romanzo a puntate (27)

Copyright © Eric Bandini 2010
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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.

Una storia italiana
Capitolo XXVII°
(27)
Milano
Venerdì, 20 Luglio 2001
Erano quasi le tre del pomeriggio quando nella stanza da letto di quel villino fra Monza e Milano ColuiIlQuale si alzò a sedere sul letto, accarezzò Mina che lo osservava nella penombra senza parlare e con cui aveva scambiato dolci sciocchezze e piccole eroticità fino a quel momento. Nella stanza accanto il telefono suonava, ColuiIlQuale era stato previdente, aveva tolto il telefono dalla stanza da letto, mai farsi ascoltare da sconosciuti, o conoscenti di data troppo recente. Lasciò sfogare l’apparecchio per un paio di squilli ancora indugiando su di lei occhi negli occhi con il più romantico sorriso poi, come se stesse per strapparsi un pezzo di cuore le disse:
– Dovrò andare a rispondere, altrimenti qualcuno si preoccuperà. Non credo che tu abbia voglia essere trasferita di peso immediatamente e senza preavviso com’è successo questa mattina.

Mina si stirò, senza muoversi e senza alzarsi; allungò le braccia sopra la testa e irrigidì le gambe come a voler raggiungere un punto più lontano con entrambi i piedi, e con la voce in parte soffocata dallo sforzo che stava evolvendo in una specie di sbadiglio si limitò a dire:
– Credo proprio che non lo sopporterei.
– Torno subito – le rispose ColuiIlQuale.
La penombra della stanza fu illuminata brevemente dalla porta che si apriva e si chiudeva, Mina lo osservò uscire senza alcun pensiero per la mente e con un segreto desiderio di non tornare più alle sue preoccupazioni precedenti, desiderò di dimenticare il Walter con i suoi scagnozzi, e perfino i suoi colleghi di università ora le parevano giustamente distanti, non antipatici o pericolosi ma semplicemente superflui. Non aveva una opinione esatta di chi o cosa fosse o rappresentasse ColuiIlQuale nella sua vita privata e nel suo attuale rapporto con lei – benché sapesse chi fosse nella sua vita pubblica -, non voleva meditare su cosa pensasse di lei o di questa improvvisa relazione, tutto quello che sentiva era un giusto diritto ad una presa di distanza da tutto ciò che era accaduto e che pareva volere accadere nuovamente nelle intenzioni di quel giovane delinquente che aveva conosciuto nella sua adolescenza, ora tutto le pareva distante, e non erano passate che poche ore dal suo saluto concitato con Fernanda e la sua esistenza crudele, e tutto quello che ne era conseguito e che lo aveva preceduto; voleva infischiarsene del fatto di sentirsi al sicuro da qualcuno o da qualcosa e ci stava riuscendo, quest’uomo, questo ColuiIlQuale, pareva sicuro di sé e del mondo, di certo non le avrebbe creato problemi o interferenze con la sua vita ordinaria.
Sentiva la sua voce mormorare qualcosa a tratti, alternati da brevi silenzi o piccole espressioni assertive, stava rispondendo al telefono, il suo tono era sempre suadente, mai preda di alterazioni o di strani modi di esprimersi, percepiva un’unità di carattere e di comportamento che non sempre aveva riscontrato nelle persone che aveva conosciuto, non che se ne fosse innamorata, ma si faceva largo nella sua fantasia un futuro prossimo di piccoli sotterfugi per incontrarsi ancora e di nascosto, di giuste menzogne per il piacere della propria esistenza e della propria felicità, cominciò a pensare che lo avrebbe rivisto volentieri in frangenti diversi ma altrettanto misteriosi e possibilmente imprevedibili. Ora Germano era lontano nella sua mente, qualcosa di poco significativo nella sua semplicità e nella sua immediatezza di carattere, lo intravedeva come in trasparenza dietro all’immagine più importante che s’era fatta di ColuiIlQuale. Oh, non se lo era scordato, solo stava già pianificando la maniera per mantenere separate le due vicende e si era persuasa che tramite i mezzi del potente politico sarebbe pervenuta al suo scopo. Ancora non aveva preso nessuna decisione circa il luogo dove desiderava essere accompagnata, nella sua testa continuava a fare eco la rassicurante affermazione di ColuiIlQuale che inneggiava ad un tempo indefinito che si estendeva davanti a loro e in cui ogni decisione poteva essere rimandata senza preoccupazioni, senza alterazioni, né pressioni da parte del mondo ordinario là fuori, «Decidi con calma»; questa frase di tre parole le pareva una rasserenante cantilena che affiorava ogni tanto alla sua attenzione placidamente distesa nella fresca penombra di quella stanza, benché fosse consapevole che non sarebbe stata lì in eterno.
Era talmente distratta che non si accorse della fine della telefonata e ColuiIlQuale rientrò nella stanza sorprendendola un poco, lei alzò il capo per osservarlo e le parve di notare qualcosa di diverso nel suo comportamento, non venne a distendersi immediatamente di fianco a lei, come avrebbe desiderato e come aveva immaginato che avrebbe fatto, al contrario si piazzò diritto ai piedi del letto osservandola con quel sorriso rasserenante che lei ricambio, poi lui con una voce un po’ grave disse:
– Sembra che il tempo che avevamo a disposizione sia arrivato a scadenza, bisogna che prendi una decisione oppure deciderò io al posto tuo, e in questo caso non ti devi preoccupare di nulla, ti farò accompagnare da certe persone che conosco, ti piaceranno, sono simpatici e vivaci. Sempre che tu non abbia già deciso dove vuoi che ti accompagni, anzi che ti faccia accompagnare.
– Non vuoi portarmi tu? – le chiese lei fiduciosa (?).
– Pensavo di farti accompagnare da Ada, è una persona fidata.
– È un po’ volgare…
– Non essere ingiusta, è una persona fidata, ti accompagnerà dove gli dirò, oppure dove vorrai tu, ma prima mi piacerebbe che ci scambiassimo qualche numero di telefono o una maniera per incontrarci di nuovo, vuoi?
Lo voleva, ma non aveva intenzione di cedergli subito, sapeva anche che non era il caso di fare la preziosa perché l’avrebbe stanata subito, per cui si limitò a fare un po’ la svampita, cosa che in genere alletta gli uomini, se non la si tira troppo per le lunghe.
– E se poi ci scoprono insieme? – glie disse con una vocina un poco sciocca.
– Non accadrà.
– Ma hai detto che ci sono poche cose che non si sanno e che presto o tardi si sapranno anche quelle – disse Mina facendo appello ad un candore che aveva appreso nei “vecchi tempi” col Cinese.

