Una storia italiana – Romanzo a puntate (14)

romanzo a puntate (14)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XIV°

(14)

Milano

Giovedì, 19 Luglio 2001

Pur essendo una costruzione tipicamente italica di quel tipo tardo industriale antico, per intenderci non ancora corrotto da tristi pannelli di cemento prefabbricati altrove e assemblati in loco a imitare una modernità ridicola e a realizzare una funzionalità scadente, esteriormente il Sole Nero aveva un certo fascino decadente dovuto ai mattoni a vista sufficientemente corrosi dalle intemperie e magari anche da qualche trascorso bellico, a cui si erano sovrapposti utilizzi disparati e mutevoli, certamente anche in coabitazione, che si leggevano nelle diverse impronte di aggiustamento edilizio con scopi di realizzazioni di tipologie e produzioni dettate dall’immediato e dalle urgenze di un mercato ancora limitato ai confini della provincia, nei rapporti di persone e non tanto di s.p.a., di quando i condomini erano ancora lontani da qui. Da diverso tempo tuttavia nulla vi veniva più prodotto o realizzato, i palazzi circostanti che lo asserragliavano da presso lo confermavano con la loro supponenza e dimostravano anche di tollerare a malapena i riti magici o almeno diabolici che certe menti acconce all’urbanità immaginavano da dietro le loro private intimità sancite dalle tende alle finestre, i posti macchina, i vasi nei terrazzi, gli escrementi di cane sui marciapiedi, i fuoristrada con due ruote sul passaggio pedonale.

Qualcosa del genere lasciava immaginare nella sua atipicità in confronto all’edilizia circostante l’esteriorità dell’edificio, presso cui non era disponibile alcun àmpio parchéggio, cosa che rese particolarmente nervoso il Germano nei suoi compiti di tutore dell’incolumità della Mina, e anche di se stesso; giunto infatti in vista dell’insegna, sulla quale il Sole non era nero bensì viola e circondato da un’aura minacciosa a imitazione di una luce indefinibile con la scritta in ovvi caratteri gotici, quelli sì neri, il trio veicolare si era scompattato per reperire, ciascuno autonomamente, un posto dove lasciare il mezzo, compito non facile in una zona residenziale inframmezzata da attività artigianali o commerciali e gipponi con ruote da TIR.

Il trio fece e rifece il percorso attorno all’isolato, così che se qualcuno non li aveva notati ora ce li aveva stampati nella mente, poi alla fine un parcheggio lo trovarono tutti, ciascuno in direzione sconosciuta agli altri, e si ritrovarono nei pressi dell’entrata del locale, sotto la cui insegna rosseggiava un ingresso a vetrine stile cabina telefonica britannica, parato dall’interno da qualcosa che offuscava la visuale a chi volesse sbirciare o curiosare e l’unica cosa che si percepiva era la luce rossa che predominava là dentro, e nel crepuscolo inoltrato anche all’esterno. Un sordo brontolio di Sisters of mercy promanava da dietro quella porta rosseggiante, attutito e insonorizzato a sufficienza per tenere a bada il vicinato. Da una decina di metri di distanza, nella luce scura della notte incipiente evidenziata dal cielo azzurraceo scuro sfumato verso il chiaro dal lato occidente nel declino della corrente giornata il rosseggiare di quell’ingresso emanava un certo fascino, ipnotico quasi, e quando tutti si trovarono riuniti lo spiacevole ricordo delle cineserie di cui qualcuno di loro avrebbe potuto essere oggetto venne lasciato da parte per un più normale entusiasmo di giovani in cerca di divertimento, spinti inoltre dall’ingenuità di Guendalina e dalla genuinità di Alfeo, alias l’Oscuro/lo Scuro, che faceva gli onori di casa.

Altre persone si accostavano all’ingresso, novizi anch’essi; la cosa era rimarcata dal fatto che esitavano ad entrare come se temessero infantilmente di varcare un luogo di non ritorno, quando l’unica cosa con qualche richiamo terrificante era un’insegna pubblicitaria della Biére du Demon® appiccicata a lato dell’ingresso e circondata da più rassicuranti Guinness®, Lutéce®, Céres®, Raven® e un santino dark con l’icona della birra Trompe la Mort® particolarmente in evidenza, in definitiva un locale aspirante pub come tanti, ma in veste goth. Sandro e Dott. Cynicus furono gli ultimi a raggiungere il piccolo spiazzo antistante l’ingresso dove le due ragazze con Germano e Alfeo, alias l’Oscuro/lo Scuro stavano cincischiando in loro attesa.

