romanzo a puntate (16)

Copyright © Eric Bandini 2010
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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.

Una storia italiana
Capitolo XVI°
(16)
Milano
Giovedì, 19 Luglio 2001
Alfeo si era allontanato nella medesima direzione in cui avevano proseguito i tre veicoli appena transitati, Germano, che aveva preso l’opposta insieme al resto della compagnia, si stava domandando se non fosse stato il caso di allarmare preventivamente l’Oscuro/lo Scuro nell’ipotesi che si fosse trovato ad incrociare Bonbon, che non gli aveva lasciato proprio per nulla una buona impressione, primo per lo strano colloquio con Laszlo sub-udito la mattina stessa, che gli aveva instillato un dubbio poco simpatico in seguito confermato da successive inquisizioni, poi per la bizzarra presenza in loco del medesimo con quello strano corteo al seguito, anche se in compagnia tale da giustificarne la sortita. Si domandava fino a che punto il Bonbon fosse in malafede e se eventualmente l’Alfeo fosse in grado di tenersi a distanza di inquisizione; poi si rassicurò pensando che Bonbon e Alfeo si parlavano a malapena, non per idiosincrasie o antipatie ma semplicemente per una specie di naturale incomunicabilità che li teneva rispettivamente l’uno a debita distanza dall’altro, per cui se anche si fossero incrociati con tutta probabilità si sarebbero ignorati e soprattutto la presenza dell’Alfeo, giustificata dalle sue tendenze di vita in relazione al locale da cui erano appena usciti, non l’avrebbe messo in connessione con lui e Mina con tutti gli altri.
Il consiglio di Trifarro gli apparve quanto mai opportuno alla situazione e si sentiva addosso una specie di eccitazione, come in quei telefilm americani in cui vi sono giovani protagonisti che risolvono intricati casi polizieschi con risvolti internazionali, e a volte anche interplanetari, con perizia da esperti investigatori e con il supporto di tecnologie da sistemi balistici intercontinentali e strumenti da spionaggio professionale, che non si capisce bene come se li siano procurati e/o come sappiano usarli con profitto immediatamente senza esitazione alcuna e che certamente non sono reperibili in ferramenta o al negozio di computer sottocasa. Scacciò immediatamente l’infantile pensiero televisivo richiamato dalla necessità di dover includere Guendalina nelle vicende, si erano allontanati in tutta fretta senza parlare e senza pianificare alcunché, semplicemente sull’onda della decisione improvvisa di Germano che aveva affidato all’Oscuro/lo Scuro la sua Fiat Panda® per una diversione che si era resa necessaria nell’immediato. Avevano percorso un centinaio di metri neanche al seguito di Germano e Dott. Cynicus che avevano spronato il gruppo a muoversi in quella direzione, si fermarono e si guardarono in faccia, Mina chiese che cosa stava succedendo e Germano dovette spiegare, anche in presenza di Guendalina. Dott. Cynicus e Sandro osservavano senza parlare e il loro silenzio mise le ragazze in una specie di preallarme.
– Guendalina conosce questo Cazzarola che si fa chiamare il Cinese? – chiese Germano a Mina sottolineando il con un’intonazione di voce a rimarcarne la peculiarità.

