romanzo a puntate (24)

Copyright © Eric Bandini 2010
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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.

Una storia italiana
Capitolo XXIV°
(24)
Milano
Venerdì, 20 Luglio 2001
Alle otto di mattina dello stesso venerdì il Cinese era già in piedi, lavato, sbarbato e pronto per una giornata critica. Il primo impegno era verificare la presenza a Milano di ColuiIlQuale e libero da impegni gravosi, perché quello in città ci viveva ma non ci stava mica spesso, frequenti spostamenti per lavoro, convegni, l’incarico a Roma, le sedute alla Regione, qualche incontro in Municipio, perché in una città come quella si decidono cose importanti e danarose, e poi la possibilità che fosse in vacanza, perché la stagione era quella ma siccome le attività ufficiali fanno vacanze ufficiali era certo che in ferie ci sarebbe andato in agosto, come i coatti.

Il modo per aggirare lo schermo dell’ossequio e del rispetto per giungere o fare giungere le sue intenzioni fino a lui pensava di averlo trovato. Non tramite uno dei suoi, che avrebbe lasciato una traccia per la pula come la bava di una lumaca e quelli l’avrebbero seguita in entrambi i sensi, congiungendo lui e ColuiIlQuale in una connessione troppo difficile da giustificare. Il suo giro di affari gli consentiva di mettere in azione insospettabili cittadini, ovviamente incensurati, che avevano abbandonato nelle sue mani il grosso dei loro averi e soprattutto una fetta della loro esistenza che il Walter, senza strafare, utilizzava a profitto dei suoi affari. La cosa che i suoi sgherri faticavano a capire era la sua ritrosia alla violenza, quando essi avrebbero agito d’istinto e con la forza lui mediava sempre una soluzione che tratteneva nella sua sfera di influenza il soggetto acquisito con l’inganno dopo l’accaparramento dei suoi averi; senza sfruttarlo troppo, senza mai minacciarlo apertamente, prima o poi la persona gli sarebbe tornata utile. Una cosa che certi delinquenti tendono a non capire è che il denaro è un’invenzione degli umani e se togli di mezzo questi o li spaventi troppo sparisce anche quello, oppure emerge all’evidenza come qualcosa di ingombrante che attira l’attenzione.
La temperanza del delinquente era un ossimoro che gli si attagliava alla perfezione, così si era ritrovato ad avere un piccolo serraglio di esistenze che gestiva a distanza, lasciando loro credere di avere autonomia e di potersela sbrogliare con lui prima o poi, di potersi impadronire nuovamente della loro vita ma non si rendevano conto di avergli messo in mano troppe informazioni sulla loro esistenza e troppe dipendenze dalle sue finanze e si scoprivano a dovere eseguire cose che non avrebbero mai immaginato di dover fare. Però l’abilità del Cinese gliele faceva apparire come piccole deviazioni dalla vita ordinaria chiedendo loro commissioni apparentemente semplici e molto spesso legittime o legali – per coloro che non conoscevano i retroscena -, come consegnare una somma di denaro, fare qualche commissione presso una banca sotto il loro nome, ritirare un pacco, fare un’ambasciata, contattare qualcuno di importante, perché tutti questi intrappolati nella rete di affari del Cinese avevano una cosa in comune, quella di appartenere ad una classe sociale media o elevata ma avevano commesso l’errore di fare qualcosa di troppo grande per le loro possibilità, tentando per conseguenza di rimediare all’errore rivolgendosi alle persone sbagliate e di nascosto, così si ritrovavano isolati e con discrete somme da dover restituire.
Gli ordinari strozzini al confronto con il Cazzarola sembravano dei trogloditi, offendevano, minacciavano, strillavano in faccia ai loro debitori per far valere la loro superiorità e il loro credito; il Walter aveva imparato dalle banche, che chiamano i debitori clienti, i debiti che cominciano a scricchiolare sofferenze, le possibilità di rientro “titoli”, ecc., ecc., con il vantaggio (suo) che dalle sue grinfie, una volta contratto il debito non avrebbero potuto filarsela per andare da un’altra banca o da un altro strozzino, primo perché strozzino lo era già lui, quindi non potevano scendere più in basso, e poi perché riusciva ad intortarli così bene, ad imbozzolarli a tal punto che questi quasi lo ammiravano e lui non tirava mai troppo il guinzaglio, si mostrava o appariva per interposta persona di quando in quando a rammentare loro che non era il caso di prendere iniziative avventate, il proprietario dei loro soldi era lui, e lui lasciava loro corda a sufficienza per illudersi ma non per liberarsene. Ogni tanto ne mollava qualcuno, a caro prezzo e un po’ a malincuore, perché la gestione di troppa gente e di troppe cose prima o poi ti mette in difficoltà e può essere scoperta, mentre lasciando qualche “cliente” alla sua esistenza, dopo averlo spennato a sufficienza, si poteva contare sul suo silenzio e in qualche caso sulla sua pubblicità, quando non anche su una occasionale collaborazione. In rare occasioni qualcuno degli affrancati era tornato a chiedergli qualche favore, al Cinese rideva il cuore; com’erano commoventi.
