finisce la fantasia e dove comincia la realtà e poi in fondo nella vita non succede nulla che sia davvero impensabile, la realtà è un’affermazione della fantasia, una fra le tante possibili.

Locandina di film

Il dott. Gridero si alzò in piedi, pareva volesse cercare uno spazio per fare due passi ma la stanza era angusta e Aldo, in piedi vicino alla finestra, rappresentava un limite alla superficie calpestabile, se ne rese conto e finse di voler guardare fuori dalla finestra, da cui si vedeva un cortile interno senza troppe attrattive, invertì la direzione, camminò fino alla porta come se volesse uscire e invece fece marcia indietro di nuovo ripercorrendo in silenzio e per alcune volte lo stesso breve tragitto sotto gli sguardi un po’ imbarazzati di Aldo e del commissario, il quale interruppe la sua passeggiata in loco per chiedergli:

– Che cosa le hanno detto di preciso?

Il dott. Gridero senza smettere quel breve andirivieni gli rispose:

– Sembra che qualcuno stia per pagare per qualcosa che abbiamo messo in moto noi.

– Affermazione molto vaga, e comunque noi – e fece una pausa per sottolineare l’importanza di quel “noi” – non abbiamo tirato in ballo nessuno.

– È questo che non capite, non sto fantasticando, non mi sto inventando nulla. È tutto reale, è tutto in azione adesso. Immaginate lo sconquasso che può provocare una informazione sbagliata, uno scherzetto come quelli che mi hanno fatto pervenire – e indicò la borsa dove se ne stavano ancora immagazzinati il disegnino e la foto nel laboratorio del Vanzi – immaginate l’agitazione che può mettere in moto in qualcuno che ritiene di avere qualcosa da recriminare a sé stesso e non si sente per nulla tranquillo già di per sé perché non può dare spiegazioni, perché può avere qualcosa non dico da nascondere ma di poco divulgabile e si sente improvvisamente scoperto e accusato nascostamente da qualcuno a cui non può rispondere nulla perché non sa chi è, né cosa vuole…

Il Nulla – Immagine d’archivio.

– Non possiamo farci carico di queste responsabilità – disse il commissario.

– In termini giudiziari, ma in termini umani? Siamo sicuri che non coinvolgerà qualcuno che conosciamo e che non possiamo difendere? O ancora… siamo dalla parte giusta se permettiamo questo? Anche nei confronti di uno sconosciuto?

– Il mondo è questo dott. Gridero – disse serio il commissario – lo ha detto lei poco fa, la realtà è un’affermazione della fantasia e in questo contesto è molto difficile trovare delle responsabilità dirette in merito a ciò di cui sta parlando, ciascuno si fa un’immagine del mondo e della propria vita di cui gli altri non ne sono responsabili o non possono essere chiamati in causa, specie nella nostra professione, se ci mettessimo a valutare queste cose neanche i peggiori delinquenti verrebbero mai scoperti.

– Forse mi sto preoccupando troppo per nulla – disse il dott. Gridero sedendosi di nuovo – forse dobbiamo limitarci a fare ciò per cui siamo pagati senza porci troppe domande, se ci si può riuscire.

Aldo e il commissario Bellosi percepirono la tensione che stava animando il dott. Gridero e cercarono di allentarla un po’ deviando la conversazione.

– Dopo tutto qualcuno vuole che la giustizia sia questo, una mera esecuzione – disse il commissario quasi fra sé – le cose vanno avanti più o meno così da sempre.

– Si certo – soggiunse il dott. Gridero senza lasciarsi deviare dalle sue congetture – la società ha dato parvenza fisica al bene e al male mettendo la divisa a ciò che si ritiene il bene ma non dobbiamo dimenticare che è una convenzione. Mettendo un segno distintivo a ciò che si ritiene il bene e lasciando nel vago ciò che è il male si lasciano spazi sconfinati al comportamento malvagio, tutti i peggiori atteggiamenti criminali avvengono nella zona grigia tra quello che riconosciamo apertamente come il bene e il male; in buona sostanza se hai bisogno di imparare a memoria i dieci comandamenti per ricordarti di non rubare o non ammazzare non sei proprio a posto e anche sapendoli perfettamente a memoria ti restano spazi di manovra incredibili perché conta solo ciò che appare, è su questo che contano “quelli”. Noi siamo dietro a quel distintivo della legge, loro hanno a disposizione tutto il resto e ci sguazzano con perizia. Il Codice Penale può essere interpretato a rovescio per muoversi nel crimine, è impossibile definire tutti i crimini. L’omicidio perfetto può essere per esempio il suicidio e il furto perfetto un’estorsione che non lascia traccia.

– Ogni crimine lascia una traccia – suggerì il commissario.

– Non quelli che stiamo combattendo ora. La coca, e tutti i traffici correlati porteranno forse qualcuno in galera ma non sgomineremo alcun crimine organizzato, tutto ricomincerà da capo, sulle solite basi, che non saremo mai in grado di identificare.

Aldo e il commissario si guardarono un momento, capivano che il magistrato era troppo sotto pressione, che sentiva sulla propria attività un peso che non aveva mai portato prima e cercarono di distrarlo per quello che potevano.

– A proposito di quello studio che ha nominato – disse Aldo – un informatore mi ha fatto capire, badate che non lo ha detto me lo ha solo fatto capire, che uno dei loro giovani collaboratori, di cui ancora non conosco il nome, potrebbe essere in comunicazione con il Cazzarola…

– Tanto per semplificare le cose – ironizzò il dott. Gridero.