Mina e Guendalina si guardarono in faccia, era palese che qualcosa di sorellaceo le univa in una specie di semisegreto confessabile a spizzichi e bocconi, per mantenere un arcano mitologico da tutelare, quando tutto il mondo evidente li/le inseguiva per motivi non confessabili ma indovinabili. Poi Mina disse:
– Sì, lo conosce. Nell’ambiente liceale molti lo conoscevano e non pochi lo ammiravano, per quello che sapeva mettere in moto o procurare – e disse procurare abbassando gli occhi e guardandosi attorno come a cercare una inutile distrazione; nella semioscurità della pubblica illuminazione di lampioni smunti e fuori portata tutti e cinque cercavano di guardarsi in faccia senza vedersi in senso proprio –, che cosa c’è che dovrebbe coinvolgerla?
– Da tutto quello che si è messo in moto questa mattina – intervenne Dott. Cynicus – c’è più di un motivo per stare alla larga da questo tipo e la presenza qui di Bonbon con quel sudamericano che lo pedina mi porta ad avere strani ma concreti dubbi, certificati da Trifarro, che è stato consultato da Germano e ha consigliato di evitare Milano per un paio di giorni almeno, e voi due – indicando Germano e Mina con differenti indici di ciascuna delle mani – in opposte destinazioni ad evitare associazioni che conducano alle vostre persone. Ora se Guendalina è in grado di trovarti un posto dove stare fino a lunedì questo sarebbe di molto aiuto, a Germano ci pensiamo noi.
Guendalina, coinvolta così direttamente aveva perso molta della sua favella e pur nell’oscurità la si indovinava attenta a ciò che si diceva e a ciò che succedeva come un fringuello sulla brocca, il suo viso seguiva i discorsi voltandosi di volta in volta verso colui o colei che al momento aveva la parola e anche nel semibuio si vedevano i suoi occhi seguire ogni cosa senza parlare. Ci fu un momento di silenzio in cui Sandro intervenne con una domanda molto diretta rivolta a Mina:
– Possiamo contare su Guendalina?
Le due ragazze si guardarono nuovamente in faccia, o per lo meno cercarono di farlo nella scarsa luce, poi Mina disse:
– Se contate su di me potete contare anche su di lei.

