romanzo a puntate (18)

Copyright © Eric Bandini 2010
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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.

Una storia italiana
Capitolo XVIII°
(18)
Milano
Venerdì, 20 Luglio 2001
Il nuovo ospite pare sorpreso e indeciso, sorride continuamente all’indirizzo di Mina mentre parla con Fernanda e cerca di scrutare le forme di Mina nascostamente dalla sua **** di scorta, che non è così scema da non accorgersene, la strada le ha insegnato qualcosa nel caso che la sensibilità femminile non le sia di soccorso, ma è certa che Mina non le farà concorrenza, non con quel buzzurro danaroso, d’altronde Mina non pare abbisognare di fondi, anche se non è elegantemente vestita si capisce a occhio che la sua famiglia gli provvede ogni cosa, forse più di quello che le necessiterebbe e a giudizio di Fernanda la sua nuova amica ha carattere per destreggiarsi e tenersi a distanza, benché nel contesto abbisogni del suo aiuto. C’è un momento di silenzio, un vuoto di conversazione in cui nessuno dei tre osa prendere l’iniziativa e si guardano in faccia senza parlare per un lungo istante in cui il Gavani pare esagerare la sua indecisione osservando alternativamente Mina e Fernanda. Mina dice loro che è stanca e vorrebbe ritirarsi, Fernanda coglie l’occasione al volo e lo trascina in camera sua a chiudere una situazione che sta diventando quasi patetica. Mentre accompagna il suo anfitrione, che ancora torce il collo in direzione di Mina, si rivolge alla sua nuova amica indicandogli i due bagni e dicendogli di usare quello che preferisce se ne ha bisogno, quindi chiude la porta della sua stanza.
Per un po’ regna un silenzio totale, Mina entra in soggiorno e si guarda intorno, l’ora è abbastanza tarda, è l’una passata, ma non ha sonno. Osserva i mobili e le suppellettili che cercano di adornare ciò che dovrebbe apparire come un luogo dove si passa il tempo, il soggiorno appunto, ogni cosa pare acquistata in paesi e città differenti per scopi non congrui fra loro, il televisore non manca ed è l’unico oggetto che rappresenta una universalità da potersi accomunare a qualunque altro alloggio umano, il resto si tiene come può a fare mostra di servizio e morta lì; alle pareti ci sono alcuni poster, non molto grandi, fotografie di natura e animali. Sopra la porta di ingresso Mina nota qualcosa di anomalo per lo standard dell’abitazione e si avvicina a verificare, è una strana immagine in bianco e nero che non riesce a decifrare e sotto una scritta che recita: «Questa casa è protetta …o quasi.». Quella frase le provoca un lieve tuffo al cuore, sembra una minaccia ma non lo è, vuole solo essere ironica di qualcosa che Mina non capisce, anche se la raffigurazione le fa venire in mente qualcosa, qualcosa che la fa sorridere e sdrammatizza lievemente la sensazione di persecuzione che quella scritta le ha sobillato.