Il dott. Qualcosa era la persona adatta per un’ambasciata particolare, il tipico soggetto che riassume la pedanza lamentosa dei burocrati e dei politici e un’insospettabile intelligenza sulla gente e il modo di trattare con loro, che però non aveva funzionato con il Cinese, che partiva da un’esperienza molto più subdola e collaudata nonostante la giovane età, nonché priva degli scrupoli che il dott. Qualcosa esibiva come medaglie sul petto a garantirsi amicizie e conoscenze che non aveva tirato in ballo a trarlo dal precipizio in cui era caduto e di cui provava tanta vergogna che a malapena ne aveva parlato con la sua consorte e di comunella avevano deciso di tenere tutto coperto perché sennò si perde il credito della fiducia, presso le banche in special modo, e poi chissà mai cosa diranno i parenti. Per il Walter la reputazione era una gran bella cosa, un’arma a doppio taglio.

Il dott. Qualcosa, che non era un medico ma un broker – laureato in economia e commercio -, aveva intrapreso anni addietro un’attività finanziaria in cui trattava compravendite di proprietà e di piccole e medie aziende in una giungla di assetti e riassetti finanziari di varie spa, srl, snc, non escluse alcune coop spregiudicate che della coop avevano solo il nome, mediava trattative con assicurazioni, con banche e con altri broker, fidando troppo sull’onestà degli imprenditori, alcuni dei quali gliel’avevano infilato in quel posto lasciandolo scoperto di una somma considerevole e si era rivolto al Cinese su consiglio di qualcuno che il Walter teneva ben piazzato ad ascoltare gli orientamenti del mercato, strettamente locale, perché al Cazzarola del brokeraggio propriamente detto, quello legale se mai ne esiste uno, non gliene fregava punto, a lui interessavano gli sghei e i loro proprietari, se indebitati ancora meglio, perché interveniva con la sua liquidità e si impadroniva dell’impresa per interposta persona, lasciando il proprietario allo scoperto con la faccia al vento delle leggi e dei regolamenti sulla finanza e manovrando nell’oscuro per i propri interessi su aziende decotte in cui lui non appariva a nessun livello, oppure faceva intraprendere al titolare azioni da lui finanziate sotto la copertura di una ditta con partita Iva regolare.
Il dott. Qualcosa era riuscito a trarsi dalla sua vicenda, poiché la somma in gioco era ancora trattabile ma aveva esposto troppo della sua esistenza nei confronti del Cazzarola, che lo aveva sì mollato alla sua vita di sempre ma lo richiamava ogni tanto al suo servizio nel nome del bell’aiuto che gli aveva fornito quando era in difficoltà, ma più che altro sulla base di alcune conoscenze circa la sua vita privata o certe sue iniziative in affari che non avrebbero escluso l’interessamento della polizia, tuttavia il dott. Qualcosa si sentiva di dovergli riconoscenza. Dettaglio non insignificante, il dott. Qualcosa aveva influenti contatti con il mondo della politica ed era nella cerchia delle amicizie di ColuiIlQuale, sebbene il Walter non ne conoscesse bene il grado di intimità, ma il dott. Qualcosa non era un millantatore e se diceva una cosa normalmente la garantiva o riusciva a portarla a compimento.