– Oh… riguardo a questo siamo già scoperti, Ada può sospettare qualunque cosa a questo punto, così come quelli presso cui ho intenzione di farti portare, che sono simpatici sì, ma mica tonti, però sanno stare al mondo e sanno rispettare gli amici, come Ada.
– Devo essere un po’ gelosa di Ada? È ancora giovane e carina, è una tua ex?
– Le ex non contano, sono ex, punto e basta.
– Non ti ho chiesto se sei sposato.
– Lo sono, è un problema?
– Non sono io quella sposata.
Risero entrambi e quindi Mina si alzò dal letto dirigendosi in bagno.
– Mi preparo e poi decidi tu dove andare.
– Telefono a Ada.
– Mmh… proprio a quella? È proprio necessario?
– È una persona a posto. – Poi, come fingendo una distrazione aggiunse – Ehi, scambiamoci i numeri di telefono.
– Devo fidarmi?
– Puoi fidarti.
– Quant’è gelosa tua moglie?
– Abbastanza per fare su un casino del diavolo, ed è qualcosa che devo evitare a tutti i costi, con la mia professione sarebbe un disastro, senza contare l’immagine di uomo timorato che ho sempre sparso ai quattro venti.

Ci fu una breve pausa in cui ColuiIlQuale finse di cercare qualcosa con un impegno assoluto e Mina finse di ignorarlo con altrettanta dedizione. E scrisse il suo numero di telefono su di un foglietto che lei gli allungò prima di dirigersi in bagno sorridendogli e minacciandolo bonariamente mentre lui le posava accanto il suo numero di telefono scritto su di un post it® del cui blocchetto non aveva trovato traccia nella stanza:
– Non approfittare troppo della mia confidenza.
ColuiIlQuale sorrise e si limitò a dire:
– Non lo farei mai – e poi mentre lui si distraeva a vestirsi Mina lo mise subito in memoria nel cellulare accendendolo per il tempo necessario all’operazione per poi spegnerlo immediatamente finita la trascrizione.
Quando lei scomparve verso il bagno lui guardandola di sguincio soggiunse fra sé «Mai abbastanza», quindi tornò in sala dov’era il telefono, quello fisso, per contattare Ada e ficcarsi nei suoi traffici, perché le cose si erano complicate parecchio e la faccia tranquilla che aveva ostentato verso Mina non rappresentava lo stato di fatto.
Qualcuno del suo staff lo aveva informato, tramite contorti giri di parole a cercare scanso di interpretazioni non volute e con largo uso di allusioni collaudate da precedenti intromissioni nella loro vita privata o da parte di loro nell’altrui vita privata, che un magistrato stava sulle sue tracce e in particolar modo sulle tracce di quella ragazza che tanto lo aveva stupito. Nulla di nuovo sotto al sole, cose che possono capitare ed è per questo che teneva certi agganci nei posti che contano, c’è sempre uno scambio di convenienze sapendo ottenere conoscenze adeguate e informazioni precise su chi, come e dove, in fondo il suo modo di muoversi era differente da quello del Cinese solo per particolari attività palesemente illegali come lo spaccio, l’usura ma per quello che concerneva la maniera di muoversi fra le proprie pedine e i propri interessi la distanza era puramente formale, un mero dato di fatto davanti alla legge che punisce certe cose e ne tralascia altre che non sono punibili, poiché conoscere gente non è reato e dimostrare connivenze è sempre al limite del possibile e magari un poco oltre.
