Una storia italiana – Romanzo a puntate (36)

romanzo a puntate (36)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XXXVI°

(36)

Milano

Sabato, 21 Luglio 2001

Quella mattina il dott. Romeo Febo Gridero arrivò nel suo ufficio come al solito senza che specifiche novità lo avessero tenuto desto la notte e senza che avesse particolari pianificazioni in mente circa le investigazioni sul giro della Brigonzi o i loschi traffici del Cazzarola, d’altronde è così, certe novità ti stupiscono sempre, cosa ovvia, altrimenti non si chiamerebbero novità. Nell’esistenza di tutti i giorni la sua attenzione si era abituata a tenere sempre in un cantuccio la persecuzione del crimine e la maniera migliore per attuarla ma si era reso ben presto conto che l’obbligo della legge, inscatolata nelle norme che la definiscono come tale e senza le quali sarebbe una diversa forma di arbitrio, è sempre all’inseguimento delle cosiddette novità della delinquenza, perché bisogna dirlo, ci vuole una certa dose di fantasia e di intelligenza anche per delinquere, almeno ad un certo livello; non è qui il caso di attribuire meriti o consentire a qualcuno di montarsi la testa ma se esiste questo eterno confronto occorre portare le cose sul piano del reale e affrontarle con la dovuta fermezza e determinazione. Questo vale fintanto che le cosiddette novità restano nell’ambito dei reati catalogati, sotto diverse forme e con varie pene associate, nei codici penali di tutti i paesi, ma quando la realtà diventa poco comprensibile e anche minacciosa il buon senso e la razionalità si trovano come disarmati.

Già discretamente stupefatto il giorno precedente per quella immaginetta con le tre donnine che scimmiottavano le famose tre bertucce il dott. Gridero trovò sul suo tavolo un’altra busta, una busta a sacco in formato 25 X 18 con la linguetta chiusa e senza nessuna indicazione scritta sopra circa mittente o destinatario e appena la vide, placidamente collocata sulla sua scrivania in bella vista nella sua postazione, ebbe un sussulto interiore; non uscì a guardare nel corridoio, primo perché non c’era nessuno – ne veniva ora -, secondo perché trascorsa la notte più di una persona poteva avere avuto modo di transitare in quei paraggi. Si fermò davanti al suo tavolo, la osservò come se si aspettasse che ne uscisse un sortilegio che gli rivelasse l’arcano, poi sopraffatto da un senso di delusione e di razionale rassegnazione fece il giro e si sedette alla scrivania davanti a quella missiva anonima senza decidersi ad aprirla e la fissò a lungo, con la mente svuotata di ogni iniziativa. Pensò che avrebbe potuto portarla alla scientifica per fare rilevare eventuali impronte, poi si adeguò a considerare che una persona che deposita una lettera anonima direttamente sul tavolo di un magistrato nel palazzo di Giustizia, quando questo è assente, certamente non è così scemo da non avere preso precauzioni in tal senso e inoltre, siccome era più che certo che il contenuto doveva avere a che fare con le sue attuali indagini non voleva mettere un asso nella manica di qualche oscuro opponente andando ad aprire la busta sotto gli occhi di persone che non conosceva. Per farsi coraggio e trovare un senso alla cosa si persuase che qualcuno lo voleva sfidare, c’era una contesa in atto, non era più una questione di delitto e castigo, no, questo era un duello, una lotta per la sopravvivenza senza esclusione di colpi, metaforicamente parlando, poiché le armi erano quelle della ragione, per quanto contorta.

Foto.

D’un colpo afferrò la busta e la aprì e per la sorpresa si lasciò letteralmente cadere contro lo schienale della poltrona da ufficio. La battaglia si faceva ardua. Qualcuno lo aveva fotografato nell’atelier del Vanzi in compagnia dell’Antonnomi, con la signorina Calludole di spalle a mostrare un ottima fisionomia, benchè di spalle e forse non facilmente identificabile, ma certamente molto apprezzabile. E adesso vai te a spiegare che si era recato lì per motivi di indagine e per chiarire la posizione – di interesse – dell’Antonnomi, che da certe sue informative e segnalazioni pareva non corrispondere a quella gran brava persona che vantava di essere nelle sedi e nelle occasioni ufficiali più disparate, e soprattutto, la signorina Calludole – identificabile senza scampo – poteva generare un equivoco di non poco conto per la sua sola presenza, essendo le indagini volte a far venire alla luce certi traffici di prestazioni sessuali patteggiate dietro non poca pecunia con incluso scambio di favoritismi e certo anche di qualche partitina di coca o altro stimolante della psiche.