Lucio, che fra i suoi manovali e tagliatori di teste era uno dei pochi a parlare un italiano perfetto, senza parolacce e senza intercalare ossessive espressioni locali, aveva una faccia decente che si combinava anche con un presentabile modo di abbigliarsi, sembrava quasi una persona perbene, e il Walter lo aveva spedito presso gli uffici dell’attività del dott. Qualcosa ad esporre in modi garbati le necessità del Cazzarola e l’urgenza di questi di avere un colloquio con il broker. Il dott. Qualcosa in questi casi si mostrava sempre imbarazzato, si capiva a cento metri di distanza che ne avrebbe fatto volentieri a meno, i suoi gesti diventavano impacciati, ripetitivi e distratti; dopo una breve indecisione, di cui gli si leggeva sulla faccia tutta la sorpresa che lo aveva colto nel vedersi davanti un pezzo del suo passato non remoto che se ne veniva bellamente ad inficiare il suo presente, prendeva mestamente la decisione di accondiscendere alla richiesta mimando una distrazione che serviva più che altro ad ingannare se stesso, come se ciò che si apprestava ad intraprendere fosse già parte delle sue programmazioni giornaliere e in questi casi fingeva sempre di dover lasciare a mezzo questioni di media importanza, come se avesse contemporaneamente paura di scontentare il Cinese tramite il suo messo e di abbandonare il suo posto di lavoro dando l’idea ai collaboratori di non essere pienamente il responsabile delle sue attività ed ogni volta perdeva qualche minuto a fingere di organizzare qualcosa che a giudizio di chi lo osservava esisteva solo nella sua fantasia, la sua attenzione era già proiettata nel confronto con il suo ex creditore e ricattatore a cercare di indovinare che cosa gli avrebbe mai chiesto questa volta ingegnandosi ad immaginare motivi di rifiuto e di rinuncia a quei contatti già sapendo in partenza che non li avrebbe messi in atto.
Era incredibile la prontezza con la quale si andava a rintanare nel suo ufficio non appena vedeva arrivare questi fantasmi direttamente dalla sua esperienza di strozzinaggio passivo, capiva immediatamente che la massima riservatezza era d’obbligo e inventava prontamente per sé stesso un motivo per andare nel suo ufficio da solo o di sgomberarlo dai presenti se già c’era in compagnia di qualcuno. Lucio era un tipo che a chi non lo conosceva non dava adito a sospetti di alcun tipo ma la sensibilità della gente supera certi limiti.
L’ambasciata era stata breve e lo sgherro del Cazzarola se n’era uscito appena a metà del balletto delle indecisioni del dott. Qualcosa che preludevano al suo assentarsi dall’ufficio per recarsi al cospetto del Walter, tramite percorsi separati.
Il quartier generale delle operazioni che aveva in mente il Cinese era stato da lui predisposto nell’ampio retrobottega di un negozio la cui proprietà era da poco entrata nel vortice ubiquo delle sue attività; luoghi sempre diversi per i suoi progetti, che si attuavano in modo apparentemente confuso e in ambienti spartani ma sempre ben congegnati, pochi discorsi chiari tenuti in fretta durante incontri in posti apparentemente improvvisati per cogliere più opportunità allo stesso tempo.
La decisione di iniziare in quell’attività commerciale ciò che aveva pianificato nella notte l’aveva presa la mattina stessa, arrivare all’improvviso presso i suoi clienti aveva sperimentato essere una buona tattica per tenerli badati e compressi, e soprattutto per non dare modo a questi di organizzare qualcosa ai suoi danni, le tecnologie degli ultimi tempi lo avevano allertato, le cosiddette registrazioni ambientali andavano evitate con tutti gli accorgimenti. Alle otto e tre quarti il Cazzarola era sul posto, qualcosa da chiarire con una donna molto matura, il possessore del negozio del quale non era detto lo sarebbe rimasta a lungo, e poi si era rintanato in quel retrobottega a fare qualche telefonata, usando il cordless di una linea fissa che aveva trovato nei locali.
Le nove di mattina rappresentavano l’inizio ufficiale di quella giornata impegnativa, prima di quell’ora sono in attività solo i muscolari, qualche nuova intorno o dopo a quell’ora sarebbe arrivata di certo. Il negozio era aperto e la donna era indaffarata nella bottega, un paio di clienti erano entrati, il Walter li aveva sbirciati con una punta di sospetto, perché le precauzioni non sono mai troppe, parevano autentici clienti, ma chi poteva esserne veramente certo? Non che il Walter avesse paura di affrontare degli imprevisti, che nel suo retropensiero aveva in qualche maniera messi già in conto nella complessa estensione delle sue attività, ma gli sconosciuti gli solleticavano sempre dei sospetti, si scopriva ad osservarli di nascosto cercando di intravedere nel loro atteggiamento i sintomi di una doppiezza che avrebbe potuto nascondere gli interessi della Madama, il suo sguardo cercava sempre di spingersi più in là delle apparenze, ad esaminare dettagli, gesti comportamenti; quei pochi che erano entrati nel negozio avevano superato il suo scrutinio, ma sempre con il beneficio di un dubbio interessato.