Sapeva di avere poco da temere, primo per l’inconsistenza dei fatti e poi per la consistenza dei suoi agganci. Che cos’era successo? Che s’era trombata una bella ******, e che nessuno avrebbe potuto dimostrarlo, tranne la ****** in persona, che non avrebbe avuto alcuna convenienza, stanti i suoi trascorsi e le sue conoscenze, nonché le amicizie da cui era in fuga e l’appartamento in cui s’era andata a rifugiare.

Una volta allontanata Mina presso questi suoi amici già si immaginava davanti a questo magistrato ad esporre la sua migliore recitazione del bravo ed onesto cittadino timorato e rispettoso che – eventualmente venisse fuori la faccenda – si era prodigato a trarre una brava ragazza da un brutto posto, che poi se la fosse anche trombata questo era secondario e comunque non dimostrabile, dunque non facente parte delle cose che gli sarebbero eventualmente state contestate, nel caso che questo magistrato ne avesse avuto il coraggio, perché ci vuole della faccia tosta a fare certe domande ad una persona influente come lui, mica la si passa liscia e comunque in ultima analisi trombare non è reato anche se è meglio che la vicenda non venga fuori.
Che il telefono di quella casa fosse orecchiato ne era persuaso, però finora non era stata nominata alcuna persona, non direttamente, e il gergo in uso fra sé e i suoi collaboratori era stato sino a quel momento a prova di interpretazione o quasi, certamente gli origlioni sapevano chi aveva telefonato e/o a chi stava telefonando o avesse eventualmente telefonato ma la cosa non sarebbe stata agganciata ad eventuali richieste da parte di tipi poco raccomandabili, tutto restava nell’aura della legalità della sua personale persona, sebbene non della presentabilità in pubblico; hybris!
Mina si sentiva quasi felice, non proprio ma quasi, le mancava qualcosa che non avrebbe saputo dire o definire ma sapeva che ne avrebbe fatto anche a meno; si sentiva in uno stato di levità e di grazia come non aveva provato dai tempi quasi belli della vita col Cazzarola, tolta la minaccia del soggetto e i traffici pericolosi che a volte l’avevano coinvolta come copertura, perché una bella tösa devia sempre un po’ d’attenzione o magari tutta in blocco, e (sper-)giurando sul suo “malincuore” il Cinese qualche volta se l’era tirata dietro per faccende che avevano visto coinvolti tipi bizzarri dagli strani rigonfiamenti sotto l’ascella o molto più spesso alla cintura, gente con cui non occorreva intavolare alcuna conversazione perché tutto era già chiaro e semplice: io do un pacchetto a te e tu dai un pacchetto a me, ci diamo un’occhiata dentro e ognuno per la sua strada, sperando di non sentire le sirene della pula. L’aveva sempre fatta franca, il Cinese si intende; per cui Mina aveva imparato ad ammirarlo, senza farglielo capire troppo… beh, sì, un po’ lo aveva capito, perché quello è proprio sveglio ma non gli aveva mai dato la soddisfazione di sentirsi ammirato da lei, aveva sempre tenuto un atteggiamento di distanza e di ragazza per bene, che il Cazzarola non le aveva mai rinfacciato ma che era stato messo a dura prova da certe sedute di sesso spinto a cui lei non era stata capace di sottrarsi, né a qualche assaggio di quella polvere bianca, tirata su con un bel cinquecentone arrotolato, perché il Cinese in quei casi strafaceva.