Nel buio i denti di Guendalina si illuminarono in un sorriso e si sentì autorizzata ad informarsi sul problema che pareva gravare sull’esistenza di Mina.
– Che cos’è che si sarebbe messo in moto stamattina e che la riguarda? – e disse messo in moto con un’accentuazione della voce che pareva prodromica a un’entrata in scena di coniglietti, che con sollievo dei presenti non vi fu.
– Adesso non c’è tempo, poi Mina ti spiega. – quindi Germano continuò – Conosci un posto dove Mina possa stare fino a lunedì mattina? Fuori Milano intendo.
Le ragazze si guardarono di nuovo come a cercare l’una nell’altra una risposta a questa domanda, con una certa esitazione Guendalina accennò qualcosa.
– Ci sarebbe una tipa che sta a Monza, sono andata a casa sua la settimana scorsa, abita in quella che si definisce una casa protetta, che sarebbe una specie di appartamento messo a disposizione dal Comune a persone che sono sotto la tutela dei servizi sociali per problemi di vario tipo… alcol, droga, problemi famigliari, per separazioni o simili. Attualmente ha a disposizione due stanze una delle quali non è occupata ed ha un letto libero e…
– Alcol, droga, problemi famigliari… ma sei sicura che sia un posto sicuro?
– Di certo non c’entra nulla con quel Cinese di cui parlavate prima, è vero che si trova là in seguito a problemi di tossicodipendenza ma sono problemi che ha superato o sta superando, il luogo è tenuto d’occhio, almeno di giorno, però possono ospitare qualcuno se ne hanno l’occasione, non è una specie di prigione, ci abitano delle persone libere, con dei problemi ma libere, che non hanno conti in sospeso con la legge…
Ci fu un momento di silenzio, Germano si domandò, senza avere in coraggio di dirlo ad alta voce, se Mina avesse mai avuto a che fare con problemi del genere oltre che con quel Cinese, o se, peggio ancora, fosse stato quel Cinese a fornirle quel tipo di problemi per cui l’amica di Guendalina se ne doveva stare in una casa protetta, che così pronunciata gli faceva venire in mente l’alloggio dei sette nani Biancaneve compresa, in quello strano gergo socio-politico in cui tutte le cose terribili vengono definite con nomi a due o più parole, come se spezzando la semantica si spezzasse anche il problema, in un ludibrio gergale politicamente corretto, ma semanticamente patetico. Si domandò se non fosse il caso di fondare anche i Beati Demolitori del Politicamente Corretto, ma nel momento non c’era il tempo di scrivere lo statuto e definire le regole, neanche verbalmente. Occorreva una decisione immediata e stante l’unica possibilità la soluzione si presentava da sé.
– Se ti presenti dalla tua amica a quest’ora pensi che ti accolga o pensi che chiami la polizia?
– Non è un tipo che si formalizza e poi in quel posto si sente isolata e un po’ di compagnia, a qualunque ora, sono sicura che le farà piacere o almeno non le dispiacerà, io però dovrò tornarmene a casa, domani mattina devo lavorare. Accompagno Mina e poi me ne vado, magari torno da lei domani pomeriggio sul tardi o sabato.
– Tu Mina hai qualcosa in contrario? Sei d’accordo su quello che stiamo facendo? Non è uno scherzo e nessuno si sta divertendo.
Mina rimase in silenzio, Sandro e Dott. Cynicus guardavano alternativamente lei e Germano come se aspettassero un esito definitivo per mettersi in azione, o meglio dirigersi a Genova; di una cosa erano consapevoli tutti quanti, non c’era tempo per indecisioni o ripensamenti, l’auto al seguito di Bonbon, o le auto, perché quel volto di quasi quarantenne sportosi dal finestrino della prima vettura al traino di Bonbon non si associava ad un desiderio di entrare al Sole Nero, la sua camicia hawaiana parlava da sé, l’avevano vista tutti quanti e ciascuno si era fatto un’idea della minaccia e della necessità di una decisione conseguente. Sandro ebbe un dubbio:
– E se la tua amica non è in casa? Oppure non vuole avere a che fare con Mina? O per qualunque altra ragione non riuscite a trovare un posto dove far stare lei? – e indicò Mina.
– È vero che ‘sta donna ha una vita sociale, nonostante i suoi problemi, ma attualmente di sera esce poco, non provo neanche a telefonare talmente sono sicura di trovarla in casa, e poi, nell’ipotesi che ci siano dei problemi un’altra sistemazione dovremmo riuscire a trovarla – e scambiò uno sguardo di intesa con Mina.
– Ci sentiamo comunque per telefono, aggiunse Germano. Contattami quando ti sei spianata.
– Va bene – concluse Mina.
La prima sistemazione pareva cosa fatta, tutti quanti per un istante si guardarono l’un l’altro aspettandosi i saluti per una temporanea dipartita, la VW Polo® blu petrolio di Guendalina era una decina di metri poco oltre:
– Beh, noi andiamo allora – disse Guendalina.
– Va bene, teniamoci in contatto per telefono – sottolineò Sandro.
Non ci furono languidi saluti e strazianti addii, due da una parte verso una VW Polo® blu petrolio e tre dall’altra a recuperare una Lancia Ypsilon® sponsorizzata dal proprietario di una fabbrichétta nel varesotto parcheggiata in una laterale; prima di svicolare dietro l’angolo Germano si voltò a guardare la VW Polo® che si allontanava con destinazione Monza. Un senso di vuoto lo pervase, un’assenza di logica e di senso in tutto ciò gli demoliva il presente, che cavolo voleva ‘sto Cazzarola del cavolo? Un tipo che ha già un cognome con un’allitterazione del menga, un nome a cui togliendo una elle restano cinque lettere da latrina e un soprannome che pretende di suonare esotico senza riuscirci, che cosa pretendeva dalla sua esistenza? Sandro e Claudio lo attendevano presso la vettura, la loro vista lo rasserenò in parte, una ricerca di senso esisteva, loro ne erano una prova.
Dentro l’abitacolo della Lancia Ypsilon® l’incertezza della situazione dettava un certo silenzio, poi il Cusani esternò una necessità.

– Devo passare da casa, devo cambiarmi.
– Ti devi vestire da ribelle? – disse sornione Sandro osservando la sua camicia perfetta e alludendo alle sue manie stilistiche riguardo al vestiario.
– Forse – ribatté Dott. Cynicus – ma più che altro devo prendere su una cosa dalla quale raramente mi separo e che presumo mi servirà domani, cioè quasi oggi – concluse guardando l’orologio sulla plancia del veicolo.