Birra “Trompe la Mort”

Alcuni di quelli che titubavano davanti all’ingresso entrarono voltandosi con un’espressione idiota sul volto come se stessero per fare una cosa inaudita e irreversibile, e nel momento in cui aprirono la porta e varcarono la soglia la musica dall’interno giunse più corposa ad accentuare un invito ad entrare. Sandro, che non era nativo di Milano si lamentò parlando ad alta voce come a sé stesso di non essere sicuro di riuscire a ritrovare il luogo dove aveva parcheggiato, tanto si era allontanato dal posto, Dott. Cynicus lo sfotté blandamente dicendo che se non fosse riuscito a ritrovare la macchia lui, in qualità di “trasportato”, se ne sarebbe ritornato a casa col Germano. Riunita la ghenga Alfeo prese l’anda verso l’ingresso e tutti lo seguirono, Mina e Guendalina come distratte da una combutta tutta loro che pareva escludere chiunque altro, ma erano solo cose femminili.

Un vestibolo soffuso di luce rossa li accolse esibendo poster di varie interpretazioni cinematografiche di Dracula, con l’effige di Klaus Kinsky nei panni di Nosferatu ripetuta più volte frammezzo a immagini sgranate di edizioni antiche del medesimo tema cinematografico che in tal modo iterato diveniva palesemente ridicolo più che ossessivo o ossessionante, come voleva certamente essere nelle intenzioni dei proprietari del locale. Nessuno fece commenti e Alfeo tirò dritto verso il locale principale, che si apriva in un vasto ambiente dopo una porta in linea retta dall’ingresso, dove la musica era più attenuata. La luce non era più monocroma, sebbene un lampadario di cristallo appeso nel punto più alto contro un soffitto scuro fosse cosparso di lampadine rosse e percorso da una serie irregolare di piccole luci del medesimo colore; tutto l’ambiente era regolato su tonalità di luce le cui colorazioni singole coprivano l’intero spettro del visibile, come un arcobaleno a spot, dove ciascuna macchia di colore o zona dell’ambiente era evidenziata da un’assenza di luce circostante, la cui neutralità faceva risaltare ogni altra zona per contrasto e separazione; il bar era una specie di riassunto del medesimo concetto di illuminazione, con una predominante verde orizzontale a percorrere il bancone per tutta la sua lunghezza. L’effetto era piacevole e la cosa rimarchevole era che non si notavano luci dirette o comunque troppo forti a disturbare l’atmosfera.

L’arredo esponeva ovvie simbologie, tipo fotografie di gargoyles solitari sporgenti sul nulla, archi gotici aperti su irreali orizzonti oscurati da appositi filtri sfumati, teschi in tutte le pose, demoni di ogni fatta, riproduzioni di dagherrotipi di Edgar Allan Poe e di Baudelaire, foto di Marilyn Manson, una foto di Dario Argento sorridente, forse l’unico volto sorridente della galleria di immagini presunte dark, chiese gotiche diroccate sotto cieli nuvolosi, il tutto rigorosamente in bianco e nero. Il colore era riservato ai poster di gruppi musicali come i Grateful Death, i Sisters of mercy, di nuovo Marilyn Manson con il suo occhio differente dall’altro e il suo makeup di pallore evidenziato dagli zigomi esagerati (foto della quale non si capiva la reiterazione in formato cromatico), David Bowie nei panni di Ziggy Stardust, i Cure, una copertina apparentemente originale (poiché incorniciata sotto vetro) di Their Satanic Majesties Request con i Rolling Stones ancora giovani e la foto centrale in quel formato tridimensionale da cartolina degli anni sessanta, la scritta ZOSO con i tre simboli riprodotti sul disco dei Led Zeppelin che contiene Stairway To Heaven incorniciata e sotto vetro (sebbene orba del disco e anche della coperta, solo una riproduzione grafica) e altri personaggi, eventi, luoghi, simboli ritenuti di interesse locale. L’arredo (da intendersi strettamente come quegli oggetti su cui ci si siede, ci si appoggia, e attività correlate) era in un (ovvio?) finto antico stile XIX secolo o giù di lì, tutti i tavoli avevano una luce propria ad imitazione di una lampada o una candela, tale da non sovrastare mai la luce generale dell’ambiente e il tutto si teneva in una maniera gradevole, sebbene nessuno dei nostri desiderasse restarci a vivere (tranne forse l’Alfeo alias l’Oscuro/lo Scuro).

