Una storia italiana – Romanzo a puntate (31)

romanzo a puntate (31)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XXXI°

(31)

Milano

Venerdì, 20 Luglio 2001

La Wanda Brigonzi proprio non l’aveva mandata giù; che l’Antonnomi e il Cazzarola se ne venissero a trafficare le loro iniziative all’ombra della sua attività era qualcosa che non doveva accadere, era indelicato da parte loro, dopo tutta la collaborazione che aveva loro offerto, ben ripagata certo, ma sempre preziosa e a volte anche rischiosa. Era indelicato venirsene qua e scansare il suo orecchio personale sui loro personali affari, di cosa avevano paura? Che li vendesse alla polizia? Aveva sempre garantito loro copertura, riservatezza e preziosi servigi, e loro? Gli piombavano in negozio e gli facevano capire che potevano scansare la sua sorveglianza, praticamente come volevano. Che ingrati, non capivano dunque che li sorvegliava per il loro bene? Per il bene dell’andamento di tutto il business? Il loro come il suo? Non capivano che si deve sapere tutto perché tutto funzioni come sempre? Ah, gli uomini, che bambinoni. Ma gliel’avrebbe fatto vedere lei, avrebbero capito di che pasta è fatta la Wanda Brigonzi.

Moda. Penultimi modelli.

Non appena i due sciovinisti se n’erano andati s’era rintanata nel suo ufficio, o quello che poteva apparire come tale, in realtà era uno sgabuzzino senza finestre, oh, ben arredato s’intende, e fornito di aria condizionata nello scantinato del negozio, e da lì cominciò a richiamare all’ordine le sue Lanzichenecche, confidenzialmente le “Lanze”, ossia le sue fernande d’alto bordo, vale a dire autentiche professioniste senza tutti quei problemi sociali, quegli strascichi famigliari e questioni a mezzo con la Giustizia, quando si parla d’affari non si sta mica lì a frignare e a fare la faccia contrita o a meditare che cosa penserà la gente, gli affari sono affari, che diamine.

La questione non era facile, innanzi tutto voleva scoprire che cosa le avevano taciuto i due mirmilloni, che cosa stavano bollendo in pentola, perché, non ultima delle sue preoccupazioni, una certa concorrenza c’era, non pressante o invadente ma si sa, la topa tira, e bisogna saper presentare il prodotto, ma soprattutto bisogna saper tenere un basso profilo insieme ad un’alta qualità e quei due là gli stavano tramando qualcosa. Un giro di telefonate, senza domande, una semplice chiamata a raccolta, a quattr’occhi, senza uomini in giro, un gineceo minaccioso e inquisitore si imponeva, perché quei due andavano stanati nelle loro intenzioni e qualcosa si sa sempre, c’è sempre un dettaglio che fa tornare i conti, di certo insufficiente per esser chiamato “prova” ma lei mica doveva istruire un processo, doveva solo scoprire la verità, la sua verità, la verità riguardo eventuali minacce alla sua attività.

Precisare quanto e come fosse esteso il suo giro non era una cosa descrivibile alla virgola; quello delle Lanze e non quello dell’abbigliamento, perché era da quell’altra attività che ricavava i suoi introiti, ché se fosse dipeso dal commercio di vestiario avrebbe dovuto chiudere bottega da un pezzo o al limite tirare avanti alla meno peggio. C’erano le “fisse”, quelle su cui poteva sempre contare, quelle che non avevano marito o ne avevano uno che era contento dei bei vestiti che la sua compagna si poteva permettere senza che alcun dubbio lo sfiorasse circa il costo di quegli stracciuetti, quelle erano la base esecutiva, con poche parole si intendeva sempre con queste, fidate e di classe; poi c’erano le “avventizie”, quelle che per integrare osavano qualche scappatella ben remunerata e per queste doveva mettere in piedi ogni volta dei piccoli sotterfugi per gli eventuali famigliari, certe volte gli si presentavano delle giovani di ottimo aspetto, libere e disinibite e allora erano affari grossi, perché i clienti più o meno erano gli stessi o amici degli stessi e volevano merce sempre di prim’ordine, possibilmente nuova.