Dalla stanza di Fernanda provengono lievi brusii e leggeri rumori, per delicatezza Mina cerca di darsi un contegno e un distacco dalle vicende che avvengono nella stanza di Fernanda; accende il televisore a volume moderato quanto basta per non disturbare il condominio e per coprire le sonore intimità di Fernanda e Brando, che pare stiano parlando fitto fitto o trafficando intorno a qualcosa di cui non è affatto curiosa e anche se non si capisce nulla di ciò che si dicono o stanno facendo per educazione decide di mettere uno schermo sonoro fra sé e la riservatezza della sua nuova amica. Il soggiorno è separato in due ambientazioni dal divano, che è rivolto verso la porta finestra e al contempo verso la televisione, piazzata nell’angolo alla destra dell’ingresso, lo schienale del divano si presume che marchi una direttrice in linea retta fra l’ingresso e il reparto notte, che concretamente non ha divisioni dal resto dell’alloggio. Si siede in un cantuccio del divano, che non ha conosciuto tempi migliori, nel lato più lontano dalla TV e si rilassa contro lo schienale, telecomando alla mano, facendo uno zapping continuo e intervallato da momenti di interesse fra canali nazionali e TV private locali o nazionali, data l’ora le televendite non mancano, qualche vecchio film sulle reti a maggiore rilevanza nazionale, quelle le cui programmazioni vengono pubblicate sui quotidiani, un canale semiporno con tre tipe in topless che si rotolano senza scopo su una moquette e con allusioni in sovraschermo ad un numero telefonico da chiamare per assistenza erotica, un mago in giacca e cravatta che spergiura di poter risolvere ogni situazione e ogni problema, un canale a soggetto religioso obnubilato da un rado nevischio di cattivo segnale con quella musica tipo pirule-pirule-pirule-pirule che si pretende angelica (e sai che due che si fanno gli angeli), uno SPECIAL LUMBARD (un titolo praticamente in anglo-bergamasco), che sarebbe un approfondimento giornalistico (in replica si presume, data l’ora) di attività politiche locali emesso da una rete di cui non si capisce il nome tanto è intricato e arzigogolato il logo in basso a destra…

Mina ha un sussulto, nulla di tragico o di pericoloso, ma scommetterebbe una cifra sul fatto che quel tizio dall’aspetto giovanile vestito da politico e con uguali atteggiamenti lo ha incontrato ancora, nel suo periodo anormale, per parafrasare la Fernanda, ma non ne è sicura perché tutto quello che è accaduto in quell’epoca è come avvolto nel desiderio di non essere ricordato, che non è il dimenticatoio, perché la memoria e dura a cancellarsi, specie per i brutti ricordi, ma è la zona fosca che Mina tiene alla larga dalla sua coscienza e che ogni tanto riaffiora nei suoi sogni, che allora si chiamano incubi. Mantiene quel canale per cercare di ricordare qualcosa inerente a quel volto e quella persona, che nella complessione le pare anche un bell’uomo ma che in ogni circostanza gli starebbe a non meno di un miglio di distanza. La pare di ricordare una specie di cerimonia (?) a cui aveva partecipato con il Walter, un luogo dove c’era molta gente, anzi no, un appartamento affollato, anzi… non ricorda, si sforza ma non ricorda. Con un lieve incremento di angoscia rammenta le frequentazioni del Walter, a cui in quell’epoca lei non dava alcuna importanza e alla luce della sua attuale consapevolezza le viene da rabbrividire nel ricordare quale schiera di differenti soggetti si rivolgesse al Cazzarola come se si fosse trattato di parlare ad un grand’uomo o ad una persona molto matura e influente, ed in effetti il Cazzarola dimostrava sempre qualche anno in più della sua reale età, sia per il portamento sia per la folta barba che si radeva regolarmente e che gli lasciava quell’ombra bluastra conferendogli un aspetto più macho, ma concretamente il Walter era un giovane come lei e tutto quel potere che vedeva fluire attraverso la sua persona le pareva quasi divino, sembrava un giovane dio a cui tutti si rivolgono.
Lui, il Cazzarola, pareva sempre dimesso, disponibile e gentile, o almeno così se lo ricordava per come lo vedeva allora, ma dalla deferenza che mostravano i suoi interlocutori doveva incutere loro un certo timore e nel contempo dovevano aspettarsi grandi cose, in cambio di altrettanto grandi favori. Nell’ingenuità della sua giovane età non ci pensava nemmeno ad osservare e cercare di capire in quale storia o situazione si stesse andando a cacciare, viveva sull’onda di emozioni dettate dall’istinto e dalla tarda adolescenza o prima maturità che presume di emanciparsi, ed ora, che si era fatta un’idea magari non esatta ma vicina a quanto poteva definirsi la realtà, ne provava orrore e ribrezzo, ma i momenti di intimità con il Walter certe volte ritornavano inesorabilmente a farsi desiderare nei momenti più impensati e con una brama che pareva afferrarla tutta.