– Oh, abbiamo un mistero – continuò il Marzenit – pensavamo di conoscerti e invece… guarda te… ci sorprendi con questa necessità inedita.
– Non è inedita, è una cosa che mi avete certamente già notato fare o curare ma al cui riguardo non avete mai fatto domande.
– Bene, allora le faremo stasera, anzi… stanotte durante il tragitto.
– Presumo che non passeremo da casa vostra, se vi serve qualcosa ditemelo, la prendo su da casa mia.
– Nulla di particolare o di particolarmente urgente – disse Germano.
– Idem – si associò Sandro.
– D’accordo, spicciati, vorrei arrivare a casa prima che i miei vadano a letto per evitare di svegliarli.
– E per evitare di cuccarti un predicozzo?
– Hanno smesso da un pezzo di farmi le prediche, anzi a vero dire non me le hanno mai fatte.
Il Cusani non era certo il tipo da smancerie famigliari, certamente anche lui giocava in difesa a tutelare un desiderio di emancipazione verso una vita sua, e probabilmente in larga parte vi era già riuscito con tutta la sua originalità mascherata da cinismo, però quegli agganci materiali ad un’esistenza domestica fondata dai genitori lo sfalsavano un pochetto, nulla di tragico per i BDdLC ma Sandro vi sentiva risuonare qualcosa che stonava con la demolizione dei luoghi comuni e si tratteneva dal fare commenti, in primo luogo per la consapevolezza di essere lui stesso ancora sotto le tutele finanziarie parentali e in secondo luogo perché l’indelicatezza non faceva parte in nessuna maniera dell’atteggiamento dei BDdLC.

Nella Milano notturna il traffico era blando se non scarso, con focalizzazioni caotiche attorno a centri di svago o zone di ritrovo usuali che hanno un richiamo o che rappresentano attrazioni sociali anche di notte. Esaurita la curiosità circa le necessità di Dott. Cynicus e l’ironia di Sandro per le sue manie riguardo al vestiario nella piccola vettura nessuno sentiva voglia di intavolare una conversazione decente o almeno di cazzeggiare un po’ per ingannare il tempo. Germano guardava svogliato fuori dal finestrino senza sapere cosa pensare di tutta la situazione che lo aveva condotto a questa scarrozzata notturna per quello che si configurava come una fuga da Milano. Sandro rallentò il mezzo ad un incrocio regolato da un semaforo che a quell’ora era spento e per verificare che nessuno fosse in transito nella direzione perpendicolare alla loro si fermò del tutto. Sul marciapiede, molto spazioso in quel tratto, c’erano quattro o cinque tizi circa della loro età che facevano baccano, o meglio uno solo di loro teneva una specie di concione a tutti gli altri per far vedere quanto era simpatico, Germano pensò che potevano essere i fratelli maggiori di quei ******* che avevano apostrofato il Cusani in una maniera bislacca poco prima al Sole Nero. Il veicolo era fermo e Sandro era intento a guardare di qua e di là per assicurarsi di poter attraversare l’incrocio indenne, i finestrini erano aperti, il tipo che teneva banco parlava tenendo le braccia allargate e le palme aperte come se avesse paura che quelli che gli stavano davanti si volessero sottrarre alla sua personale STORIA MITICA e a tutta prima si capivano solo un mucchio di «Oh allora…», «Oh allora…» con una faccia come se stesse per raccontare qualcosa che avrebbe ucciso i suoi amici per il ridere e dopo una serie non breve di «Oh allora…» tirò fuori un «Oh… è uscito fuori…» e giù a ridere da solo e gli altri a guardarlo in attesa di un finale che stando a quanto e come era piegato dal ridere avrebbe tardato non poco. Dott. Cynicus si voltò verso Sandro.
– Hai sentito?
Sandro aveva appena ripreso la marcia e ancora guardava a destra e a sinistra come a volersi sincerare per bene, perché di notte per le strade semideserte girano certi pazzi, poi disse:
– Cosa mi sono perso?
– È uscito fuori… non hai sentito quello là sul marciapiede?
– No, stavo guardando se venivano delle macchine, sì qualcosa mi è sembrato di avere udito ma non ci ho fatto molto caso.
– È uscito fuori… questo è buono, cosa ne deduci?
Sandro restò in silenzio un momento, non era reattivo come Mario e Gianni per le questioni dei BDdLC e si prendeva il suo tempo per rispondere. Germano sorrise fra sé in attesa dell’inizio di quella che si prospettava una tipica discussione da Beati Demolitori dei Luoghi Comuni.