Moda. Nuovi modelli in arrivo….

Ad alcuni clienti introdotti dagli stessi non veniva spiegato tutto il traffico nelle sue possibilità e venivano presentate loro le Lanze come accompagnatrici per cui chiedevano semplicemente una hostess e se la portavano a spasso a costo doppio o triplo di una trombata perché solitamente le tenevano impegnate per una giornata o due, parlando loro come se fossero ad un congresso di storia dell’arte; certo che ci provavano anche loro, sempre per il motivo del tiraggio, ma per loro la cosa era meno abbordabile per via della facciata di perbenismo che avevano preteso (Mai calare la maschera!) e quando succedeva le sue Lanze erano tanto abili da riuscire a far credere al tipo di turno che era successo solo per lui, che nella loro professione queste cose non si fanno e il tipo si innamorava un po’ nonostante la cifra che aveva dovuto sborsare, telefonava, mandava dei regalini, che teneri che erano, pagavano bene ed erano pure felici.

Le “fisse” erano una base di quattro o cinque ma estendibile a seconda della stagione, della presenza in città di fiere, feste e mercati, della disponibilità di collaboratrici su cui poter contare, dalla necessità di integrare gli introiti da parte di alcune ex. Jadranka, la sua fidata, una croata di un metro e ottantacinque dalla coscia infinita e dallo sguardo dominatore, non era solo bella, era anche sveglia e capace nel business. Essendo del ramo, pur non avendo mai battuto i marciapiedi, ogni tanto si divertiva a stuzzicare certi pappa in periferia, così, tanto per sondare il terreno, per capire che aria tirava perché se la pula si mette in testa una cosa la voce gira e prima o poi si viene a sapere e lei sapeva far parlare qualunque uomo, che in fondo nell’opinione della Brigonzi non è nemmeno un esercizio difficile. Jadranka era l’attrazione esotica, quell’italiano, ben parlato sì ma con modulazioni foreste, era un’attrattiva da non credere. Certe volte la teneva in negozio con lei e i mariti delle sue clienti, testa voltata verso di lei, incespicavano nel parquet come se stessero attraversando una morena; qualcuno di questi mariti aveva fiutato la possibilità, perché certi uomini lo intuivano ma nel dubbio non osavano. Guardavano la Brigonzi aspettandosi un segnale ma la clientela era filtrata per bene, solo gente conosciuta, e per diventare “Gente Conosciuta” c’era una procedura, perché le sue Lanze la davano, ma mica a tutti.

Lanzichenecchi. (foto d’archivio)

Qualche chiacchiera s’era sparsa riguardo questa sua attività, perché poi anche Milano è un paesone, con la sua piazza, le sue chiesette, i suoi ritrovi pubblici, qualcuno aveva seminato strane notizie sul suo negozio e un giorno era arrivata la Guardia di Finanza. Che forti! Cosa speravano? Di trovare i rendiconti degli introiti delle sue Lanze? Di trovare i tabulati delle marchette? Speravano di trovare delle fatture per prestazioni sessuali? Carico e scarico dell’IVA sulla topa? Avevano guardato il registro IVA del negozio (di abbigliamento), le fatture (dei fornitori di vestiario uomo e donna), il carico e scarico delle merci (quelle ufficiali), gli scontrini della cassa e tutto era risultato regolare. Che novità! La Brigonzi era quasi maniacale sull’argomento, perché era sempre stato chiaro nella sua mente che prima o poi qualcuno sarebbe venuto a controllare e non voleva essere colta in fallo. Il meretricio – ma a lei questa parola, come i suoi sinonimi, non piaceva e se qualcuno le avesse propinato una tale definizione avrebbe dovuto sopportare il lato feroce della Brigonzi, che è veramente sconsigliabile – veniva esercitato in maniera così dissimulata che solo uno dall’interno avrebbe potuto far crollare la faccenda e proprio per questo la clientela era setacciata con cura, in aggiunta la Brigonzi era stata tanto abile da coinvolgere qualcuno di quelli che contano, come l’Antonnomi, per citarne uno fra i non pochi, e per garantirsi ulteriormente aveva certi ammanicamenti con soggetti della Forza & Burocrazia veramente poco raccomandabili con uno scambio di informazioni da fare rabbrividire la democrazia dalle fondamenta. È dura la vita, la Brigonzi ne sapeva qualcosa.

