Una storia italiana – Romanzo a puntate (38)

romanzo a puntate (38)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XXXVIII°

(38)

Milano

Sabato, 21 Luglio 2001

Sandro era in casa e c’era anche Dott. Cynicus, erano arrivati a Milano ad un’ora decente la sera prima ed avevano potuto riposare. Dott. Cynicus però non pareva del solito umore ironico e provocatorio, la giornata precedente aveva lasciato un segno nella sua sensibilità, Germano e Alfeo lo conoscevano abbastanza a fondo per capire alcuni suoi lati troppo esposti a certe difficoltà insensate dell’esistenza, perché sì, la vita è bella ma prima o poi t’accoppa, che non sarebbe neanche una tragedia, più che altro prima o poi ti butta nella merda; non è vero quello che ha detto il filosofo, che il mondo terminerà in una risata, è molto più probabile quello che ha detto il poeta, e cioè che termini in una scoreggia, o per usare parole sue “in un singulto”; se mai avrà termine. Sandro guardava distrattamente un notiziario che dava aggiornamenti sui «disordini» nella città di Genova.

TV

– Che bella definizione – disse Dott. Cynicus alludendo ai «disordini» senza rivolgersi a nessuno in particolare.

Nessuno gli rispose, ciascuno ebbe la sensazione che stesse parlando con se stesso e la politica, quella delle ciance confezionate, cioè l’aspetto telegenico e divulgativo del verbo del potere, era una roba che non trovava l’interesse di nessuno fra loro e nessun’altra forma pareva praticabile. Poi lo show continuava con le immagini delle cariche delle FFOO, i lacrimogeni, lungo un viale ed uno spiazzo prospiciente il mare davanti a Genova. Un certo disgusto prese possesso dei tre reduci che si scoprirono a guardarsi in faccia senza avere qualcosa da dirsi veramente; Alfeo continuava a guardare il notiziario in silenzio, poi Sandro chiese a Germano:

– Mina? L’hai vista? Vi siete parlati?

– Non la vedo dall’altra sera e il suo cellulare è spento, sono stato a casa sua e sua madre mi ha detto che questa mattina è uscita una mezz’ora prima che arrivassi e nient’altro.

Sandro e Dott. Cynicus si guardarono l’un l’altro dubbiosi. Alfeo, che pareva distratto, disse:

– Forse vuole restare un po’ da sola.

Sandro e Dott. Cynicus si scambiarono un’altra un’occhiata e Germano spiegò loro che aveva dato qualche ragguaglio all’Oscuro circa la bizzarra situazione. Alfeo smise di guardare la TV, Sandro la spense e per qualche minuto restarono in silenzio. Il monolocale di Sandro era confortevole, il paparino industrialotto nonostante le delusioni della sua progenie, al frutto dei suoi lombi non gli faceva mancare nulla, non che il collega di Germano potesse scialare però era abbastanza a proprio agio, con un alloggio tutto per sé e in una buona posizione, non troppo decentrata, tanto che se ne aveva voglia poteva raggiungere Piazza Duomo a piedi in meno di un quarto d’ora e per andare in facoltà certe volte non usava nemmeno la metro o l’autobus, si faceva una passeggiata.

– Non so cosa pensare di tutto quello che è scaturito attorno alla Calludole – sbottò Sandro guardando i suoi colleghi con una faccia dubbiosa.

– Qualcosa deve essere successo nella sua adolescenza – si intromise Dott. Cynicus – e non credo che abbiamo il diritto di ficcare il naso nelle sue faccende.

TV dei ragazzi

– Ma tu sei proprio sicuro che quelli che hai visto l’altra sera in macchina davanti al Sole Nero erano due pusher al servizio di quel tipo, del Cinese o come si chiama? – chiese Germano.

– Come della luce del giorno – e indicò con un gesto del capo il cielo azzurro fuori dalla finestra.

– E come fai a conoscerli? – interloquì ingenuamente Alfeo.

Dott. Cynicus guardò Germano e Sandro, il lato candido di Alfeo li divertiva ma non lo sfottevano per questo, poi gli rispose.