Lucio aveva preceduto il dott. Qualcosa nei pressi del negozio dove il Cinese stava già da un po’ e gli era andato appresso quando lo aveva visto arrivare prendendolo sottobraccio con un sorriso, gesto a cui il dott. Qualcosa aveva fatto fatica a non esprimersi in un salto di paura quando se lo era trovato praticamente addosso all’improvviso, come se Lucio gli fosse sbucato da sotto il marciapiede, e lo aveva seguito buono buono cercando di non apparire troppo terrorizzato fino all’ingresso nella strada laterale da dove si accedeva al retro senza passare per il negozio. Il dott. Qualcosa sapeva che non aveva nulla da temere, che non gli sarebbe stato torto un capello, era sempre stato rispettato fisicamente ma tutti gli incubi che aveva avuto a causa del Cinese e i rapporti di sottomissione che, da parte sua, aveva intrattenuto con lui lo tenevano in ansia ogni volta che veniva richiamato in questo mondo parallelo a quello legale, di cui conosceva ampie estensioni a causa del suo lavoro, e non solo dal momento in cui si era corrotto entrando nel giro del Walter. Non si sentiva mai a suo agio davanti a queste persone, nella sua attività ufficiale c’erano dei limiti, delle convenienze, con il Cazzarola, al contrario, poteva verificarsi di tutto e inoltre, dal momento che non era stupido, conosceva l’interesse di questi soggetti al traffico di certe sostanze e a questo riguardo non c’era mai distanza, che potesse mettere fra sé e il Cinese, bastante a farlo sentire tranquillo.
Lucio lo condusse con sé con modi affabili verso l’ingresso posteriore dell’attività commerciale eletta a sede temporanea del business giornaliero del Walter, il quale faceva come se fosse stato a casa sua. La proprietaria, se ne stava per gli affari suoi, una donna eccessivamente matura che della passata bellezza aveva rimasto solo l’appariscenza di una capigliatura florida ma patentemente colorata in una tonalità di biondo talmente naturale e giovanile che faceva contrasto nella complessione, con le efelidi che avevano cominciato a fare la loro comparsa sul volto e sulle sue mani, dalle unghie dipinte in un antico rosso ciliegia, che faceva molto “suocera”, se non direttamente “nonna”. Da una cinquantina di metri di distanza la si sarebbe potuta scambiare per una trentenne, ma la maturità eccessiva si notava, però Ahmed, che l’aveva vista di nascosto la prima volta che il Cinese l’aveva incontrata, gli aveva piantato gli occhi sul sedere, lasciandoceli infissi per quel tanto che era bastato a Rico per notare la scena da poco lontano e prenderlo poi per i fondelli.
Il Walter sapeva che il dott. Qualcosa era già preparato per la bisogna, non era mai in ritardo e non avanzava mai scuse eccessive, una persona precisa, però il Cinese stava aspettando conferme che alla spicciolata cominciavano ad arrivare. Prima Urfeo, che gli telefonò intorno alle nove per dargli la notizia che Mina stava proprio a quell’indirizzo di Monza. L’aveva vista affacciarsi sul balcone fra quei pini argentati e guardarsi intorno assonnata e con un aspetto un po’ stralunato e aveva chiamato il suo capo secondo gli ordini ricevuti, senza fare nomi. Una telefonata tipo:
– Sì, è qui, appartamento al primo piano.
– Resta sul posto – era stata la risposta del Cinese.
Fine delle comunicazioni.
Dal retro del negozio il Cazzarola vide entrare il dott. Qualcosa in compagnia di Lucio, si guardava intorno augurandosi di non incontrare qualcuno di sua conoscenza, precauzione già presa dal Walter, che aveva ingiunto alla sua nuova cliente di non farsi vedere nel retro per una mezz’oretta almeno e questi ordini risulta che non erano mai stati disobbediti da alcuno almeno fino ad allora, i clienti del Cinese capivano al volo la situazione ma per precauzione fece stare Lucio presso la porta che conduceva al negozio e fece accomodare il dott. Qualcosa alla scrivania dell’improvvisato ufficio della proprietaria, un vecchio tavolo di legno da burocrate con cassetti su ambo i lati e col piano di formica verde, ingombro di carte e cianfrusaglia amministrativa, incastrato fra masse del materiale oggetto del commercio di quell’esercizio; gli sorrise un buon giorno che il dott. Qualcosa ricambiò e poi andò ad affacciarsi alla porta del retro sul vicolo, telefono alla mano. Mancava ancora qualche dettaglio per iniziare l’azione.