Le viene da pensare a Germano, a dove sarà adesso e che opinione si starà facendo di lei, perché di queste cose a lui non glie ne ha mai parlato, lui non le ha mai chiesto nulla di morboso o di troppo personale riguardo alla sua esistenza prima di conoscerla, il loro è sempre stato un rapporto molto leggero, nel senso positivo e piacevole della parola, di quella leggerezza che fa rima con la levità della gioventù, anche se lei, intimamente si sente come se avesse molti più anni di lui, come se avesse vissuto altre vite di fronte alla sua genuinità, che a volte, non troppo di rado, sconfina nell’ingenuità, ma le piace per quello, per ciò che da lui non dovrà mai aspettarsi, per la sua schiettezza. Però sa che qualcosa si è incrinato, sa che l’emergere di quel Cazzarola nel suo presente ha inevitabilmente fatto crescere domande nella mente di Germano che prima non avrebbero mai avuto l’opportunità di formarsi e sa che per il rispetto che ha di lei non avrà il coraggio di parlargliene apertamente e in maniera franca, per capire e spiegarsi una volta per tutte e per ricominciare tutto come prima.
Questo è il vero problema, lo specchio della sua esistenza si è infranto, mostrando i due mondi che cercava di tenere separati e nascosti l’uno all’altro.

Come soprappensiero mantiene quel canale TV mentre pensa a tutto questo ed ora in quella trasmissione di politica locale un tipo dall’aspetto presuntuosamente ricercato, ma patentemente banale se non volgare, cerca di ampliare la discussione che sta presiedendo come moderatore e la telecamera allarga il campo ad inquadrare altri tipi vestiti da politici, di uguale portamento. Mina li osserva uno ad uno col timore di scoprire qualcuno del vecchio mondo che desiderava di avere seppellito pronto a saltare fuori per rovinarle il presente con pessime rammemorazioni delle sue esperienze adolescenziali, si rende conto di essere sciocca a pensare cose del genere, che nessuno di quelli vuole nulla da lei, che non deve pensarci perché quei pensieri non conducono da alcuna parte. Come per tentare di cancellare i ricordi riprende a fare zapping cambiando immediatamente canale da quello SPECIAL LUMBARD; MTV® le sembra più rassicurante, ma quei giovani, che vede agitarsi al suono di una musica che Trifarro potrebbe definire una replica di qualcosa che è passato inesorabilmente, le fanno venire malinconia, ha l’impressione di essere intenta ad osservare il video di una festa di molti anni fa, una rete privata pervasa da discreti disturbi manda in onda un programma di fitness con una tipa vestita da Jane Fonda che saltella di qua e di là da uno scalino che rappresenta l’unico ostacolo visibile nei pressi della sua persona e si ostina a scavalcarlo, salirlo, discenderlo, scimmiottarvi sopra con lievi contorcimenti del tronco che si pretendono sensuali ma si percepiscono isterici, Mina resta un momento imbalsamata a guardare quella tizia e pensa che si sta annoiando.
Nonostante le sue buone intenzioni i rumori provenienti dalla stanza di Fernanda sembrano sovrastare la televisione, pare che siano ai saluti o che abbiano risolto le loro vicende. La porta si apre e il Gavani si affaccia nel soggiorno parlando con Fernanda mentre guarda Mina con sguardo che definire concupiscente parrebbe ancora gentile e mentre Fernanda gli risponde, affacciandosi anche lei nel soggiorno, gli dardeggia di nuovo la lingua fra quelle labbra carnose che le ispirano qualcosa di suino. Mina sta bene attenta a non fare gesti di nessun tipo, anche se vorrebbe mollargli un vaffa, che non sarebbe proprio parte del suo vocabolario abituale ma anche lei ogni tanto s’incazza. Fernanda e il Brando si fermano davanti alla porta di ingresso per gli ultimi saluti, ora parlano sottovoce, sembrano due innamorati ma è solo gestione d’affari, da cui ciascuno crede di poter trarre il proprio vantaggio. Mina sente un debole sbaciucchiamento che immagina reciproco perché è voltata verso la televisione, poi la voce del Brando la richiama per i saluti dicendogli «Sei ancora qui? Ma non dovevi ritirarti?», e dice ritirarti come a volerla prendere vagamente per i fondelli, Mina sorride e voltandosi si limita ad un «Mi sono accorta che non avevo ancora sonno» e il Brando insiste coi saluti «Ciao Mina, speriamo di vederci da qualche parte», Mina pensa l’esatto contrario e risponde con un ciao alzando la mano libera dal telecomando. Il tipo esce trascinandosi la porta mentre Fernanda raggiante si fa da una parte, Mina la guarda senza dire nulla e Fernanda le fa boccacce di felicità strabuzzando gli occhi e ridendo senza rumore, perché il tipo è ancora per le scale. Poi si sente chiudersi il portone e allora Fernanda corre a sedersi di fianco a Mina come farebbe una bimba dicendo:
– Vediamo quanto gli ho scroccato – e si fruga fra i seni, che in relazione alla sua taglia media sono abbondanti, tirando fuori un mazzetto di banconote di vario importo, le conta rapidamente – duecentottantamila, questo è oro per me.