The Rolling Stones: «Their Satanic Majesties Request»

Alfeo si accostò al banco del bar, che dato il colore dominante sul medesimo in relazione all’ambiente generale pareva suggerire: «Vuoi dell’assenzio o vuoi dell’assenzio?». Nessuno chiese assenzio, ma semplicemente un tavolo al primo cameriere disponibile che gli fece cenno di seguirli conducendoli attraverso l’ampio ambiente, al momento disturbato da un gruppetto di minorenni che adolescevano rumorosamente scimmiottando tutto ciò che stava nel posto. Il cameriere con il gruppetto di Alfeo al seguito non sfuggì ai loro commenti, che di salace non avevano (né avrebbero potuto avere) alcunché, solo trite baggianate insignificanti, ma molto rumorose. Dott. Cynicus restò un momento a contemplarli cercando qualche spunto per i BDdLC ma la materia era molto al di sotto del livello di decenza, tuttavia il suo interesse restò per un istante di troppo appiccicato a quella morbosa immagine di deboscia giovanile e qualcuno degli stronzetti lo notò apostrofandolo.

– Ooooh, c’ c**** ti guardi babbo di minchia…

Dott. Cynicus non si lasciò sopraffare verbalmente e sebbene non fosse in grado, né volesse abbassarsi per rispondere a tono, replicò.

– Vous pratiqueriez donc le néologisme monsieur? – esponendo una faccia sorpresa e altera ad un tempo, cosa che scombussolò del tutto il suo interlocutore, il quale rivolgendosi a uno dei suoi compari chiese lumi.

– Oh zio, …c’ c**** dice ‘sto alternativo di merda?

Il duo, moralmente spalleggiato dagli altri seduti al medesimo tavolo, sembrò scrutare Dott. Cynicus come avrebbero potuto osservare un alieno mentre cercavano di mantenere la combutta rumorosa e a loro (?) vantaggio, però evidentemente non avevano capito cosa avesse detto il Cusani e non sapevano come replicare, si limitarono quindi a minacce tanto verbali quanto inutili, inframmezzate da scemo-pagliaccio, ti faccio bbrutto, ecc., senza peraltro e per fortuna osare alzarsi da sedere. Il cameriere li ignorava con sopportazione (tra l’altro dovuta al mestiere) e così fecero l’Alfeo e tutta la ghenga. Giunti ad un tavolo libero e illuminato di giallo si accomodarono dimenticando immediatamente il piccolo incidente.

Appena seduti il sestetto al completo si rilassò guardandosi all’intorno senza commenti e sbirciando, Mina e Guendalina soprattutto, nascostamente l’Alfeo in un’inconsapevole associazione di idee di cui forse Alfeo alias l’Oscuro/lo Scuro nell’ipotesi che se ne fosse avveduto avrebbe pensato strano, ma non era il tipo paranoico che sta lì a guardare per guardarsi da non si sa bene cosa, l’Alfeo stava in compagnia e la cosa lo gratificava, per giunta era nel suo centro, nel suo modo di immaginare la realtà, per il momento almeno, poi si sarebbe visto per il prosieguo della sua esistenza. Salutò ricambiato con un gesto della mano un terzetto vestito di scuro e illuminato di arancio seduto ad almeno quindici metri da dove si trovava e quindi si dispose verso i suoi colleghi – amici. Il posto era raffrescato decentemente, non quell’aria condizionata che ti fa venire voglia di infilarti un maglioncino o riscaldarti davanti ad un caminetto e ti fa sentire il sudore che si raffredda sul retro del collo, per cui la proposta di una boccia di cabernet sauvignon lanciata dall’Alfeo trovò riscontro, nessuno sembrava sentirsi assetato di liquidi refrigeranti, alcolici o non alcolici, e la tradizione di una bevanda color sangue intonata all’ambiente che Alfeo aveva in mente venne rispettata. Una ragazza in minigonna nera e calze a rete, con grembiulino del medesimo colore e la scritta Sole Nero a segnalare l’appartenenza allo staff, si fece vedere poco dopo a prendere l’ordinazione: la boccia suddetta e olive all’ascolana per tutti.