L’Attilio telefonò intorno alle nove e un quarto e comunicò, senza fare nomi, che il prof. Trifarro quel giorno avrebbe presenziato ad un convegno di filosofia all’università di Trieste, che non è esattamente un quartiere di Milano, spedito là al posto di un professore propriamente detto e ci sarebbe restato qualche giorno, poi precisò:
– Mi risulta che anche il suo gonzo l’è föra d’i bàl, l’è andà al gi-òt – e rise sommessamente della sua battuta dialettale.
– Questa è ancora meglio.
– … e in compagnia di altri. Te salüdi.
– Notizia affidabile?
– Me l’ha fatto sapere l’avvocato – e rise di nuovo sottovoce. L’avvocato, nel gergo dell’Attilio era il Sapienza, che non essendo ancora laureato ed essendo per lo più al servizio delle loro iniziative non esattamente specchiate veniva così definito per il loro personale ludibrio.
– Per-fet-to – sillabò lentamente il Cinese e lasciando un attimo di pausa aggiunse – Ci si vede – E chiuse la comunicazione.
Bene, si disse mentalmente il Cinese, si può iniziare. Andò verso la porta che comunicava con il negozio per sincerarsi di non essere disturbato e a dare un’occhiata per vedere cosa stava facendo la donna e se c’era gente ma nessun cliente era nella bottega in quel momento e la tipa leggeva il giornale, dimezzata nelle sue funzioni e temporaneamente nella proprietà del suo esercizio, che non sarebbe stata facile da recuperare, anche dopo la fine dell’incursione odierna del Walter. La guatò per un brevissimo istante autoconvincendosi che se la sarebbe manipolata a meraviglia, lei e tutte le sue proprietà, la tipa parve ignorarlo e senza degnarlo di uno sguardo alzò il giornale che stava leggendo ficcandovi la testa fra le pagine a mostrare verso di lui l’ultimo foglio del quotidiano dov’era raffigurata una foto della scultura che rappresenta la donna impudica, la quale tentava di richiamare l’attenzione di nuovi visitatori al museo del Castello Sforzesco in una pubblicità curata da qualche associazione culturale o dal municipio stesso. Le cose vagamente anomali sono sempre un ottimo spot pubblicitario.
Rise fra sé per la distrazione che la sua nuova attempata cliente pareva dimostrare, ora poteva dedicare tutta la sua attenzione al suo quasi ex cliente, che in seguito a sua convocazione se ne stava su quella seggiola sgangherata dietro la scrivania a guardarsi intorno fingendo di ignorarlo, annoiato ma costantemente sulla brocca come un passero che ha intuito un pericolo. Il Walter gli andò vicino sorridendo e il dott. Qualcosa vedendolo arrivare tutto interessato a lui si agitò lievemente come se stesse cercando una posizione più comoda, che non gli sarebbe servita a gran ché; la predica sarebbe stata per lui breve e disagevole in ogni modo.
– Va tutto bene con la sua attività?

Il cinese gli dava del lei, come con certi altri clienti che riteneva gli fruttassero di più lasciandoli nell’illusione di un rispetto. Con quelli che si prendevano confidenza con lui dandogli del tu soprassedeva ricorrendo ad altri mezzi per far capire loro la situazione, il rispetto per la sua persona non passava attraverso certe formalità cerimoniose, lui guardava al sodo e al modo migliore e meno difficile per ottenerlo. Il dott. Qualcosa tentò di cadere dalle nuvole iniziando una minifilippica sullo stato della sua azienda, cercando di evitare di parlare in maniera negativa del Walter, che lo lasciò sfogare un minuto o due e poi buttò là:
– So che lei è in buoni rapporti con ColuiIlQuale…
Il dott. Qualcosa non riuscì a mascherare l’agitazione che lo prese a sentire quel nome, capì immediatamente che lo si voleva tirare in ballo per le sue conoscenze e si irrigidì sulla sedia guardando fisso il Cazzarola prima di dire a mezza voce e con un sorriso imbarazzato dipinto in faccia:
– Oh…, beh…, sì…, ma non si disturbano quelle persone, vede…
– Lei è troppo preoccupato, dott. Qualcosa, si calmi, non c’è nulla di cui preoccuparsi, perché deve sapere che lo conosco anch’io. – Il Cinese fece una pausa per osservare che effetto avrebbe fatto questa notizia in un tipo come quello.