£ire#280’000#
Diconsi
£ire#Duecentottantamila#
– Beh, sarà antipatico ma è generoso.
– Queste due&ottanta mi sono costate un *******, che non è proprio ciò che mi piace fare di più.
Mina la guarda in silenzio e spera che non si daranno il bacio della buonanotte, poi si accorge di dover dire qualcosa per non fare la figura della scema davanti a Fernanda, che nonostante la sua situazione le dimostra di avere vissuto, certamente controvoglia, ma non senza combattere.
– Pensavo che quella cosa di infilare i soldi nel reggiseno la facessero solo nei film per i gonzi.
– No, cercano tutti di infilarsi lì o di infilarci qualcosa, per iniziare, poi cercano di infilartelo da qualche altra parte o di tirarti addosso a loro o venire loro addosso a te.
– Ma si chiama proprio così? Brando?
– Sì, i suoi genitori erano appassionati dell’attore americano, o meglio sua madre immagino, e gli hanno appioppato quel nome.
– Che sarebbe il cognome – precisa Mina – o almeno mi pare.
– Cosa intendi dire?
– Brando è il cognome e Marlon è il nome, per usare una metafora o un analogismo è come se lo avessero chiamato Peck invece di Gregory, tipo Peck Gavani.
– È proprio buffo, non ci avevo mai pensato – ride Fernanda.
– Senza contare che Brando nella nostra lingua suona abbastanza fallico.
– Stai parlando difficile – dice Fernanda –, non mi destreggio bene con queste cose cervellotiche, io mi sono fermata al diploma di ragioneria, e ancora mi domando come ho fatto ad arrivarci con la vita che facevo e i genitori che mi ritrovavo in casa. Sono rimasta con il desiderio di fare economia e commercio. Poi il commercio me lo hanno fatto fare, io ero la merce.

Mina la guarda in silenzio e cerca di pensare a quale massa di porcherie debba essere sopravvissuta Fernanda e si chiede come abbia fatto a mantenere quella voglia di vivere, che magari nel contempo sarebbe opportuno definire sopravvivere, ma la buona disposizione alla vita sembra non mancarle.
Fernanda osserva i soldi che ha in mano, la sua espressione diventa all’improvviso malinconica, nessuna delle due sente di avere qualcosa di diretto da esprimere, guardano entrambe la televisione che ora è fissata su una televendita di paccottiglia che l’imbonitore definisce gioielli e tutto l’insieme, l’appartamento in cui si trovano, la vita di Fernanda la situazione di Mina sembrano loro fuori da ogni senso. Mina percepisce un momento di confidenza e osa domandarle:
– Ma come hai fatto a finire in una situazione del genere?
Fernanda non risponde subito, prende il telecomando e comincia a fare un po’ di zapping, guarda verso il televisore ma è come se non lo vedesse, è come se stesse guardando dentro di sé cercando qualcosa di lontano e inspiegabile. Passa un tempo indefinibile, in cui Mina la osserva e Fernanda a volte ricambia il suo sguardo come a chiedersi e a chiederle in silenzio se proprio desidera saperlo, poi dice:
– Ho visto e fatto cose talmente orribili che a volte penso non esista per me un inferno sufficientemente terribile, o una punizione adeguata.