Sul passato della filosofa aveva già avuto modo di dare un’occhiata, tramite le recenti informazioni prodotte dal commissario Bellosi, e benché consapevole che il giudizio a posteriori su vicende esistenziali è sempre un bassezza nessuno al mondo lo avrebbe convinto che una tale notizia, corredata da immagine, non sarebbe stata addentata immediatamente dalla stampa e dai media in genere e per l’importanza dell’Antonnomi e per la rilevanza del suo incarico professionale per conto dello Stato Italiano, e a tal riguardo già si immaginava a colloquio serrato per prima cosa con la sua consorte a dare spiegazioni e rassicurazioni, che di solito le donne accettano col più ampio sospetto e la peggiore rappresaglia, poi con i suoi superiori, perché esiste sempre qualcuno a cui dover rendere conto, oltre alla dolce metà.

Calma, si disse, calma. Occorre ragionare. Osservò attentamente la foto, scattata certamente con una fotocamera digitale e stampata in bassa qualità ma con dettagli più che sufficienti a riconoscere le persone inquadrate, una cosa un po’ artigianale quindi, con le cautele dell’autoproduzione per evitare lo screening spionistico dei fotografi o degli studi di professione che sviluppano i negativi e le stampe relative. C’era quindi un doppio messaggio, una specie di trattativa mediata dal mezzo, «Per ora l’immagine è solo in mano nostra, ma non è detto che lo resti». L’inquadratura era da una mezza altezza, come se fosse stata scattata con una fotocamera col mirino a pozzetto tipico delle 6X6 ma trattandosi di una foto digitale era un dettaglio specificamente posizionale, chi aveva scattato la foto non poteva assumere una posizione completamente eretta per non farsi vedere, ma nell’atelier del Vanzi le uniche persone che aveva notato erano quelle che gli erano stare presentate.

Forse l’Antonnomi si era cautelato facendo nascondere qualcuno a scattare foto eventualmente compromettenti o forse semplicemente giustificative della presenza in loco di determinati personaggi, o forse la “facile” disponibilità di tecnologia da geims bònd aveva consentito uno spionaggio artigianale. L’Antonnomi gli parve l’unico responsabile, il Vanzi gli era sembrato svampito e la vaporosa accompagnatrice di Mina – l’amica monzese dell’Antonnomi – incapace di attuazioni tecnologiche e comunque non era mai uscita dal suo campo visivo prima di andarsene definitivamente; la collaboratrice del Vanzi dopo le presentazioni si era allontanata di poco ed era sempre restata impegnata ad un tavolo per faccende sue, e comunque l’inquadratura non proveniva dalla posizione che quella donna aveva mantenuto per tutto il tempo che lui era rimasto là dentro. Tutto ciò benché, lontano lontano nella sua attenzione, anche la Brigonzi Wanda gli paresse averne donde. Il secondo messaggio che si poteva evincere era «Se cade Sansone qualche filisteo lo seguirà».

Locandina di film

Tutto sembrava quindi ricondursi all’Antonnomi ma per il fiuto del dott. Romeo Febo Gridero questa soluzione era troppo semplice e l’Antonnomi troppo smaliziato per una scemenza del genere, no, il colpo proveniva da un’entità trasversale coinvolta nelle indagini. Provò ad immaginarsi la Wanda Brigonzi in versione fotoreporter ma la cosa non gli rendeva una conseguenza logica, sebbene la matrona fosse certamente al corrente dei suoi piani, almeno in maniera approssimata, e poi forse la tipa neanche lo conosceva di persona, fisicamente si intende, così sarebbe stato improbabile che avesse mandato lei qualcuno a prelevare immagini per conto suo. L’unica spiegazione possibile era che tutta la sua indagine usciva dai suoi uffici senza che lui ne avesse mai avuto percezione mettendo in moto delle ripicche paranoiche a tutela di un Qualcuno che restava sempre un solenne pronome indeterminato.

Questa cosa non poteva sviscerarla da solo e l’aiuto del commissario Bellosi era l’unico su cui potesse contare, ma rammentava di aver concordato insieme con lui alcuni pedinamenti che avevano impegnato in differenti situazioni sia il commissario Bellosi che i suoi sottoposti preferiti, però ora c’erano novità da considerare in ufficio, sempre che anche questo fosse un posto riparato da intrusioni morbose. Telefonò al commissario Bellosi e praticamente gli impose di rientrare e farsi sostituire da qualcun altro. Il commissario Bellosi rispose che in meno di mezz’ora sarebbe arrivato da lui. Così Aldo abbandonò il pedinamento di Germano per quello apparentemente più promettente di Mina, or ora abbastanza vagante.

