romanzo a puntate (13)

Copyright © Eric Bandini 2010
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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.

Una storia italiana
Capitolo XIII°
(13)
Milano
Giovedì, 19 Luglio 2001
Si ha l’impressione che il senso del pericolo delle donne sia del tipo “immediato”, ossia il grido isterico che accompagna la presa d’atto di una minaccia attuale, immediata. Se qualcuno dovesse far capire ad una donna che sta correndo un pericolo, di cui non si conosce il momento di attuazione, questa se ne infischierebbe e continuerebbe a preoccuparsi del suo aspetto esteriore, del makeup, della pettinatura, dell’abbigliamento, delle scarpe, e tutto quanto ruota attorno all’apparire, salvo issare una faccia terribilmente spaventata con sonoro di uno strillo a centoventi decibel per la compiuta realizzazione della minaccia e relativa presa di coscienza nel momento in cui essa si realizza, come se nessuno l’avesse ampiamente avvisata, per cui Germano non ci provò neanche a distogliere Mina dall’intenzione di separarsi dalla combriccola per andare a casa di Guendalina a “rinfrescarsi” e “agghindarsi”. Considerò solamente il fatto statistico, cioè la scarsa probabilità che il Wazzarola e i suoi scagnozzi fossero a conoscenza del domicilio della tipa in congiunzione con le intenzioni “mobili” delle due ragazze. Inoltre l’idea di un locale gotico aveva solleticato la fantasia delle due giovanotte che ad un certo punto del pomeriggio avevano preso una sgrigna, una irrefrenabile voglia di ridere come capita solo ai bambini quando fanno a gara a chi ride per primo, ed è sempre difficile stabilire il vincitore; per cui comunicare con loro era diventato pressoché impossibile, il loro mondo esilarante escludeva chiunque. In conseguenza della separazione di tutta la ghenga il Germano ne approfittò per passare da casa a depositare quanto aveva ancora con sé dalla mattina, gli appunti, qualche libro e farsi una doccia per alleviare il caldo.

La voce della telefonata di Trifarro ce l’aveva ancora nelle orecchie ed ora, sotto l’acqua, nel bagno di casa sua, nella tranquillità del suo ambiente famigliare tutto gli appariva lontano e irreale, come un vecchio film degli anni settanta e non gli riusciva proprio ad immaginare se stesso calato in una situazione simile, non gli riusciva di inserire l’insensatezza di personaggi come il Sapienza, di cui non sapeva nemmeno il nome di battesimo, o come il Cinese, che solo a nominarli pareva di stare al cinema a vedere un poliziesco di bassa qualità e di folclore popolare sulla delinquenza, di quelli che passano le tv locali la sera tardi. Eppure tutto era vero, compresa la relazione di Mina con quel tizio, che se l’avesse saputo sua madre gli avrebbe intimato di smettere di vederla, per non parlare di suo padre, che prendeva distanze morali da tutto ciò che poteva influire negativamente sul suo stile di vita o i suoi famigli. I suoi genitori li comprendeva, non erano moralisti e nemmeno dei bacchettoni, solo tenevano quell’atteggiamento prudente tipicamente italico delle persone di una certa età che deriva dall’origine contadina del paese, anche in una grande città come Milano, e gli sarebbe dispiaciuto parecchio dare loro qualche delusione per mezzo delle sue amicizie e conoscenze.
Mina qualche volta capitava a casa sua ed era bene accolta, sia per lo studio che per l’amicizia particolare, su cui i suoi vecchi non si erano formalizzati né scandalizzati, dopo tutto l’insieme sembrava convergere in uno scopo di studio e di un futuro conseguente e nemmeno avevano osato paventare pianificazioni al suo riguardo, di questo era consapevole e al momento anche terrorizzato nei confronti dei suoi, perché aveva preso atto che da ora in avanti doveva nascondere loro qualcosa che non dipendeva quasi per nulla da lui, ma che poteva giungere alle loro orecchie tramite qualunque maldicenza di qualunque bene informato che non mancano mai in qualunque città, nemmeno a Milano. Questo velo di realtà si frapponeva ora oltre che fra sé e i suoi genitori anche su tutto ciò che componeva la sua vita, come se di punto in bianco avesse scoperto un difetto nella sua esistenza per bene che gli guastava il piacere di vivere, che lo condizionava in maniera latente ma non evitabile.