– … e ci sarebbe una certa collaborazione reciproca della quale i due avvocati potrebbero non esserne all’oscuro – terminò Aldo.

Il dott. Gridero guardò il commissario Bellosi come se si aspettasse una risposta o una decisione, poi visto che il commissario non fiatava perseverò nell’ironia:

– Ecco, vedete come stanno le cose? Sembra che… mi ha fatto capire…, badate che non ha detto… ha fatto capire che potrebbe… “essere”, eccetera, eccetera. Sig. Vassura lei è un tipo simpatico ma noi qui abbiamo bisogno di qualcosa di più.

probabilità

– Rino non ha ancora chiamato, per esempio. Siamo ancora sulle tracce del Cazzarola – intervenne il commissario Bellosi.

– Nessuna nuova buona nuova – aggiunse Aldo.

– Sì, buona per i merli – disse il dott. Gridero che ormai stava dilagando nel sardonico, e infatti si giustificò – scusate, questa non la dovevo dire ma oggi è proprio una brutta giornata. Forse è meglio che mettiamo i piedi per terra e facciamo il punto della situazione senza farci prendere la mano da congetture assurde.

Aldo prese una sedia e assecondò con immediatezza le intenzioni del dott. Gridero disponendosi ad ascoltare e contribuire se possibile.

– Dunque – disse il dott. Gridero dopo un lungo sospiro – tutto ciò che abbiamo sembra focalizzarsi su questo Cazzarola, che non ha precedenti.

– Però ne hanno alcuni dei suoi e i nostri colleghi possono raggiungerli con una certa facilità, magari non sempre e non in ogni occasione…

– Va bene, allora vediamo di non farcelo sfuggire, se quello ci combina qualcosa sotto al naso siamo fottuti, perché qui, anche se nessuno ci dice nulla tutti sanno a cosa stiamo dietro e ho un vago sospetto che anche questo tipo dal nome cazzuto non sia poi così male informato. Se sono veri tutti i sospetti che gravano su di lui c’è da domandarsi come ha fatto a farla franca fino ad oggi. Ah, a proposito sig. Vassura, veda di reperire qualche informazione in più su quel tizio che pare e che sembra, perché non vogliamo lasciare credere a quei legulei che siamo tonti; forse non condurrà a nulla ma in appropriata sede informale vorrei avere anch’io qualche asso da mettere sul tavolo.

Aldo e il commissario si guardarono in faccia, il dott. Gridero pareva avesse recuperato in fretta una certa animosità e voglia di intervenire e non lasciarsi sopraffare.

– Un’altra cosa… quel Gaudenti e quel Dabbono frequentano la Statale in Via Del Perdono, come quella Calludole, non sarebbe il caso di ficcanasare un po’ anche da quelle parti? Abbiamo degli informatori fra gli studenti o fra i professori?

– Non so, possiamo sentire da altri colleghi.

– Sì ma senza fare troppa pubblicità, trovate dei motivi che non richiamino ciò che stiamo indagando.

– Beh… se le cose stanno come dice lei sarà una cosa abbastanza improbabile tenere coperto ciò che stiamo indagando, se dobbiamo fare delle domande, e chiunque sia quel qualcuno a farle al posto nostro, quel qualcuno ci collegherà a tutto il resto…

Il commissario aveva ragione, muoversi senza essere notati era ormai una cosa inattuabile, c’era un’attenzione, anzi quasi una sorveglianza particolare sui loro movimenti e su ciò che si dicevano. Senza perdere la presenza in sé e la connessione a ciò di cui stava discutendo con il Bellosi e il Vassura, il dott. Gridero si immaginò improvvisamente promosso pretore in qualche centro a un’ora o due di aereo da Milano. Il commissario gli parlava e il Vassura ascoltava attentamente volgendo il capo ora verso di lui ora verso il suo diretto superiore e allargò i suoi timori sui collaboratori che si trovava davanti immaginandosi il gruppo del Bellosi smembrato in lontane e incomunicabili sedi distaccate, precedenti non ne mancavano, quei ragazzi erano troppo vispi e pronti di spirito per non essere invisi a qualcuno che detesta il buon umore, e nelle alte sfere una certa prontezza d’animo, dove non è il caso di tirare in ballo la felicità che è sempre sospetta e comunque un po’ fuori luogo in quella professione, la si vuole come prerogativa per sé, i sottoposti devono essere necessariamente ottusi, sotto-posti appunto.

– … trovo strano che Rino non si sia ancora fatto seminare – disse il commissario irrompendo con il sonoro nell’attenzione un po’ preoccupata e deviata del dott. Gridero – in altre occasioni il Cazzarola ha fatto perdere le sue tracce come voleva e senza darsi troppo daffare, vero è che non abbiamo mai calcato la mano, perché è incensurato, perché anche noi abbiamo sospetti di certi suoi agganci, eccetera, eccetera, … ho una certa idea che stia pianificando qualcosa, non è da scartare l’ipotesi che ha detto lei poco fa.

– Cioè? – chiese con curiosità il dott. Gridero.

– Che ci vogliano buttare un osso da spolpare e deviarci dal resto della ciccia.

– Non possiamo tirarci indietro, non a questo punto, e comunque c’è la possibilità che qualcuno compia un passo falso…

– Molto remota, comunque non molliamo.

– No – disse deciso il dott. Gridero.

Prossimamente il quarantaduesimo capitolo

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