– Per fare un esempio che non c’entra nulla, è come quando vedi un operaio in tuta da lavoro in un Emporio Armani®, le due cose non stanno insieme, così magari noti una cosa, il giorno dopo ne noti un’altra, poi magari capita che vedi qualche conoscente in compagnia di gente incompatibile con le solite frequentazioni, probabilmente prima di un ritrovo, perché in quelle occasioni c’è sempre qualcuno che si rifornisce, insomma non è necessario fare delle autentiche indagini o comprare per davvero della bamba per capire da chi stare alla larga.

– Credo che questa mentalità non sia per tutti.

– In effetti no – rispose Dott. Cynicus – di certo non per Bonbon.

– Ehi, a proposito quello mi puzza parecchio e poi non è da lui che hai sentito nominare Mina giovedì scorso? – disse Sandro rivolgendosi a Germano.

– È vero, e ancora non me lo so spiegare.

– Non credo che sia necessario spiegarselo, è sufficiente capire – disse Dott. Cynicus.

– Che cosa?

– Che è uno in condizione di non poter negare un intrallazzo ai suoi fornitori.

– Quale tipo di intrallazzo?

– Questo è il punto, non lo sappiamo, e dubito che Mina voglia metterci al corrente, se ne avesse avuta voglia lo avrebbe già fatto.

– Ho come la sensazione di girare a vuoto come una trottola – disse Germano guardando un punto vuoto sulla parete alle spalle dei suoi colleghi – in qualche maniera ho fatto scaturire questa cosa e mi sento responsabile per quello che può accadere a Mina.

– Non credo che sia stato tu l’elemento scatenante, l’hai solo intercettata e forse, anzi, molto probabilmente, ne hai attenuato gli effetti insieme a noi e a Trifarro con i suoi consigli.

– Credo che sarei disposto a pagare per sapere con chi ha parlato e che cosa si sono detto lui e l’eventuale interlocutore giovedì scorso dopo che ci ha lasciati in Via Del Perdono – disse Dott. Cynicus guardando Sandro e Germano alternativamente.

Ci fu un momento di silenzio, ciascuno dei quattro pareva avere intenzione di distrarsi, di pensare ad altro, poi Sandro disse rivolgendosi a Germano:

– Se non ricordo male giovedì scorso hai detto che quello che hai sentito faceva parte di una conversazione fra Bonbon e Laszlo.

Copertina di fumetto

– Esatto – rispose Germano.

– Quindi c’è dentro anche lui.

– Non so perché ma la cosa non mi stupisce, quello è sempre troppo disinvolto, ha sempre l’aria di qualcuno che ti parla di una cosa per fartene intendere un’altra, distrarti, convincerti di qualcosa che non ti interessa…

– Ehi – intervenne Alfeo – avete mai notato che quando ci si ritrova da qualche parte e c’è pure Laszlo se capita che ci sia qualcuno che ha voglia di farsi di qualcosa lo tiene sempre in considerazione e quasi lo corteggia? Lui però non porta mai roba e nemmeno ne fa uso, è sempre pulito, però è sempre lì a fare il simpaticone con i soliti narcotizzati.

– Pare che io non abbia parlato invano – disse Dott. Cynicus.

– Ed è anche molto amico di Bonbon – aggiunse Sandro.

Germano deviò dall’argomento:

– Non vorrei sembrare insistente – disse Germano rivolgendosi al Cusani e guardando di sguincio l’Alfeo – ma tu come fai ad essere certo di questa connessione con quel tipo, sì, quel Cinese, o Cazzarola o come diavolo si chiama?

Il Cusani prese un attimo di tempo, guardò i suoi amici/colleghi e poi rispose.

– Quel tipo, non so quando esattamente, forse tre, quattro o forse cinque anni fa, perché ha più o meno i nostri anni, frequentava la Statale di Legge, ha mollato dopo pochi mesi sebbene non avesse particolari problemi con lo studio ma alcuni se lo ricordano e non perché era particolarmente simpatico o ché, ma semplicemente perché attorno a lui certa merce fioriva come d’incanto benché lui non ne avesse mai in tasca. Sono pochi quelli della Statale che sanno ancora attingere alle sue forniture, ma per certuni è un riferimento, benché il tipo non si esponga mai in prima persona.