Nell’attesa del commissario cercò di concentrarsi su quelle immagini che gli erano pervenute in maniera sospetta e inaspettata, trasse dalla borsa quel disegno che aveva trovato in una busta gialla sul suo tavolo il giorno precedente e lo mise di fianco alla foto di lui con i suoi indagati, ancora abbastanza ignari ma apparentemente non sprovveduti, se non altro per interposti sconosciuti. Le due cose materialmente non avevano nulla in comune, nemmeno a volerci vedere forzatamente qualcosa, era solo nella sua mente che le due raffigurazioni prendevano un aspetto congiunto, uno sconosciuto che le avesse osservate anche insieme non avrebbe potuto connetterle con alcunché di logico. Il suggerimento che la considerazione di quelle immaginette gli instillava era una istigazione a lasciare perdere, completamente, senza avere compreso alcunché, e gli pareva un prezzo troppo alto per qualcuno che ha fatto della investigazione del crimine un motivo di esistenza prima ancora che una professione, una mano al buio non la avrebbe giocata ma i rischi ora si facevano evidenti. Non quei rischi da film poliziesco pieno di spari, di esplosioni, scazzottate, inseguimenti assurdi che fortunatamente non avvengono mai o quasi, quegli sceneggiati dove in primo piano c’è sempre una pistola puntata e uno o più crimini compiuti in evidenza, dove i ruoli dei cattivi sono sottolineati dalla colonna sonora tetra e dalle facce opportunamente scelte secondo l’immaginario tipo della persona cattiva, nulla di tutto questo, ciò che stava affrontando il dott. Romeo Febo Gridero si esprimeva in un metalinguaggio comprensibile solo individualmente, come nel racconto di Franz Kafka, La colonia penale, dove la pena della propria esistenza è l’esito dell’esistenza della pena.

Copertina di libro

Qualcuno lo voleva rinchiudere in un cantuccio e renderlo innocuo tramite sé stesso. Altre volte aveva sperimentato cose del genere ma mai così direttamente e con tale sfrontatezza; nelle sue precedenti esperienze era sempre giunto alla conclusione che bisogna sapere attendere, qualcosa di concreto può emergere da un momento all’altro per consentire di afferrare quella logica sconosciuta e renderla evidente nella sua irrazionalità o lasciare che lasci il posto ad una realtà conseguente dove non può più attuarsi nella medesima forma e con i medesimi risultati, più realisticamente però sapeva che certe volte la mano giocata al buio passa oltre il giocatore e lo mette con le spalle al muro, in special modo se non è possibile intraprendere le azioni necessarie per vincoli esistenziali, incapacità, incomprensioni e relazioni fra persone che comportano difficoltà insormontabili. Al fondo una logica c’è sempre ma quando l’irrazionalità ci si mette d’impegno è possibile il risultato inaccettabile perché in definitiva anche l’irrazionale è parte del razionale, lo dimostra il fatto che l’errore è sempre possibile.

Non sapeva se fosse trascorsa esattamente la mezz’ora che aveva predetto il commissario Bellosi, né si era curato di verificare, perso in uno stato d’animo piuttosto cupo, però questi comparve nel suo ufficio con un’espressione neutra e professionale e uno sguardo predisposto ad ascoltare qualcosa di strano e forse di interessante, il dott. Gridero gli fece cenno di sedersi e mentre questi si accomodava gli mise davanti i due prodotti grafici senza dire nulla. Il commissario Bellosi li osservò aggrottando un po’ le sopracciglia poi guardò il dott. Gridero aspettandosi un inizio di spiegazione ma questi si limitò a dire:

– Il disegnino con le tre donnine l’ho trovato ieri pomeriggio sul mio tavolo e questa foto – e indicò il foglio che rappresentava lui in compagnia dell’Antonnomi e Mina di spalle – era sul mio tavolo questa mattina.

– Uno strano servizio postale – disse il commissario continuando ad osservare i due fogli – Questa foto dov’è stata scattata?

– Nell’atelier di un certo Vanzi, dove ieri pomeriggio mi ha fatto convocare l’Antonnomi per dimostrarmi la sua estraneità alle vicende che stiamo indagando.

– Una specie di confessione al contrario.