Dopo una pausa di silenzio dovuta quasi certamente ad una necessaria ambientazione in un luogo che non aveva mai visto né frequentato, Guendalina cominciò a riprendere la sua parlantina standard, sebbene con una certa moderazione. Evidentemente il pomeriggio intero con Mina le aveva dato modo di sfogare la sua chiacchierosità ed ora, pur un tantinino al di sopra dello standard, si era data una calmatina e anche Mina riusciva a trovare lo spazio per infilare qualche commento di suo nella conversazione generale. Germano per un attimo temette che l’intrusa, circuita dall’ambiente e dalle circostanze locali, si sarebbe messa a narrare fatti horror di qualche infantile finzione prodotta dalla sua fantasia, e tirò un sospiro di sollievo quando quella se ne venne fuori con una battuta sull’oroscopo che nascondeva l’intenzione di prolungare l’argomento, magari abbondantemente oltre il limite di sopportazione. Cominciò con l’inquisizione tipica, rivolta ad Alfeo, che già dal pomeriggio aveva cominciato a prendere in considerazione (o forse di mira?).

«Di che segno sei?»

– Di che segno sei?

Dott. Cynicus, di nascosto dalla ragazza, guardò Sandro e Germano facendo gli occhi strabici e la linguaccia di traverso. Mina forse lo notò ma non disse nulla, conosceva il tipo, l’aveva divertita altre volte con smorfie e battute tipiche e nell’oroscopo non ci credeva neanche lei però nelle chiacchiere fra donne è un argomento, se non altro dal parrucchiere o dall’estetista. Alfeo guardava Guendalina e non si avvide di nulla; inalberò un’espressione di dubbioso distacco, come a richiamare qualcosa che stava molto lontano dai suoi interessi e rispose quasi stancamente.

– Cancro… o almeno mi sembra.

Questa malcelata ammissione di ignoranza della materia mise in moto l’astrologa che si nascondeva in lei a recuperare un’anima persa alle divinazioni astrali, e in relazione al luogo, che lei riteneva consono o almeno propenso al tema, meditò che costituiva un’aggravante dell’incultura ingenuamente affermata dallo Scuro/l’Oscuro. Per un attimo si guardò intorno smarrita, come a cercare conferma delle sue opinioni circa il necessario nesso fra le sue convinzioni divinatorie da rotocalco e il luogo che lei per una devianza tutta sua riteneva in qualche modo necessariamente demoniaco, quando tutto il personale recitava per gli avventori in una obbligatoria pantomima per mettere insieme uno stipendio a fine mese e magari fuori dall’orario di lavoro vestivano chésual e ascoltavano i ciddì butleg del Festival di San Remo.

Fu solo un attimo di sbandamento, un brevissimo attimo durante il quale Germano, e certamente anche Sandro e Claudio, sperarono di averla messa a tacere per un po’. Una pia illusione. Non avevano fatto i conti con la cultura dell’incultura, anche non sapere è una scienza, esistono libri che possono formare l’ignorante dotto, e proprio sulla base di questa forza anticulturale la Guendalina si lanciò in una autenticamente meravigliata presa d’atto della totale incuranza, menefreghismo e ignoranza dei suoi ospiti in materia di astrologia e si sentì in obbligo di provvedere, educare, formare i suoi amici ai misteri dei segni zodiacali. Guardò uno per volta, alternativamente e ripetutamente Alfeo, Germano, Claudio e Sandro, scambiando ogni tanto un’occhiata interrogativa con Mina quasi a dire «Come… non gli hai spiegato nulla?», poi iniziò l’omelia.

– Tu Germano di che segno sei?

– Cinghiale – Sandro e Claudio sorrisero, poi Germano si ravvide pensando che continuando in questo tono avrebbe potuto offendere la ragazza e si corresse in qualcosa di umanamente esternabile – scemenze a parte non credo nell’oroscopo, l’unica cosa che trovo interessante è che siccome nei quotidiani, settimanali o mensili c’è anche il mio oroscopo, ciò significa che per il giorno stesso, la settimana stessa o il mese stesso resterò ancora al mondo, non fosse altro che per non contraddire una divinazione che ha richiesta così tanta carta stampata.