Registro IVA

Alle dodici e trenta, appena chiuso il negozio la Wanda aveva suonato l’adunata e in meno di un’ora le mercenarie erano a consiglio nel magazzino dell’esercizio commerciale. La concione della boss fu breve e nessuna pose domande tranne per l’appuntamento per il briefing d’aggiornamento, su cui la Brigonzi non dette tregua: «Questa sera alle sette e mezzo voglio essere messa al corrente di qualcosa di concreto». Non c’era d’altronde molto da chiarire, l’Antonnomi e il Cazzarola li conoscevano tutte in differenti gradi di intimità, molto più l’Antonnomi che il Cazzarola, perché questo era sfuggente come un’anguilla mentre l’altro era molto più propenso alle mollezze del matriarcato, benché fedele al suo maschilismo canonico, e per un verso o per un altro ne avrebbero afferrato le intenzioni più facilmente che per il Cazzarola, ma anche per quest’ultimo esistevano ben pochi nascondigli per lo sguardo ficcante delle Lanze, benché riuscisse sempre a rilanciare la sua riservatezza con espedienti imprevedibili e risorse sconosciute; stava sempre un passo avanti ma prima o poi avrebbe commesso un passo falso e la sua verità sarebbe venuta all’evidenza, forse prima delle Lanze che della Giustizia, ma a questo aspetto nessuno pensava, prima di tutto gli affari con tutta la struttura di sostegno dei medesimi e la rete di connessioni.

Il pomeriggio della Wanda Brigonzi era trascorso apparentemente nel solito trantran ma intimamente in una specie di lucida agitazione, macchinazione di ipotesi, immaginazione di vendette pianificate e attuate, congetture su sospetti sia attuali che di vecchia data ma presenti nel suo risentimento come se fosse stata offesa sul momento, e di offese la Wanda Brigonzi ne aveva sperimentate ma aveva saputo tenere testa al momento giusto e ingoiare il rospo quando occorreva ma sempre nella conoscenza delle cose, nell’opportunità di poter decidere, opportunità che era sempre stata capace di costruirsi instaurando rapporti di delicata connivenza e complicità con relativa condivisione di piccoli segreti, che nella sua lucidità riusciva ad espandere in un’ampia conoscenza dei suoi soggetti. A lei bastava guardare come attraverso un foro la vita di una persona per capire buona parte della sua esistenza, vero è che si doveva impegnare con tutta la sua arte femminile, non esclusa a volte la parte erotica, poi in aggiunta si affidava ad informazioni carpite qua e là apparentemente per caso e si faceva un’idea del tipo che di solito corrispondeva abbastanza alla realtà, quella pratica almeno.

Le sue Lanze, mediamente di una decina d’anni almeno più giovani di lei, se le era allevate alla sua maniera scegliendole con cura fra le varie opportunità che aveva avuto ai suoi esordi, quando faceva lei stessa in prima persona e da sola quello che faceva loro fare ora, e non era stato facile trovare donne per un giro del genere ma un po’ di risentimento alberga spesso in un’anima femminile, quel risentimento che fa fare scelte un po’ ribelli e un po’ per vendetta, e sapendolo prendere dal lato giusto ci si può costruire sopra qualcosa di interessante. Delle sue Lanze facevano formalmente parte anche le due commesse ma più che altro per supplenza, senza una assidua partecipazione, per via della facciata da presentare alla Società nella sua rappresentanza di gente in divisa, benché più di una volta fosse successo che, in considerazione di una riservatezza eccezionale, anche loro si fossero date alla professione extra lavorativa, più che altro rappresentavano però la parte amministrativa della faccenda.