Quando oggi aveva appreso quelle novità sul passato di Mina le aveva accolte in progressione, come un lento apprendistato di sé stesso, quando invece – ora se ne rendeva conto – avrebbe dovuto capire interamente tutto e subito, farsi immediatamente un’idea diversa di lei, rivedere tutto il suo rapporto con lei alla luce di quelle notizie dal passato, rileggere i momenti salienti e importanti delle loro frequentazioni sotto la condizione dei suoi trascorsi, in un diritto alla franchezza che aveva la sensazione che gli venisse negato, da Mina prima di tutti. Sentiva una rabbia lontana dentro di se e allo stesso tempo percepiva questa stessa rabbia come irragionevole; nell’alternarsi delle sensazioni prevaleva in lui il senso positivo che ricavava dai ricordi dei momenti trascorsi insieme a lei, in cui nemmeno col martello sarebbe riuscito a ficcare quelle notizie oscure dal passato, nemmeno con la più vivida immaginazione riusciva ad accostare Mina ad uno sconosciuto di nome Walter Cazzarola alias Cinese, anzi “il” Cinese, come se fosse un titolo pubblico conseguente ad un incarico.
Eppure tutta la realtà indicava la vicenda come autentica e realmente accaduta in un passato che in un confronto parallelo nella sua ancor giovane età egli collocava in un’era quasi lontana, come se l’adolescenza fosse stata per lui come una malattia dell’infanzia, di quelle che non ti ricordi mai se le hai avute o no, tanto la cosa è offuscata dal tempo; eppure la maldicenza in qualche modo lo aveva modificato, la realtà sua e di Mina si era opacizzata ma al contempo restava uguale, come uguale restava il suo desiderio di lei, su cui non poteva addossare alcun dubbio dal momento in cui l’aveva conosciuta. Mina Calludole era ancora al centro della sua vita e avrebbe fatto ciò che sarebbe stato ragionevolmente necessario per tutelare lei e la loro amicizia, e pensò questo con la segreta doppiezza che aiutandola avrebbe potuto scoprire eventuali ulteriori negative novità e farsi una ragione più aggiornata e “reale” della sua relazione. Germano era consapevole di questo pensiero sdoppiato nelle sue convenienze e in parte ebbe un leggero disgusto per sé e questa meschina maniera di ragionare; ma questa, e ciò costituiva il suo maggiore alibi davanti a sé stesso, al fondo delle cose era la realtà, quella dei fatti.
Dai primi tempi dell’università sua madre aveva smesso di tampinarlo da vicino con le solite richieste e inquisizioni mammifere, per cui entrare e uscire dalla giurisdizione parentale era molto meno problematico, anzi, quella sera suo padre lo colse nell’ingresso e gli chiese se aveva bisogno di contante allungandogli due banconote col Bernini, a cui Germano rispose affermativamente intascando il denaro con un sorriso di ringraziamento. Lesse nello sguardo del suo vecchio la domanda repressa dietro cui si nascondevano le ordinarie preoccupazioni di un genitore che voleva indagare i suoi spassi serali di un giovedì sera estivo, in condizioni ordinarie avrebbe accettato uno scambio di battute sul più e sul meno ma temendo di lasciarsi sfuggire qualcosa che avrebbe potuto spaventare il suo vecchio se la filò con un «Grazie mille!».