– Intendi dire che passano dal Sapienza…

– Da lui e forse da qualcun altro.

– Da Laszlo, forse.

– Non sono aggiornato fino a questo punto, però…

– È una possibilità – disse Germano fissando il pavimento – ho quasi orrore a pensare al genere di interessi che possono essersi messi in azione intorno alla persona di Mina, benché non ne abbia un’idea, neanche una lontanamente definita.

– Trifarro potrebbe illuminarci – disse Sandro.

– È a Trieste – rispose non richiesto Alfeo.

Illiria

– Chi te lo ha detto?

– L’ho saputo ieri da qualcuno della facoltà.

– E cosa ci è andato a fare? Non doveva andare a Genova?

– Magari gli abbiamo rovinato i piani per il fine settimana.

– O forse qualcuno se l’è voluto togliere di torno per un po’ – disse Dott. Cynicus.

– Poteri grossi intendi?

– Non intendo nulla. Solo mi pare strano che giovedì parlasse di andare alla protesta contro il G8 a Genova e d’improvviso se ne va a Trieste… e a fare cosa? – chiese il Cusani ad Alfeo.

– Convegno di filosofia – rispose l’Oscuro alias lo Scuro.

Per un po’ parvero tutti e quattro disarmati di fronte a qualcosa che non erano capaci di afferrare e su cui non volevano costruire fantasie, perché la consistenza di stranezze e coincidenze era concreta ma non riuscivano a venire a capo di alcunché e non avevano nulla di certo su cui discutere o su cui pianificare. Alfeo prese un libro dalla scrivania di Sandro e lo sfogliò con una certa sufficienza, come se stesse pensando ad altro, i tre reduci se ne stettero zitti per un po’, poi Alfeo chiese:

– Che opinione vi siete fatti dell’orazione di Trifarro in Largo Richini giovedì mattina?

Lo considerarono per un istante come se la domanda li avesse colti in un momento di totale distrazione, Sandro in effetti stava sbadigliando, forse si era svegliato da non molto, Germano e Dott. Cynicus guardavano fuori dalla finestra con uno sguardo vacuo che pareva non ritenere nulla di ciò che stavano vedendo, poi Sandro, ripreso il possesso funzionale della mascella gli rispose.

– Una cosa piuttosto strana, forse un po’ bislacca però mi ha fatto venire in mente un po’ di domande da porgli e che gli porrò alla prima occasione.

– Del tipo?

– Del tipo che non ho capito dove volesse andare a parare né a cosa mirasse esattamente con quella che lui ha definito storia ipotetica.

– Da un certo punto di vista la storia è sempre ipotetica, intendo, se togli le date e i nomi, come se fossero dei risultati di calcio, quello che resta da interpretare è sempre soggetto a discussione – intervenne Dott. Cynicus.

– Va bene però ha mischiato troppe cose, la musica blues, la fine della storia, Nietzsche, Kafka, Joyce, per terminare al sessantotto…

Copertina di libro

– Quando era giovane e bello – ironizzò Sandro.

– Magari anche solo un bambino in quell’anno – sottolineò Germano.

– Pagherei per sapere con chi ha parlato e riguardo a cosa, lui e l’eventuale interlocutore giovedì scorso dopo che ci ha lasciati in Via Del Perdono – ripeté Dott. Cynicus deviando dalla logica della conversazione.

– Lo hai già detto, comunque è vero, si è dimostrato un tipo intrigante – aggiunse Sandro.

– E ha mantenuto la parola, poi ci ha chiamati per telefono per dirci di evitare certi posti. In effetti è vero, pure io sarei curioso di sapere con chi ha parlato.

– Questo però è meglio che non glielo chiediamo, la cosa va accettata così.