Alle sette e mezzo una dopo l’altra arrivarono al negozio Jadranka, Olga, Simona e Maria, tutte in cognome Rossi tranne Jadranka per cui l’espediente della Wanda Brigonzi non sarebbe stato possibile data la non italianità. Questo era un altro piccolo trucco dei suoi, nomi falsi e un cognome molto comune uguale per tutte, giusto per evitare connessioni e sospetti da parte di eventuali clienti – del negozio ufficiale di vestiario -, e nessuna di loro aveva fatto obiezione, anzi, questo cognome unificante era piaciuto. Le due commesse se le videro sfilare davanti e si fecero l’idea che qualcosa stesse per accadere, la loro femminilità le induceva alla curiosità ma seppero restare nel limite loro concesso da Wanda quando quest’ultima venne da loro seria e disse secco come uno sparo:

– Chiudete il negozio e andate a casa, al resto penso io.

Assemblea

Per dire la verità all’appello serale mancavano Claudia e Norma, sempre in cognome Rossi a rimarcare una sorellanza promiscua, ma l’urgenza induceva a sorvolare sull’appello e poi dopo tutto erano libere mercenarie mica un esercito ufficiale e comunque c’era tempo per vedersele arrivare a dare la loro eventuale cooperazione informativa. Angela e Aurelia, le due commesse i cui nomi erano veri come i contributi INPS, contributi sanitari, imposte fiscali, comunali, rateizzazioni IRPEF che versava per loro a mantenere una facciata di esercizio commerciale, avevano terminato di rimettere a posto alcuni indumenti, avevano chiuso la cassa, avevano gettato un’occhiata a quello strano ritratto della Pirata, che pareva la “donna impudica” in versione cinematografica – più o meno come “la” donna impudica in versione Long John Silver –, rivolto ora nel verso giusto a mostrare una ragazza agguerrita con una benda sull’occhio e un coltello in mano, segno che le Lanzichenecche erano in assemblea, in pericolosa assemblea. Loro non erano state convocate e quindi se n’erano andate e spente le luci della bottega le Lanze e la loro ducessa si erano acquartierate nel retro del negozio, la Brigonzi saltò eventuali preliminari, che in circostanze abituali avrebbero avuto per oggetto nuovi capi in arrivo, griffe in occasione, pettinature, serate con “clienti”, ecc. e facendo una panoramica visuale ad incontrare lo sguardo di tutte le presenti chiese:

– Che novità avete da riferire?

Le ragazze si guardarono in faccia, come a decidere chi avrebbe dovuto parlare per prima e la cosa piacque alla Brigonzi, perché era sintomo che qualcosa da mettere in chiaro c’era. Simona guardò le sue colleghe e poi prese la parola.

Chinese mask

– Pare che il Cazzarola, che nel giro qualcuno chiama il Cinese, abbia organizzato qualcosa per entrare in contatto con una tipa, si vocifera di una bella ragazza, l’ho saputo da un’amica che questa notte era ad una festa dove era presente uno dei suoi scagnozzi, che ora se la fa con questa mia amica, poi lui se n’è dovuto andare all’improvviso dopo avere ricevuto una telefonata. Nessuno conosce il nome di questa ragazza ma pare che il Walter gli stia ronzando intorno e stia cercando di agganciarla con tutti i mezzi.

– È ancora poco – disse meditabonda la Brigonzi.

Ragazza

– Beh, allora il quadretto possiamo tentare di metterlo in chiaro – disse Maria attirando l’attenzione della Brigonzi –. Oggi pomeriggio l’Antonnomi si è presentato dal Vanzi, lo conoscete il Vanzi no? Beh si è presentato in compagnia di uno sconosciuto a cui ha presentato una ragazza che era stata accompagnata lì dall’Ada. Ve la ricordate l’Ada?