– Deduco che se c’è qualcuno che esce fuori allora è possibile che ci sia qualcuno o qualcun altro o magari lo stesso qualcuno di prima che esce dentro e allora che razza uscire diventa?
Dott. Cynicus prese un atteggiamento sussiegoso poi mimando per burla un fare risentito disse:
– L’hai ammazzato subito, non ci siamo neanche divertiti.
Germano sospirò alla fine imprevista della discussione e si distrasse nuovamente a guardare fuori dall’abitacolo. L’atmosfera non era delle migliori, Sandro e Claudio, pur essendo in causa solo marginalmente, anzi per puro aiuto e supporto a persone loro amiche, sentivano una certa gravità al riguardo, sebbene nessuno fosse stato ancora minacciato concretamente. Il passato di Mina, certificato dalle mezze conferme di Guendalina, stava gravando sul loro presente e nonostante tutte le migliori intenzioni al buon umore e alla migliore disposizione verso la vita restava quest’ombra cinese a guastare o viziare delle decisioni che altrimenti sarebbero state prese forse non a cuor leggero ma con un certo entusiasmo, come l’idea di raggiungere la protesta contro il G8 a Genova, che si era imposta loro come una specie di ritirata dalla normale vita di studenti universitari di Milano e la cosa la sentivano tutti e tre come un’imposizione, una scelta non libera.
Il Cusani pose una domanda tattica.
– Non credo che ci sarà davvero possibile arrivare direttamente nel centro di Genova a bordo di questa macchina, sarà pieno di poliziotti e posti di guardia, ci saranno limitazioni e divieti ad ogni angolo, senza contare che non siamo del posto e questo ci limita parecchio nei movimenti. Come facciamo a raggiungere la protesta?
Sandro si distrasse un momento per guardare in faccia il Cusani e nel contempo diede un’occhiata a Germano, seduto sui sedili posteriori, come a richiedere un suo supporto o un suggerimento. Dott. Cynicus disse:
– Ce l’hai un atlante stradale?
– Devi fare un esame di geografia?
Germano si sentì in obbligo ad intervenire.
– Un percorso alternativo non sarebbe una cattiva idea.
– Quale sarebbe il suggerimento?
– Aspetta che verifico sulla cartina e poi te lo dico.
– Credo di capire cosa intende Claudio – intervenne Germano – possiamo arrivare ad una città vicina a Genova e poi arrivare sul posto in treno o con un mezzo simile.
– Il treno è da escludere – disse Sandro categorico – le stazioni saranno piene di poliziotti e di controlli, corriamo il rischio di passare inutilmente un paio d’ore in un ufficio della questura solo per chiarire qualcosa che non abbiamo fatto o per dimostrare che non siamo quelli che cercano.
– Forse ci sono – disse Claudio con l’atlante stradale in mano – prendiamo la A26 invece della A7 e arriviamo a Voltri invece che a Genova, usciamo dall’autostrada e proseguiamo verso Genova sulla Statale n° 1 fin dove possiamo, poi parcheggiamo e arriviamo a Genova in autobus. Gli autobus funzioneranno si spera…
– Passando da Alessandria si allunga un discreto po’ ma l’idea è valida
– Ma voi sapete dov’è esattamente la protesta? Pensate che possiamo aggregarci a qualche gruppo organizzato o avete l’idea di andare più o meno allo sbaraglio?
– L’ultima che hai detto mi solletica abbastanza, sono comunque convinto che una volta a Genova potremo in qualche maniera scegliere a quale gruppo aggregarci e da quale gruppo stare alla larga.
– Bisogna concordare qualche cosa da dire se i poliziotti ci fermano e ci chiedono il motivo della nostra presenza a Genova.
– Mostriamo il libretto universitario e diciamo che siamo qui per motivi di studio.
– Ce l’ho a casa – disse Germano.
– Anch’io – disse Sandro.
– In effetti non è un documento che si porta sempre in tasca, specie per andare al Sole Nero.
– A meno che tu non debba dare un esame di astrologia.
– Ehi, volta lì – disse Dott. Cynicus – sono arrivato. Volete salire o volete aspettarmi qui?
– I tuoi si metteranno in agitazione se vedono tutta ’sta gente a quest’ora e ti faranno un sacco di domande.
– Altamente probabile. Cosa vi serve? Siete ancora sicuri che non vi serve niente?
– Qualche bottiglia d’acqua non sarebbe inutile.
– Nient’altro?
– No.
– Ci vediamo fra dieci minuti.

Prossimamente il diciassettesimo capitolo