– Oppure una riuscita discolpa. Ma il punto non è questo… supponiamo che questa foto salti fuori dopo che avremo dato il via alle investigazioni ufficiali con gli interrogatori in presenza di legali e notifiche di indagine eccetera, sarà difficile dare una spiegazione razionale vista la mia presenza in compagnia di certi indagati, supportata dalla testimonianza di presenti estranei alle indagini.

– E queste tre allegre donnine?

– Non so cosa dire. Il primo pensiero è stato verso la Brigonzi, però secondo me quella nemmeno sa che esisto, noi non abbiamo mai fatto alcun passo verso le sue attività, o almeno non alcuno che non sia già stato tentato da nostri predecessori in maniera piuttosto blanda…

– E allora? – domandò il commissario.

– Mi aspettavo una sua opinione.

– Al momento non ho un’opinione, questa roba mi manda in bestia.

– L’ultima cosa da fare.

– Qualcuno qui dentro gioca per conto di quelli di fuori.

– Questo era già evidente dalla difficoltà di mettere mano su certe informative…

– Vero. Continuiamo o molliamo?

Il dott. Gridero non fece in tempo a dare una risposta, qualcuno entrò nell’ufficio senza bussare con fare piuttosto allarmato e consegnò al dott. Gridero un foglio, una fotocopia più esattamente, su cui era rappresentato un altro disegno e nell’allungarlo oltre la scrivania verso il magistrato l’impiegato disse che era stato trovato in una bacheca all’interno del palazzo e che era stata diramata una circolare interna per fare pervenire presso l’ufficio di un suo collega ogni eventuale informazione che potesse essere utile a scoprire l’ideatore e il realizzatore dell’impresa. Il dott. Gridero prese il foglio dalle mani dell’uomo guardandolo in faccia come se si aspettasse ulteriori dettagli ma questi, con un mazzetto di altri fogli nell’altra mano, si era allontanato immediatamente. Il dott. Gridero e il commissario Bellosi si guardarono in faccia dopo avere gettato solo un’occhiata a quella fotocopia, che benché di scarsa qualità rendeva l’idea di qualcosa di cervellotico e sconnesso. Dei corvi appollaiati su di un albero senza foglie e sotto la scritta HARAB SERAPHEL.

– Non so cosa voglia dire questa roba però è forse ciò che aspettavamo.

– Cioè? – Interloquì il dott. Gridero.

– Ho una mezza idea che questo bel disegnino faccia parte della serie – e accennò con una mano agli altri due foglietti che il dott. Gridero aveva sepolto sotto un mucchio di carte quando si era accorto che stava entrando qualcuno.

– Vada avanti…

– Può darsi che se scopriamo cosa significano questi uccellacci e questa scritta forse possiamo trovare un indizio per agganciarci anche a quelli – e accennò nuovamente agli altri due fogli che ora il dott. Gridero aveva nuovamente messo in bella vista – se sono sempre le stesse persone si sono fatti prendere la mano e hanno fatto una mossa troppo ampia, si sono montati la testa.

– Sempre che siano i medesimi soggetti.

– Non credo che ci sia una gran folla di persone volenterose di distribuire grafica bizzarra nel palazzo di Giustizia, ora forse abbiamo un po’ di materiale su cui lavorare. Per non perdere tempo guardi un po’ cosa si può trovare su questa coppia di parole.

Il dott. Gridero trafficò un po’ al computer e dopo neanche un paio di minuti avvicinò la sua faccia allo schermo dicendo:

– Eccolo qua. HARAB SERAPHEL, i corvi della morte. Spiriti ribelli governati da Baal. Satanismo? – disse il dott. Gridero voltandosi verso il commissario.

– Parrebbe, e la cosa interessante è che la nostra pedinata, quella di cui si vede il bel fondoschiena nella foto insieme con lei, giusto ieri sera si è recata presso un’abitazione che già da molto tempo è tenuta sott’occhio per attività di questo tipo, e sa qual è la cosa strana?

– Sentiamo.

– Che i pochi tentativi di installare dei microfoni in quell’abitazione sono sempre andati a vuoto, quella casa è in qualche modo protetta, sorvegliata, c’è sempre stata un’intromissione da parte di sconosciuti che ha mandato all’aria i piani di sorveglianza.

– Quando ci mette lo zampino il demonio… – disse il dott. Gridero a cui parve essere ritornato un po’ di buon umore, e assunse un’aria un po’ buffa.