– E chi se la scorda – interruppe Olga –, una sera s’è presentata da un cliente vestita come la donna di Roger Rabbit®, con tutte le sue curve abbondanti ben fasciate da un vestito lungo… a momenti lo spaventava…

Risatine generali, poi la Brigonzi richiamò l’attenzione generale sull’argomento principale.

– Questo chi te l’ha detto?

– La factotum del Vanzi, perché lui disegna i suoi bei vestitini ma senza l’ausilio della Jolanda non realizzerebbe una beata mazza, è lei che trasforma i suoi bozzetti in qualcosa di concreto che …

– Taglia corto – interruppe la Brigonzi – che cosa ti ha detto ancora?

– Che l’Ada l’aveva accompagnata lì dietro ordine dell’Antonnomi.

– Sempre la bella tösa… – precisò la Brigonzi con una connotazione interrogativa guardando Simona in attesa di una conferma che non venne.

– Cosa intendi? – chiese Olga.

– Insomma, questa misteriosa bella topa – precisò la Brigonzi.

Topa (?)

– Pare di sì, pare che l’Antonnomi se la sia presa sotto la sua protezione…

– Sì… nella posizione del frate – ironizzò Jadranka.

Risate generali, la Brigonzi dovette richiamare all’ordine.

– Se cominciamo a sparare ******* non si capisce un tubo. Dunque, riassumendo, il Cazzarola sta dietro a una bella tösa, fino a ieri sera, poi oggi pomeriggio questa misteriosa topolona compare in compagnia dell’Antonnomi, manca il nesso, che cosa stanno combinando questi due?

– Uno scambio di favori? – suggerì Simona.

– Sai che novità, quelli sono sempre intenti a scambiarsi favori, una mano lava l’altra e ci puoi scommettere che se li osservi bene gli sbucano di fianco altre due o tre paia di mani, quelli sono tentacolari come un polipo. Dunque c’è ‘sta bella ragazza, c’è il Cazzarola e c’è l’Antonnomi, e poi? Perché con questo siamo al punto di partenza.

– Forse c’è qualcosa che dovevo dirti già ieri sera – disse Olga guardando la Brigonzi con un atteggiamento sottomesso.

– Fuori il rospo – tagliò corto la maitresse.

Rospo (?)

– Quel cliente di ieri sera… quell’avvocato lì, come si chiama, coso…

– Sì, coso può bastare – ironizzò nuovamente Jadranka – tanto tirano fuori solo il coso…

L’atmosfera si fece di nuovo ridanciana, la Brigonzi richiamò nuovamente all’ordine.

– Sì, occhèi, l’avvocato Coso, cosa ti ha detto l’avvocato Coso? – insistette la Brigonzi.

– Lui aveva visto l’Antonnomi bazzicare il negozio e si è fatto certe idee… beh, pare che l’Antonnomi sia dentro ad un giro di intercettazioni, di indagini su non si sa bene cosa però il suo nome è saltato fuori da qualche parte e c’è un giudice che ha in mano la faccenda e pare uno disposto a tirare dritto su qualunque cosa gli capiti a tiro.

– Ah, un uomo tutto d’un pezzo – ironizzò la Brigonzi – e come si chiama questo eroe della Giustizia?

– Dott. Gridero – disse Olga a mezza voce quasi dispiaciuta ma più che altro rammaricata per i maltrattamenti verbali che la Brigonzi stava mettendo in pratica su tutte loro.

– E che idee s’è fatto l’avvocato Coso?

– Questo non me lo ha detto ma mi è parso che ne fosse un po’ contento.

– Di cosa?

– Del fatto che l’Antonnomi potrebbe incappare in qualcosa di spiacevole.

– Questo non dice nulla riguardo a ciò che mi interessa. Manca ancora il nesso, manca il motivo per cui l’Antonnomi e il Cazzarola dovrebbero trescare qualcosa di comunella, qualcosa per cui un giudice dovrebbe interessarsi a loro.