Di norma il ritrovo extra universitario era tanto ubiquo quanto pubblico, i locali frequentati da tutti i giovani andavano sempre più che bene, con la inarrestabile curiosità di frequentarne di nuovi per nuove conoscenze ed esperienze, che poi, alla fine dei conti erano più o meno le medesime, il preassembramento prima della serata in discoteca o in una festa privata o qualunque altra cosa fosse in vista. Quella serata però aveva preso un andazzo fuori dal consueto, già il locale dark era una novità inedita, e per giunta, senza che nessuno lo avesse premeditato o preventivato, si era messa in moto una paranoia “malavitosa” collettiva che aveva incluso anche certuni inconsapevoli, come Guendalina e Alfeo, e a parte la decisione di separarsi per agghindarsi, da parte delle ragazze, nessuno aveva paventato di ritrovarsi nei soliti posti molto frequentati e dunque bene in vista a chiunque volesse notarli. Prima di separarsi per le eventuali abluzioni generali e i ritocchi al makeup delle ragazze Alfeo aveva semplicemente detto:
– Ci vediamo intorno alle nove e mezzo in piazza Oberdan, all’incrocio con corso Buenos Aires.
E aveva guardato Dott. Cynicus come a indicare qualcuno che conosceva il suo domicilio e le zone circostanti, sebbene tutti quanti sapessero dove fosse Porta Venezia e i luoghi indicati dall’Alfeo. Germano mise in moto la sua FIAT Panda® e si avviò verso il luogo dell’appuntamento sebbene non fossero ancora le nove. Una certa agitazione lo teneva sulle spine e voleva sincerarsi delle condizioni della sua amica, quantunque un’anticipazione dei tempi non avrebbe affatto accelerato la cosa, essendo Mina trasportata a cura di Guendalina sul luogo dell’appuntamento, per cui avrebbe dovuto attendere in ogni maniera le esigenze femminili. I BDLC sarebbero arrivati sul posto con il mezzo di Sandro, che avrebbe fatto il giro a recuperarli.
Il domicilio dell’Alfeo era dalle parti di Corso Buenos Aires, dove viveva con i suoi genitori e una sorella; Alfeo, uno studente milanese che poteva permettersi i costi della sua mania gotica perché ampiamente sovvenzionato dalla famiglia e non oberato dalle spese che hanno gli studenti esterni o di fuori Milano. Germano se la prese comoda e arrivò sul luogo dell’appuntamento una decina di minuti in anticipo sull’ora concordata credendo di essere il primo e già predisposto a distrarsi a guardare il panorama e il traffico per ingannare l’attesa. L’Oscuro/lo Scuro era invece già sul posto; lo individuò immediatamente per l’abbigliamento monocromo, anche Dott. Cynicus era già sul posto ma i BDLC non erano al completo, Gianni aveva dato forfait per un invito balneare fino a domenica, era partito la sera stessa con altri due studenti della facoltà, scusandosi per la indelicatezza di abbandonare un’amica e il branco tutto ma sentiva un irrefrenabile bisogno di distrazione e di cambiare aria per un po’, anche solo per due o tre giorni e aveva colto un’occasione al volo, «Sicuro di abbandonare Mina in buone mani!» e Mario, che non fu reperito al suo domicilio, contattò telefonicamente il Sandro adducendo, alla delusione dello stesso, tristi riunioni famigliari da cui non avrebbe potuto esimersi neanche arruolandosi nella Legione Straniera. Nessuno ne fece un dramma, si limitarono a constatare il luogo comune delle ragazze in ritardo, sebbene mancassero alcuni minuti alle nove e trenta.