– Mi chiedo come sarebbe andata la giornata se il Trifarro avesse tenuto la sua pseudolezione in facoltà, regolarmente seduti e inquadrati in un’aula – chiese Germano senza rivolgersi a nessuno in particolare.

– Che molto probabilmente non avresti avuto modo di intercettare quella frasetta che ti ha messo in allarme, Laszlo e Bonbon si sarebbero parlati fuori dall’aula o in altro luogo appartato.

– … e mi chiedo pure se abbiamo offeso Mina in qualche maniera imponendogli i nostri soccorsi…

– Qualche probabilità c’è… – rispose Sandro – l’abbiamo messa allo scoperto senza che ne avesse avuto alcun preavviso.

– Forse è per questo che non si fa vedere.

– O forse i pericoli che gli stanno addosso l’hanno in qualche modo raggiunta.

– Che aria tirava in casa sua? Sua madre ti è parsa allarmata?

– No, aveva la solita superiorità della professoressa so-tutto-io-e-tu-sei-uno-stronzetto. Secondo me Mina non gli ha detto nulla, e io me ne sono guardato bene, anche perché mi sembra che non ne sappiamo molto.

– Potremmo telefonare a Guendalina e sentire se ha notizie – suggerì Alfeo.

Gli altri si guardarono in faccia, nessuno pareva aver voglia di contattare quella donna, poi Germano scuotendo il capo disse:

– Io non credo di aver voglia di sentire la sua voce, e soprattutto i suoi eventuali commenti e/o integrazioni superflue con eventuali domande che rispondono alle tue domande senza rispondere alcunché.

– Potrebbe telefonargli Alfeo – suggerì Sandro sorridendo un po’ maliziosamente.

– Sì – rincarò Dott. Cynicus – mi è sembrato di percepire un’intesa fra voi due giovedì sera.

Alfeo si dimostrò più pronto di quanto avessero potuto sospettare:

– Non so che cosa tu abbia percepito, forse avevi esagerato un po’ con il cabernet-sauvignon…

– Però in effetti è lei che l’ha accompagnata via, è a lei che l’abbiamo affidata…

– E non sappiamo dove l’ha portata.

– Di certo non era in pericolo, sua madre ha detto che stamattina è uscita di casa ad una certa ora, quindi ieri sera ci è rientrata, da qualunque posto in cui l’avesse eventualmente condotta la sua amica – precisò Germano.

– Quindi possiamo prendercela calma – concluse Sandro.

– E magari cazzeggiare un po’… – aggiunse Dott. Cynicus.

– Per esempio come?

– Beh, potremmo accendere la TV e sparare a qualche luogo comune.

TV

Sandro rise, prese il telecomando lo puntò ed emise un fumettistico “bang” accendendo la televisione. Ci fu un po’ di discussione per scegliere il canale più dozzinale e per giunta era anche mattina, gli show del litigio non erano mai in programma prima del pomeriggio, per cui si adattarono ad osservare educati presentatori dell’intrattenimento per l’intrattenimento, quegli approfondimenti che non vanno oltre il riassunto della sintesi della voce corrispondente in una qualunque enciclopedia, per quanto intrigante possa essere l’argomento. A Dott. Cynicus brillarono gli occhi quando sentì dire da uno degli ospiti della trasmissione che stavano osservando un’accoppiata di parole abbastanza interessante:

– … è un’unione illegittima…

– Ehi, questa può andare per un inizio – disse drizzandosi sulla schiena da dov’era seduto.

– Quale?

– L’unione illegittima.

– E dove starebbe il punto?

– È nata prima l’unione o prima la legge?

– Questa ce la devi spiegare – insistette Sandro.

– La definizione “unione illegittima” non esiste senza la presenza di entrambe le parole, per cui se due persone decidono di unirsi in quale punto sta la legge per poter definire l’illegittimità? Gli esseri umani si “uniscono” (e qui fece tornare in vita i coniglietti diabolici di Guenda sotto un’espressione contorta a mimare uno scemo autentico) da ché esiste il mondo, e la legge interviene sempre dopo a giudicare la liceità o l’illegalità della cosa…

«”» – «”»

– Ma se interviene vuol dire che esisteva già quando gli incriminati si sono accoppiati, altrimenti non avrebbe potuto rimarcare il fatto – precisò Sandro, che pareva in vena.