– Beh, riguardo al Cinese non c’è da farsi meraviglia, con quello che si sente dire sul suo conto… – suggerì Simona.

– Ma non capite che tramite loro possono arrivare al nostro bel giro di affari? Sapete quanta brava gente c’è qui a Milano che ci vedrebbe volentieri sbattute in prima pagina e poi in galera?

– Ma nessuno sa nulla – disse Olga ingenuamente.

– Oh, per sapere certuni sanno, ma non hanno prove, e forse a molti di loro torna comodo così e dobbiamo fare in modo che la cosa continui a tornare loro comoda per i più disparati motivi ma questi motivi non ci devono essere sconosciuti. Lo capite che tutto si regge sul famoso io so che tu sai che io so? Dobbiamo scoprire a tutti i costi che cosa hanno tramato l’Antonnomi e il Cazzarola.

Jadranka prese la parola.

– Capirlo alla lettera sarà difficile ma oggi pomeriggio ho saputo da un pappa che il Cazzarola questa notte ha disturbato un certo suo collega, un tale che chiamano il Giangi, tramite un altro pappa di cui non conosco il nome ma se mi date un giorno di tempo penso di venirlo a sapere…

– Sì, va bene, abbiamo capito che conosci molte personcine per bene, quindi? – Tagliò corto la Brigonzi.

– Quindi il Cazzarola di certo stava cercando quella bella tösa che a quanto pare si è andata a rintanare in un posto che non può raggiungere…

– E ha chiesto aiuto all’Antonnomi…

– E la Madama li ha intercettati…

– Ehi, un momento, ma allora l’avvocato Coso – risatine generali – Zitte sceme! L’avvocato Coso come faceva a saperlo in anticipo? – disse cupa la Brigonzi.

Le ragazze si guardarono in faccia, preoccupate forse è una definizione che non si attagliava al loro stato d’animo ma qualcosa di serio lo pensarono un po’ tutte. Era ovvio a questo punto che la questione non era più soltanto fra l’Antonnomi e il Cazzarola, era ovvio che c’era del movimento in atto da parte della polizia o chi per loro e la cosa le coinvolgeva. Per qualche minuto nessuna parlò, la Brigonzi parve estraniarsi completamente lasciando che un poco alla volta il silenzio si trasformasse in un crescente mormorio delle ragazze fino a trasformarsi in un cicaleccio generale in cui non si capiva chi stesse parlando né per dire cosa, quindi, con tutta l’autorità conferitale strillò un:

– Silenzio!

E il silenzio fu immediato, gli occhi delle ragazze erano tutti fissi su di lei.

– Qualunque baggianata abbiano combinato quei due ci hanno tirato addosso le attenzioni della polizia. Non mi frega chi possa esser questa misteriosa topolona ma ci hanno tirato in ballo e dobbiamo sapere fino a che punto. Inoltre dobbiamo starcene buone e tranquille per un po’, sospendiamo tutti gli appuntamenti per almeno una decina di giorni…

Qualche mormorio di disapprovazione ma non troppo convinto.

– Zitte! Ora dobbiamo lavorare per la nostra salvezza, dobbiamo scoprire tutto ciò che possiamo e cercare tutti gli alleati che conosciamo, per cui ciascuna di voi faccia la sua parte…

– Che cosa intendi dire?

– Intendo dire che, sospesi gli appuntamenti ufficiali, cercherete di incontrarvi casualmente con quelli dei nostri comuni clienti che pensate possano farvi avere delle informazioni, dovrete mettere a profitto le vostre amicizie e conoscenze e domani alle dodici e trenta di nuovo qui. Inoltre…

La Brigonzi guardò un di loro con un cipiglio particolare.

– Tu devi scoprire tutto quello che puoi su quello che si è presentato in compagnia dell’Antonnomi all’atelier del Vanzi. Non dobbiamo lasciare nulla di impreciso nelle nostre conoscenze.

Prossimamente il trentaduesimo capitolo

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