Finalmente la VW Polo® blu petrolio di Guendalina apparve, i maschietti porsero tutta la loro attenzione alle ragazze, per notare cosa aveva potuto produrre un pomeriggio di pianificazioni stilistiche e di esilaranti complicità e restarono discretamente delusi nel vederle scendere dalla vettura in jeans d’ordinanza e maglietta stile mercato rionale. Nessuno fece commenti ma le due si sentirono in obbligo di dichiarare che il nero non era un colore a cui si sentivano propense, specie per la stagione in corso. Nessuno trovò alcunché da ribattere, nemmeno Alfeo, nerovestito, che avrebbe dovuto tentare almeno una difesa d’ufficio per il suo colore preferito e tutti insieme cercarono immediatamente di organizzarsi per il trasporto del gruppo al completo, operazione per la quale occorrevano almeno due vetture. Guendalina oppose immediatamente un ostacolo imprevisto esigendo l’autonomia dei trasporti per sé e Mina, a cui Germano e i BDdLC residui nell’unico esemplare del Sandro, eccettuata la partecipazione esterna di Dott. Cynicus che dava sempre il suo supporto ai BDdLC, consci della particolarità della serata, tentarono una strenua opposizione ma l’influenza di Guendalina su Mina pareva peggio di una fattura (leggasi pratica di magia e non documento contabile) e Mina stessa non sembrava più consapevole dei rischi di cui avevano discusso la mattina stessa.
Sandro tentò un’opera di convinzione, supportato da Dott. Cynicus e dallo sguardo interessato di Germano ma non ci fu modo, per qualche imprecisato motivo femminile originatosi nella mentalità contorta della Guendalina la donna volle a tutti i costi l’indipendenza dei trasporti per sé e Mina, che osservava con un mezzo sorriso inamovibile sul suo bel viso di ventitreenne. Non ci fu verso, l’ostacolo Guendalina era troppo per chiunque e ci si dovette arrangiare altrimenti; Germano decise di portare con sé Alfeo, con cui avrebbe fatto strada verso il posto che nessuno conosceva, le due ragazze avrebbero seguito con la VW Polo® blu petrolio dell’ostinata ex liceale e a seguire, a mo’ di retroguardia, Dott. Cynicus con Sandro, che propose di prendere anche la sua vettura nel caso la serata richiedesse trasporti ulteriormente differenziati. Alfeo aveva seguito la stramba discussione, forzata dall’ostinazione dell’amica di Mina, con una strana espressione sul volto ma non aveva osato interferire né aveva cercato di approfondire problematiche che non conosceva e non lo interessavano, tuttavia si era fatto l’opinione che la nuova venuta con i suoi atteggiamenti impositivi non si stava guadagnando la simpatia generale. Le manovre di trasferimento furono immediatamente messe in atto, Alfeo e Germano nella FIAT Panda®, le due ragazze nella Volkswagen Polo® e Sandro con Dott. Cynicus nella Lancia Ypsilon® fornita dal proprietario della fabbrichètta nel varesotto, che dopo tutto al frutto dei suoi lombi materialmente non gli faceva mancare nulla.
Il breve corteo, condotto da Germano e Alfeo infilò il viale Bastioni di Porta Venezia, in direzione della Ghisolfa, Germano guidava con un occhio costante allo specchietto retrovisore per sincerarsi della presenza della VW Polo® con le due ragazze e della Lancia Ipsilon® di Sandro. Alfeo non mutò di molto la sua scarsa loquacità, una cosa però la disse, con quella forma di cortesia ironica delicatamente snob di chi non ha il coraggio e nemmeno l’intenzione di dirti la sua opinione negativa riguardo a qualcosa o qualcuno.
– Simpatica l’amica di Mina.
– Sì, moltissimo – rispose Germano, poi cambiando argomento continuò – Ma che posto è questo Sole Nero?
– Oh, è un vecchio capannone di una ex attività artigianale restaurato e riadattato a bar con possibilità di spettacoli di intrattenimento, tipo piccoli concerti di gruppi semisconosciuti, e roba simile. Credo che vi piacerà davvero.
– Ma tu conosci qualcuno che frequenta quel posto? – Germano pose questa domanda in parte per sincerarsi di avere preso la decisione giusta per sé e per Mina e in seconda analisi per evitare di sentire lamentele riguardo la eventuale noiosità del luogo che l’amica imbucata non si sarebbe trattenuta dall’esternare, sebbene quest’ultimo rappresentasse un «non problema».
– Conosco un sacco di gente là dentro, c’è sempre movimento di persone interessanti, specie se sei dell’ambiente goth.