Niente di tutto questo d’ora in avanti, certo ColuiIlQuale prima o poi l’avrebbe mollata, sempre che non si stufasse lei per prima, ma al momento voleva assaggiare questa onesta tranquillità al di fuori di tutte le macchinazioni del suo coetaneo e dalle infantili discussioni dei suoi colleghi di università, dalle inquisizioni parentali e tutto il resto. Una boccata d’aria nuova, un cambio di vita in grande stile per i suoi momenti dopo-studio; ColuiIlQuale pareva avere possibilità superiori e meno pericolose.
Non ci mise molto ad essere pronta e vestita, raggiunse ColuiIlQuale nel soggiorno e lo colse intento a guardare fuori dalla finestra verso il vialetto di ingresso nel giardino, incurante di quel po’ di disordine che avevano lasciato, lei non glielo fece notare e quando lui si voltò a guardarla l’argomento fu ignorato, lei pensò che qualcuno avrebbe messo a posto e ripulito tutto quanto, esattamente come gli capitava col Cinese ma quella era tutta un’altra storia e le cose allora le parevano così normali che non si era mai domandata come si organizzasse il Cazzarola per quel genere di faccende, anzi per lei la materia nemmeno esisteva. Poi quando Ada arrivò e la vide salutare ColuiIlQuale sbirciando all’intorno come se si aspettasse di trovare nella casa un plotone di alpini in baraonda si fece l’idea che sarebbe toccato a lei provvedere a trovare qualcuno che provvedesse, perché l’assistente sociale con le sue unghiette curatissime e smaltate e la sua pettinatura da sessantamila lire col cavolo che avrebbe rassettato personalmente e si preoccupò anche un poco quando la vide entrare a sbirciare in camera da letto con la scusa di dovere andare in bagno, neanche fosse una vegliarda ridotta al pannolone, era appena uscita di casa e già gli scappava? Voleva sbirciare la sociale assistente, ecco cosa voleva la tipa! E ColuiIlQuale si fidava! Mina pensò che gli uomini sono tutti un po’ gonzi, sì, magari sono capaci, svegli, intelligenti e tutto quello che vuoi, ma prima o poi ti cascano su di un dettaglio che non rientra nelle loro capacità intellettive. Si domandò che cosa avrebbe potuto riscontrare Ada ma dal momento che l’aveva accompagnata lì poche ore prima e che ora la veniva a prelevare i segreti nei suoi confronti non esistevano per nulla, si fidò della fiducia che ColuiIlQuale riponeva nella vaporosa assistente sociale.

Quando Ada chiuse la porta del bagno ColuiIlQuale approfittò del breve momento di solitudine per avvicinarsi a Mina e accarezzarla dolcemente su una guancia per rassicurarla circa la fiducia che poteva riporre in Ada, della quale si udivano sommessi rumori attutiti dalla porta chiusa e Mina se la immaginò intenta a diversivi per fingere di avere qualche bisogno che in realtà non aveva, esattamente come lei in precedenza. Mina cercò di cambiare argomento, non tanto per ColuiIlQuale, quanto per sé stessa, perché stava cominciando ad essere insofferente e percepiva una specie di sotterranea battaglia fra ColuiIlQuale e Ada, e lei si trovava nel bel mezzo. Chiese rassicurazioni:

– Che intenzioni ha quella donna?
ColuiIlQuale fece un’espressione sorpresa e divertita insieme, poi disse:
– Le migliori, nei nostri confronti… perché?
– Va bene, se lo dici tu…
– Ora tu vai con lei, io mi farò passare a prendere da qualcun altro, ho un’importante faccenda da concludere in fretta prima di questa sera. Però c’è un’altra cosa che dobbiamo chiarire.
– Quale?
ColuiIlQuale si guardò la punta delle scarpe tentando di nascondere un certo imbarazzo, poi la fissò negli occhi con quello sguardo dolce e gentile che le era piaciuto fin dal primo momento e continuò:
– C’è uno sfortunato motivo che ci ha condotti qui a gioire l’uno dell’altra – ColuiIlQuale fece una pausa come se stesse estraendosi le parole dal ventre – c’è qualcuno che ti sta cercando, lo sappiamo entrambi e questo deve restare un piccolo segreto fra noi, una cosa che non turberà la nostra amicizia ma che deve restare lontana dalle nostre conversazioni. Niente più di tutto quello che è successo verrà a turbare la tua vita ma ho bisogno della tua collaborazione, non si mette in moto un meccanismo come questo senza precauzioni e la mia precauzione prevede un colloquio con qualcuno che dovrà essere tenuto al di fuori, con una semplice esposizione dei fatti. Non ti devi preoccupare di nulla, penso a tutto io, eventualmente tu non dovrai fare altro che dire di essere andata in quell’appartamento per un tuo capriccio, una tua idea o qualunque altra cosa che non tiri in ballo nessuno. D’accordo?
– D’accordo – disse lei facendo la docile.
ColuiIlQuale si finse debole e indifeso, intensificando quello sguardo da gattone affettuoso, nascondendo ben bene i suoi artigli di belva politica e sociale. Mina guardò un punto nella stanza con uno sguardo vuoto e lontano. Non c’era bisogno di scendere nei dettagli, sapeva tutto, aveva capito e ColuiIlQuale non poteva non esserne a conoscenza visto che era stata condotta lì, sebbene ne ignorasse i percorsi informativi né desiderasse saperlo. Era un argomento delicato che voleva evitare di mettere troppo in chiaro, l’esistenza le sarebbe diventata intollerabile come la sua frequentazione, questa richiesta di tacito accordo su un finto oblio sulle reciproche vicissitudini le pareva ragionevole e in fondo anche cortese. ColuiIlQuale ruppe questo silenzio imbarazzato:
– Hai in mente qualche variazione di programma o devo provvedere a tutto io?
Mina sospirò e guardò fuori dalla finestra, nella luce calda del pomeriggio estivo, come se volesse essere là fuori spensierata senza decisioni da prendere. Questa richiesta, già ripetuta diverse volte nel corso di quella giornata cominciava a pesargli, cominciava a fargli percepire un ostacolo nel suo futuro prossimo, qualcosa di cui non era consapevole pienamente e che ora sentiva non più come un’emanazione diretta del Cinese quale soggetto da cui erano scaturiti tutti i problemi ma come una stratificazione di faccende diverse e di differente complicanza di cui non riusciva a venire a capo per decidersi verso alcunché. Ora, lì, in quella bella casetta, in compagnia di ColuiIlQuale e di una sua ex squinzia, si domandava che cosa ci stava a fare e non trovava immediatamente la risposta; sì lui le era piaciuto e lo avrebbe compiaciuto nuovamente ma intorno a questo semplice desiderio stava un’aura di fosco tramare che aveva collocato quasi del tutto nella persona di Ada, domandandosi se non fosse una situazione edipica nella quale tendeva ad escludere il paparino ColuiIlQuale dalla gelosia mammaria della sua ex per averlo tutto per sé al riparo dalle cure della sociale assistente, tra l’altro un poco invadente, ma si rese conto che queste elucubrazioni l’avrebbero portata verso una convinzione sbagliata, il nodo della questione stava altrove e avrebbe dovuto giocare la mano fino in fondo per averne un’idea decente.
Ada uscì dal bagno, sul volto si ostinava a tenere dipinta una soddisfazione tale che pareva avesse svuotato le sue interiora di qualcosa di terribilmente ingombrante quando le si leggeva chiaro in faccia che non aveva fatto altro che fingere e ficcanasare, osservare e catalogare, vedere e archiviare, per cosa? Ecco, questa era la questione. Le donne si fiutano a vicenda, lo sanno, si capiscono, ma molte volte la cosa non va oltre il sospetto. Ada venne loro incontro verso la porta di ingresso della casa:
– Sembra che dovrò farti di nuovo da autista – e sorrise all’indirizzo di entrambi – dove ti devo portare questa volta? Perché adesso sta a te decidere.
ColuiIlQuale intervenne:
– Sembra che non abbia voglia di decidere, cosa ne diresti di accompagnarla da Teo e farle compagnia sul posto per un po’? Lei non conosce nessuno in quei paraggi però l’ambiente è sempre interessante, specie per le donne.
– Chi sarebbe questo Teo? – interloquì Mina.
– Un giovane stilista di moda, molto simpatico ma ancora poco conosciuto. In questo momento non dovrebbe esserci troppa gente, vista anche la bella stagione ma un po’ di compagnia là c’è sempre e vedrai che troverai anche delle cose interessanti da vedere. Poi da lì vedi tu quello che decidi, se hai dei ripensamenti … – ColuiIlQuale le mostrò il telefono portatile.
Ada osservò la scena e quando ColuiIlQuale alzò il suo cellulare per mostrarlo a Mina in quella facile allusione si voltò da un’altra parte, come se in quella casa ci fossero stati un paio di Canaletto e due o tre Modigliani da osservare attentamente.
Mina pensò che l’unica cosa da fare a questo punto era di fare la finta tonta, già un compito molto difficile perché fra finti tonti prima o poi ci si scopre, ma non voleva perdere le facilities di ColuiIlQuale e al contempo voleva scoprire i suoi altarini, sempre tenendo parata la sua personale vita privata dalle invadenze di quel bel soggetto del Cazzarola. Da Teo dunque.


Prossimamente il ventottesimo capitolo