– Ma siete dei selvaggi – disse Guendalina con un’espressione di incredulità autentica che preannunciava una filippica senza fine sull’argomento – avete bisogno di essere richiamati sulla via maestra. Alfeo, per esempio, che ha detto di essere del Cancro, trovo che abbia molte delle caratteristiche di quel segno, per esempio la tranquillità, anche se sembra una tranquillità tra virgolette – e nel dire virgolette mimò un paio di coniglietti con entrambe le mani e con gli indici e i medi di ciascuna irti sopra pollice, anulare e mignolo riuniti imitava le orecchie degli stessi in una vibrazione peristaltica sincrona di coppia, come si vedeva fare già da un po’ nei telefilm americani per mimare virgolette da cartoni animati.

– Dott. Cynicus ebbe un sussulto, si drizzò sulla schiena e piantò il suo sguardo incredulo sulla ragazza con una fissità severa e preoccupante, ma la giovane era troppo presa dalle sue reprimende e si era già buttata a chiedere all’Alfeo, forse l’unico che avesse mostrato di essere disponibile sull’argomento.

«”» – «”»

– E qual è il tuo ascendente?

Alfeo non fece in tempo a dire che non lo sapeva, la ragazza era troppo presa a voler dimostrare di sapere che cosa fosse un ascendente e senza attendere alcuna risposta si buttò direttamente ad enunciare.

– Scommetto che non sai nemmeno che cos’è l’ascendente? – Alfeo non fece nemmeno in tempo a scuotere la testa in un diniego di conferma, Guendalina continuò come un accelerato – È il momento esatto della tua nascita, la posizione del segno zodiacale che sorge sull’est locale nell’esatto momento in cui vieni al mondo e solitamente è differente dal segno principale. L’ascendente definisce – e qui ritornarono i coniglietti, con quella malcelata compiacenza di qualcuno che crede di fare qualcosa di molto (fra coniglietti) simpatico e accattivante – le nostre relazioni con gli altri e le sensazioni che gli altri ricavano da noi.

Germano intervenne.

– Il momento esatto della nascita quando viene definito? Quando hai messo fuori la testa, quando sei completamente fuori, quando ti hanno tagliato il cordone ombelicale, o cosa?

Guendalina allibì temporaneamente, solo un “momentino”, non si lasciò sopraffare, neanche per idea, la battaglia per la diffusione dell’oroscopo andava perseguita.

– Cosa vuol dire il momento esatto? Il momento esatto è il momento esatto – coniglietti –, quando vieni al mondo, punto e basta.

– Si, insomma, tu nasci e nello stesso preciso momento l’ostetrica guarda fuori dalla finestra e dice: «Leone ascendente bilancia», o qualcosa del genere.

– Ma noooo, non è così – qui la ragazza si stava infervorando.

Ci fu una pausa dovuta al cameriere che portava la bottiglia di vino e i bicchieri, Alfeo scambiò un’occhiata con Mina.

– Siamo in sei, possiamo ordinarne un’altra.

Ci fu unanime consenso, tranne Dott. Cynicus che teneva un ostinato sguardo fissato sulla divulgatrice dell’oroscopo come legge divina, ma nessuno lo notò, si limitarono a guardare il cameriere per dare conferma dell’ulteriore ordinazione. Sandro iniziò a versare il vino nei bicchieri mentre Guendalina riprendeva la sua orazione.

– Il momento della nascita è il momento – coniglietti – della nascita, non capisco tutte queste speculazioni, dal momento della nascita esaminando la posizione dei pianeti si ricavano le case e le relazioni che queste determinano sul nostro carattere, sul carattere di ciascuno, l’oroscopo non ci predice il futuro, ci dice come noi – coniglietti – siamo.

Sandro allungò una mano sul tavolo per prendere il suo calice e notò alla sua sinistra Dott. Cynicus fisso con lo sguardo sulla Guendalina, lo osservò un istante e notata la totale immobilità pensò che ci fosse qualcosa che non andava. Gli diede di gomito per scuoterlo. Dott. Cynicus si riscosse con una certa lentezza, guardò Sandro con un’espressione interrogativa e poi fece una smorfia delle sue mimando sotto al tavolo i coniglietti della Guendalina e gli disse a mezza voce:

– E ‘sta roba come la combattiamo? Non è nemmeno sul dizionario.