Germano restava sempre un poco freddo sulle passioni in generale, sia stilistiche che sportive o politiche, si infervorava raramente, più che altro partecipava ascoltando e cercando di capire, caso mai vi fosse qualcosa da capire. L’atteggiamento di Alfeo non lo infastidiva per nulla, anzi lo trovava simpatico, tuttavia non gli riusciva di immaginarsi un Alfeo sessantenne in tenuta dark, e a dirla tutta nel lungo periodo qualunque passione gli pareva dovesse trasformarsi in comica, magari non era così, magari certe passioni resistono all’usura del tempo, ma non gli tornava mai l’immagine di un rocker in pensione che te lo incontri e ti dice cose dei bei tempi che furono, come se non fosse capace di uscire dalla gabbia della sua vita, ammesso che una cosa del genere sia possibile, quantunque molti la trovino almeno pensabile. Alfeo era davvero una persona gentile, magari un poco ingenua nelle sue propensioni gotiche, ma Germano trovava il suo “oscuro” entusiasmo di piacevole compagnia, specie perché il tipo era di abitudini poco loquaci e trovarselo lì a discorrere, certo non come un fiume di parole, lo gratificava da un punto di vista umano. Il suo stato d’animo era focalizzato sulla peculiarità della serata, della cui conoscenza Alfeo non era stato messo a parte, per cui dovette riscuotersi un poco e richiamare al presente contestuale i suoi interessi di studente quando Alfeo chiese.
– Che cosa ne pensi della lezione particolare di Trifarro questa mattina?
La sua attenzione era scissa fra le incombenze della guida e il monitoraggio della VW Polo® blu petrolio contenente le due ragazze, per cui gli ci volle qualche istante per riuscire ad inserire un terzo centro di interesse nella sua presenza in sé, e in considerazione del triplice daffare cercò di tenersi sul vago per non deviare troppa attenzione dalle altre attività.
– Ha messo insieme troppi argomenti, ma nel complesso ci sono molti spunti di discussione, qualcuno avrebbe già delle domande da fargli.
– Chi, per esempio?
– Dott. Cynicus.
– Chi?
– Forse non lo sai ma il Claudio lo chiamiamo talvolta Dott. Cynicus.
– Chi? Il Cusani? Non ho mai sentito nessuno chiamarlo così.
– In effetti è più che altro una definizione, un modo per indicarlo tra noi. Saprai certamente dell’esistenza dei Beati Demolitori dei Luoghi Comuni.
– Qualcosa ho sentito dire, ma non mi sono mai piccato di fare domande. Ho sempre avuto la sensazione di qualcosa di simile ad una moda, sai, tipo quella dei messaggini al telefono con le “k” al posto dei “ch” e i “X” davanti ai “chè” che diventano degli “Xkè” e roba del genere.

Germano rise di approvazione, l’Alfeo era a posto, poi gli chiarì l’arcano iniziandolo ai misteri dei BDdLC.
– A prima botta può sembrare una cosa del genere, però Sandro, oltre Mario e Gianni, che stasera non sono con noi, sono dei tipi in gamba e quello che mettono insieme con la storia dei BDdLC è solo divertimento, una specie di gioco a sfondo culturale. Comunque per ritornare alla tua domanda, Dott. Cynicus, cioè il Claudio, si è posto la questione della fine della storia, dicendo che il Fosco l’ha fatta troppo semplice affermando che la cosa finisce con il termine del litigio fra il Signore e il Servo e la conquista dell’emancipazione da parte di quest’ultimo.
– In effetti la storia non finisce affatto, di eventi ne sono capitati da Hegel in qua.
– Credo che sia proprio questa la domanda che Claudio vuole fare a Trifarro, quale fine della storia?
– Senza dimenticare che è semplicemente riduttivo mettere in scena due personaggi con i loro valori escludendo tutto il resto, sebbene, per usare le parole di Trifarro, l’azione del Signore ha avuto un effetto antropogeno sullo sviluppo della società occidentale, resta però esclusa molta materia.