Il commissario sorrise, la tensione si allentò un po’ ma il problema restava, il dott. Gridero, che pareva essere in vena di ironia aggiunse:

– Forse sarebbe sufficiente mettere sotto sorveglianza questo edificio, magari ne sapremmo un po’ di più su questa gente, con tutte le consegne che fanno devono avere un bel traffico.

Il colloquio dei due funzionari fu interrotto dallo stesso tipo che era entrato poco prima a consegnare l’aggiornamento fumettistico e questo, con l’aria di voler dare una notizia di difficile reperimento entrando praticamente di spinta quasi strillò:

– Pare che quella scritta HARAB SERAPHEL significhi esattamente «I corvi della morte. Spiriti ribelli governati da Baal».

Il dott. Gridero e il commissario Bellosi lo guardarono attoniti, poi il dott. Gridero disse:

– Ah, esattamente?

E il tipo rispose.

– Sì, sì, esattamente, abbiano verificato!

Il dott. Gridero e il commissario Bellosi si guardarono in faccia, il tipo, che pareva un poco sovreccitato, voltò le spalle e prese la direzione della porta a recare altrove l’esatta notizia. Ci volle qualche secondo prima che entrambi riprendessero la facondia di routine, quella un po’ mesta e in perenne sospettosa rassegnazione.

– Se questa è l’attitudine media sembra che la manovalanza per la distribuzione porta a porta non manchi.

Il commissario rispose trasversalmente:

– Non penso che dobbiamo cercare dei satanisti, questo è solo un diversivo, fumo negli occhi. Non sarebbe stato razionale attuare una minaccia apertamente comprensibile, questa maniera di fare pervenire al destinatario missive criptiche ma non eccessivamente, neanche troppo velatamente minacciose, sì, insomma… ad un satanista propriamente detto non gliene potrebbe fregare di meno, non sa nemmeno che esistiamo.

– In effetti – concordò il dott. Gridero – per adorare Satana occorre prima ammettere l’esistenza di Dio e poi pregare la parte avversa, sarebbe come dire che una persona che potrebbe gustare una Sacher Torte preferisce mangiare una “luisona”, una mentalità bizzarra…

Il commissario non raccolse, forse non era nemmeno credente e comunque non era veramente spiritosa come uscita, fermo restando che forse non sapeva cosa fosse quella luisona di cui parlava il magistrato di origini bolognesi.

– Senta – disse il commissario avvicinandosi alla scrivania come per richiedere una maggiore e confidenziale attenzione – quella gente di cui le ho detto, sì, insomma… quell’appartamento dalle parti di Piazza della Vetra dove ieri sera si è recata la Calludole, beh … è sotto osservazione da un certo tempo, senza che sia mai venuto fuori alcunché, molte segnalazioni, molte stranezze, acquisti bizzarri però mai nulla di concreto, beh… guardi… io ho il sospetto che sia un paravento per altre attività più remunerative. Lo sa che si sono arredati la casa con autentici pezzi d’antiquariato? Quelli sono poco più che trentenni…

– Chi? – lo interruppe il dott. Gridero.

– Quei due… come si chiamano… ah sì… Sara Speddenno e Nardo Fernet, poi c’è un altro fanatico che frequenta la casa ma ieri sera non si è fatto vedere, quello si chiama… mi viene solo il nome… Laszlo, si chiama Laszlo e anche su di lui nulla tranne quelle stranezze che lo accomunano alla coppia.

– Quindi? – interloquì il dott. Gridero.

– Quindi è possibile che dietro la stranezza, paventata come autentica si dedichino con maggior profitto ad altre incombenze per conto proprio o per conto terzi, come per esempio…

– Calma, calma – si intromise il dott. Gridero – dovrebbero avere degli agganci altrettanto bizzarri qui all’interno…

– Esattamente! – lo interruppe il commissario.

Si guardarono in faccia senza dire nulla gettando un’occhiata alla porta come se il messaggero dell’esattezza dovesse comparire di colpo come richiamato, poi il commissario riprese:

– Senta forse non è importante scoprire chi è che collabora dall’interno, io direi di puntare su quella coppia e tenerla sotto controllo, questa storia degli uccellacci è stata forse come una firma, non sono pronto a giurarlo però ci sono alcune cose che convergono verso quei due, compresa la Calludole, che è tutt’ora sotto osservazione.

Posizione scomoda

– A me pare che ci siamo anche noi sotto osservazione.

– Non intenderà restarsene qui a collezionare foglietti disegnati…

Prossimamente il trentasettesimo capitolo

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