– Però se la legge l’hanno fatta gli umani vuol dire che è venuta dopo e che si è imposta anche retroattivamente e con arbitrio, e questa è la “morale” (di nuovo coniglietti e smorfia).

– Insomma, restiamo al vecchio e dozzinale quesito, se è nato prima l’uovo o prima la gallina – intervenne Alfeo.

– Pare di sì, comunque è legge, da cui…

La conversazione cadde momentaneamente, nessuno pareva avere nulla da aggiungere, la conclusione di Dott. Cynicus era stata troppo ambigua per il solito cazzeggio dei BDdLC, però non demorsero dall’osservazione della tele. Germano ascoltava senza partecipare, la compagnia dei colleghi lo aveva risollevato da certe tristezze del giorno precedente e dalle ubbie instillate dalla madre di Mina, però ancora gli riecheggiava nella testa quell’allusione alla Colonna del Diavolo e non riusciva a togliersela dalla mente e benché partecipe quale ascoltatore delle baggianate dei suoi amici aveva preso a rimuginare quella frase cercando di darvi un senso e anche se non lo aveva trovato appieno il dubbio aveva preso una sua vastità, perché la Sig.ra Calludole-mamma, per come l’aveva inquadrata fin dall’inizio della sua amicizia particolare con Mina, era una a cui piaceva fare ironia per davvero, nel senso che non si inventava mai nulla o quasi di quello che diceva, c’era sempre un fondo di verità a cui lei riusciva a dare una maligna sfumatura di maldicenza tentando di far ridere, che forse non era il suo scopo, perché a pensarci bene la donna rideva abbastanza di rado e per materie che a lui non avrebbero fatto ridere nemmeno dietro minaccia di violenza.

Resistette ad una voglia terribile di contattare Mina ad ogni costo, correre via dai suoi amici e andarla a cercare in qualunque posto gli venisse in mente ove lei potesse essere, a costo di diventare sciocco e patetico davanti a lei, senza nulla di preciso da chiederle tranne spiegazioni e giustificazioni che, si avvide immediatamente, erano la scusa migliore per fare terminare la loro amicizia. Riprese possesso della sua presenza in sé, per quanto filtrata da una spessa ombra di inquietudine, si dette un contegno per non dare sospetto agli altri circa certe sue paturnie, non ultima la possibilità di scatenare anche la loro ironia, perché questi simpaticoni, se avessero saputo dell’allusione della genitrice di Mina, ci avrebbero ricamato sopra un pochettino, magari senza raggiungere i vertici irraggiungibili della malignità della donna-materna ma comunque a sufficienza per una settimana almeno di sfottimenti.

Nell’oggi parevano di moda le coppie di parole e Sandro aveva estratto dalle tele un altro abbinamento interessante, Alfeo, che solitamente non partecipava a queste discussioni un po’ sgangherate, pareva divertirsi davvero.

TV

– Un extracomunitario clandestino, che orrenda maniera per definire un essere umano.

– Concordo – disse Dott. Cynicus – già sei extracomunitario, e questa definizione già ti pone fuori dalla comunità degli umani, benché il significato stretto alluda alla C.E.E., per giunta sei anche clandestino…

– Ci manca solo che cominci a piovere e hai scordato a casa l’ombrello…

– Ma chi le inventa queste definizioni? Devono avere una scuola, un addestramento particolare. Com’è anche quell’altra definizione? Ah sì! Il Centro di Permanenza Temporanea. Ma se è temporanea come fa a essere permanente? Perché ce li tengono un tempo lunghissimo.

– Sono definizioni tipiche nostrane. Non siamo noi il paese delle convergenze parallele?

– Forse anche Euclide sarebbe d’accordo, ma solo in una proiezione infinita…

– Come la permanenza temporanea…

Prossimamente il trentanovesimo capitolo

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