– Molta di questa materia che tu stai citando come esclusa è stata probabilmente valutata nell’opera principale di Hegel dall’autore medesimo, ma è sicuramente impossibile includere ogni cosa e la domanda “Quale fine della storia?” ha sicuramente un senso, per non tenere conto del postmoderno, che come argomento mi fa venire in mente le sabbie mobili, tanto è sfuggente e insidioso. Per chi ci vuole capire qualcosa intendo.
– Devi prendere quella direzione – cambiò argomento Alfeo, poi riprese la topica Trifarro – La cosa delle devil songs mi ha incuriosito e anche la black music mi suona bene.
Germano rise senza guardarlo alludendo ciecamente alle sue propensioni stilistiche.
– Ci ha messo un po’ di nostalgia, intendo dei suoi bei tempi che furono.
– Vuoi dire gli anni settanta?
– Esattamente. Si è tirato in ballo senza volerlo o forse non è riuscito ad evitarlo. Di solito le lezioni che includono accenni anche solo lontani in stile “mi ricordo” fanno venire l’orticaria, però nel complesso non mi è sembrata una cosa malvagia, un poco campestre magari ma interessante.
– Sì, campestre abbastanza, e in una città come Milano! Una cosa inedita presumo.
– Ehi, e quella cosa del tempo come un punto focale da cui emerge tutto quanto? Chissà da dove se l’è tirata fuori.
– Anche questa potrebbe essere un’ulteriore domanda, però devo ammettere che anche se non riesco ad immaginarmi un punto focale da cui scaturiscono il tempo e lo spazio congiunti inestricabilmente non riesco a trovarci nulla da opporre, non so perché ma mi viene da pensare più o meno così, anche se non riesco ad associarvi nulla di concreto.
– Forse perché in definitiva non esiste nulla di concreto.
– Cosa intendi dire?
– Se tu ti dovessi materialmente figurare il tempo e lo spazio che cosa immagineresti?
Germano lasciò la domanda in sospeso, sicuro che Alfeo non avrebbe risposto immediatamente; gettò un’occhiata allo specchietto retrovisore, la sua tensione si era allentata nell’amichevole discussione con il Tiranti e le due ragazze gli parevano una preoccupazione meno assillante di poc’anzi. Alfeo gli diede altre indicazioni stradali, poi come riavutosi dalla domanda, con una intonazione dubbiosa rispose.
– Un senso di vertigine e un forte desiderio di aggrapparmi alla mia esistenza incerta.
– Mi sembra che le domande stiano incrementando.
– E aggiungo che ho avuto una sensazione particolare durante la seconda tirata del Trifarro.
– Intendi finita la pausa che c’è stata dopo che ha parlato della musica nera degli Stati Uniti?
– Sì, da quel momento ha preso a parlare in maniera ampiamente collaterale del nulla, senza tirarlo in ballo ma lasciando che emergesse come una evidenza di qualcosa piuttosto che di un nulla propriamente detto.
– Potrebbe anche non essere una novità.
– Cioè?
– Mi sembra di ricordare di avere letto di un certo Gorgia di Lentini che un paio di millenni e mezzo fa diceva che se il nulla è, cioè “è” nulla, allora non “è” nulla ma “è” qualcosa, o qualcosa del genere e se anche il nulla è essere, nel senso che “è”, allora non c’è autentica distinzione fra essere e nulla, il nulla diventa un concetto dell’essere.
– Sagace ‘sto greco. Perché era greco vero?
– Siculo della Magna Grecia.

– Quindi la conoscenza sta al punto di partenza.
– A parte la scienza e le sue speculazioni, incluse quelle commerciali.
Fecero entrambi una faccia divertita guardandosi in tralice. Germano, nell’entusiasmo della conversazione si era dimenticato delle due squinzie, che gli rammentarono la loro presenza con colpetti di clacson e gesti delle braccia fuori dal finestrino.

Prossimamente il quattordicesimo capitolo