Sandro guardò Guendalina, che nel frattempo si era infervorata con l’Alfeo, e la colse nuovamente con i coniglietti in atto, guardò il Claudio allargando le mani.

– Mi sa che ci tocca di prenderla persa.

Dott. Cynicus ritornò preda della fissità precedente e in una specie di delirio consapevole, pur non avendo ancora bevuto, né in vita sua avere assunto, perché il Cusani non aveva MAI assunto, si immaginò quei terribili coniglietti sparati a dovere con dei pallini del cinque, di quelli che usava suo nonno per i fagiani, si immaginò ogni assimilabile essere che somigliasse loro, vivente o fantastico, eliminato inesorabilmente. Immaginò il coniglio dei F.lli Monitore inesorabilmente accalappiato per le orecchie da una contadina veneta secca e nerboruta, risoluta nei modi, che con un colpo deciso sul coppetto gli troncava ogni rapporto con la F.lli Monitore spa, lo appendeva per le caviglie posteriori e lo scorticava per conciarlo alla cacciatora, ad escludere ogni ritorno cartoonistico. In un delirio di diabolicità estese queste sue fantasie a quell’orrendo canarino idrocefalo e alla sua padrona feroce, della quale si vedono solo le ciabatte e il ciabattare relativo, e se lo immaginò spennato a dovere e avvolto da una fetta di pancetta intento a colare i suoi pochissimi grassi su di un focherello alimentato da un gatto bianco e nero bleso nelle dentali che lo rigirava di tanto in tanto sullo spiedo da cui era impalato a dovere insieme al topo supersonico e la padrona indemoniata investita da un centoruote nell’atto di attraversare la strada nella ricerca dello stupido essere. Immaginò il ministruzzo ingoiato dal coyote, penne e zampe lunghe incluse, e trasformato in prodotto fecale di un cane della prateria, e il coyote susseguentemente imprigionato per uso di esplosivi senza licenza, immaginò… beh, poi si dette una calmata.

Questo è tutto, gente!

Dott. Cynicus afferrò il suo calice e si rilassò contro lo schienale della sedia, armata di braccioli, con rassegnazione e un aspetto di sconfitta che sollevarono l’ilarità trattenuta di Sandro, che lo guardava di sottecchi, dopo averlo colto in quell’istante di intima sorpresa di fronte a quei coniglietti dispettosi. Il Cusani se ne avvide e gli fece una smorfia stanca accompagnata dal tipico gesto della mano con le dita riunite a cono, a cui il Sandro ribatté con un coniglietto sottobanco solo soletto, orfano della sua destra che teneva il bicchiere. La guendalica stava allargandosi sulle case e stava spiegando, con una frequenza di coniglietti che nessuno aveva notato nell’intero pomeriggio, la differenza fra gli influssi esterni rappresentati dalle case e le qualità intrinseche rappresentate dai segni stessi. Dott. Cynicus sentì di dover dare sfogo alla sua frustrazione, si accostò a Sandro e gli disse a mezza voce:

– Certo che per continuare una ramanzina del genere di ******* deve averne lette parecchie.

Sandro sorrise senza replicare, afferrò un’oliva e se la sbocconcellò con calma continuando a guardare la ragazza come a sottolineare la sua attenzione, che fu distratta da un lieve e concitato baccano di voci femminili da un tavolo poco distante dal loro, dove tre giovani orientali illuminate di blu stavano festeggiando una quarta coetanea, anch’essa rilucente dei medesimi fotoni cromatici, con un breve coretto in una lingua che poteva anche essere cinese. La cosa richiamò l’attenzione del Germano che si voltò a guardare; cinesi lontani da un posto di lavoro ad un orario praticabile per la produzione rappresentavano una cosa fuori dalla norma. In un attimo gli ritornò alla mente il motivo per cui si trovavano lì e non altrove, guardò Mina, impegnata ad ascoltare Guendalina che intortava Alfeo con i suoi dogmi zodiacali, Sandro e Dott. Cynicus ricambiarono con la loro attenzione quando si voltò verso di loro. Germano guardò verso l’ingresso come a sincerarsi che nessun finto cinese fosse entrato o stesse per dirigersi al loro tavolo e, nonostante la distanza, gli parve di incrociare lo sguardo della cameriera in minigonna che aveva preso l’ordinazione, ora appostata preso il bar; uno sguardo che pareva non mollarlo.

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Prossimamente il quindicesimo capitolo

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