Mina ha una certa idea di quello che si può fare per droga o sotto gli effetti della medesima, forse non ha fatto cose veramente orribili, ma molte cose del suo passato non ancora lontano vengono a galla nel suo presente a guastarle una bella giornata, una buona sensazione, un sentimento positivo, e tutto questo fatta la tara alla dedizione che molti simili sedicenti onesti e rispettosi del prossimo impiegano a rendere brutta la vita altrui. Poi, dopo una pausa ugualmente indefinibile le dice:
– Forse non eri in te, non ne sei responsabile direttamente.
– Non è così semplice, non è bianco o nero, buono o cattivo, ci sei dentro e non c’è un sopra e un sotto, un destra o sinistra, un alto o un basso, ci sei dentro e quella è la realtà, ci devi fare i conti e non la elimini.
– Adesso sei tu che parli difficile.
– Perché è veramente difficile, da non crederci. Tutto questo mondo ti mostra una cosa e ti frega negandotela.
Ora l’espressione di Fernanda non è nemmeno più il ricordo di quella smorfia di felicità infantile di quando ha chiuso l’uscio dietro al Gavani, ora è pensierosa e cupa e Mina si sente in colpa per averle suscitato dei brutti ricordi e le dice:
– Sono terribilmente dispiaciuta di averti suscitato il ricordo di cose che vuoi dimenticare.
– Oh, non è colpa tua, non avrei nessun problema a parlartene, anzi, sei molto più simpatica delle assistenti sociali o degli psicologi o psichiatri che hanno certificato per conto del Comune la necessità di dovermi alloggiare qui, sento ancora sulla pelle la freddezza di certuni e la curiosità di certune. Ma davvero?, ma davvero?, mi dicevano, come se mi invidiassero.

Fernanda tace e fissa il televisore il cui volume è al minimo, riprende in mano il telecomando e ricomincia a fare zapping, come se potesse cambiare corso alla sua vita nella stessa maniera in cui si cambia canale.
Mina capisce che c’è qualcosa di non divulgabile, per lo meno non senza dolore, e cerca un silenzio improbabile, poiché il silenzio è già tale che fa rumore. Poi cerca nella sua mente qualcosa per tergiversare, ma Fernanda la anticipa.
– A quest’ora non c’è mai gran ché alla tele – e la spegne voltandosi verso Mina –. Sarai stanca, è molto tardi e io ti ho tenuto sveglia con i miei traffici di sussistenza.

Fernanda si alza in piedi e le dice che è ora di andare a letto. Anche Mina si alza, fa il giro del divano e si viene a trovare a un paio di metri dalla porta che dà sulle scale, sopra la quale c’è quell’immagine che l’ha incuriosita e le chiede:
– Che cos’è quella figura e chi ce l’ha messa?
Fernanda si volta a guardare e sorride.
– Qualcuno mi ha detto che è Santa Tösa – e dice Tösa con la dieresi, alla meneghina –, non so chi ce l’abbia messa, ma quando facevo la vita ogni tanti mi capitava di sentire qualcuno che la nominava, non so cosa rappresenti; una volta un’amica mi ha detto che sembra una con in mano un vibratore.
Mina ride mettendosi una mano davanti alla bocca, e sull’onda della spiegazione di Fernanda si sovviene del bassorilievo al Museo Sforzesco e cerca di dare a Fernanda un’interpretazione circa chi è, o dovrebbe essere, e le dice che forse deriva dall’assedio e dalla distruzione di Milano nel medioevo, o almeno questa pare l’interpretazione più accettata.
– In effetti non è vestita all’ultima moda – conclude Fernanda dirigendosi verso la sua stanza.
Mina la raggiunge, si guardano un istante si augurano la buonanotte. Fernanda apre la porta della sua stanza esita un momento ad entrare poi si volta verso Mina e le domanda?
– Scommetto che il Gavani ti ha fatto la linguetta…
Mina non parla ma fa cenno di sì col capo.
– Vecchio maiale, la prossima volta devo riuscire a scroccargli di più.
Mina sorride e pensa che Fernanda è davvero battagliera. Le due ragazze si salutano di nuovo e ciascuna entra nella sua stanza.
Nel silenzio della notte sente Fernanda che parla, probabilmente sta telefonando e pensa che la tipa ha una certa attività più che una vita sociale.

Prossimamente il diciannovesimo capitolo