E qualche effetto lo fece, il dott. Qualcosa cominciò a guardarsi intorno come se il mondo gli stesse crollando addosso, come se gli avessero rivelato una verità impronunciabile, quando il Walter invece aveva sufficienti indizi per sospettare che il dott. Qualcosa sapesse certi dettagli, forse non in maniera completa ma pur essendo un pavido non era uno sciocco. Nella loro differenza di età – il dott. Qualcosa era oltre la quarantina – non si evinceva mai la sensazione che questa dovesse rappresentare uno schermo o una difficoltà, il Cinese, che non aveva ancora venticinque anni, guardava in faccia i suoi clienti e leggeva direttamente in questi le possibilità di profitto, il tutto dietro ad una gentilezza e un’eleganza quasi da damerino. Lo lasciò calmare o fingere di essere agitato e poi continuò.
– Ha ragione dott. Qualcosa, non si disturbano quelle persone, è per questo che l’ho chiamata qui stamattina, lei dovrebbe contattarlo a nome mio… c’è un’urgenza da risolvere che riguarda una persona che si trova in un guaio e sono certo che ColuiIlQuale può essere di un aiuto determinante.
Il dott. Qualcosa pareva essersi calmato, il tono di voce del Cinese era del più suadente, ora lo osservava in silenzio, sguardo fisso su di lui.
– Ho sempre potuto contare sulla sua riservatezza come ne sono certo che ci posso contare oggi. Lei sa che lui sia a Milano, dott. Qualcosa?
– Sì, presumo di sì, anzi… ne sono certo, avrei dovuto vederlo questa mattina ma sono stato io a disimpegnarmi per altre cose della mia attività…
– Bene, allora lo cerchi e gli dica cha ha cambiato opinione e che ha bisogno di vederlo questa mattina, anzi, adesso
– Per cosa?
– Una mia amica si trova in un guaio, sa c’è gente poco affidabile a questo mondo. Adesso si trova in compagnia di qualcuno che appartiene ad un tipo di persone da cui la voglio trarre in salvo e non posso rivolgermi alla polizia, la metterei in pericolo. Lui non dovrebbe fare gran ché, certamente non di persona, gli sarà sufficiente fare intervenire qualcuno di sua conoscenza o di sua fiducia e farla uscire da un luogo dove si trova adesso e poi farla accompagnare da me, lui sa chi sono e che belle e brave ragazze frequento di solito. Non voglio che accada alcunché di male.
– Si tratta di una donna?
– Sì, ed è anche un gran bella figliola.
Il dott. Qualcosa parve concentrarsi su un’eventuale decisione da prendere, ma non aveva a disposizione che una sola risposta, qualunque altra il Cinese gliel’avrebbe bocciata mostrandogli qualche fantasma della sua vita ora proprietà della sua conoscenza illecita. Il dott. Qualcosa capì al volo e forse il fatto che c’era una ragazza di mezzo l’Edipo inafferrabile lo aiutò a togliere le reticenze residue. Scosse il capo affermativamente e disse:
– E dove sarebbe questo posto?
– Lei gli faccia avere questo indirizzo, gli spieghi sommariamente ciò che le ho detto e gli dica di trovarsi là fra un paio d’ore.
E gli mostrò un biglietto con un indirizzo di una strada di Milano scritto in stampatello, il dott. Qualcosa allungò gentilmente una mano per prenderlo ma il Cinese gli disse:
– Non mi dica che uno come lei non riesce a tenere a memoria un indirizzo. Se c’è qualche difficoltà mi contatti tramite quel numero di telefono che conosce. Vada e mi faccia sapere al più presto.
Il dott. Qualcosa lo guardò un istante e poi si alzò per uscire. Il Cinese lo accompagnò verso la serranda che dava nel vicolo sul retro e lo congedò con un sorriso che di gentile non aveva nulla e che al dott. Qualcosa suonava come una minaccia, la doppia faccia del Cinese.
Quando il dott. Qualcosa scomparve nella strada principale il Walter richiamò Lucio e insieme uscirono anche loro nel vicolo, dove stava parcheggiata la Golf GTI® senza farsi vedere dalla tipa del negozio.

Prossimamente il venticinquesimo capitolo