Una storia italiana – Romanzo a puntate (21)

romanzo a puntate (21)

Copyright © Eric Bandini 2010

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Questo romanzo, ambientato fra Milano e Genova nel luglio del 2001, è un’opera di fantasia. I personaggi, i luoghi nominati e gli eventi che vi si svolgono sono inventati, gli eventi e le persone eventualmente reali, che fanno da sfondo alla narrazione come ai personaggi, sono tratti da fatti di cronaca riportati dai notiziari o dai quotidiani e liberamente interpretati a fini creativi e immaginari. Ogni altro e qualunque riferimento a persone, luoghi, cose, eventi realmente esistiti o esistenti è puramente casuale e/o esclusivamente funzionale ai fini immaginari della narrazione. Ogni deduzione o interpretazione storica, filosofica o letteraria è meramente funzionale alla narrazione romanzesca quale opera di fantasia.


Una storia italiana

Capitolo XXI°

(21)

Genova

Venerdì, 20 Luglio 2001

Non fu necessario arrivare in Piazza Da Novi per entrare nel vivo della manifestazione, dalle parti di Piazza Tommaseo c’era già sommossa.

Dall’assembramento, quello autorizzato, che si era dato appuntamento in Piazza Da Novi, luogo in cui ragazzi vestiti di nero si erano dati una primaria organizzazione alla devastazione fornendosi – volendo parafrasare un gergo da verbale di polizia – di materiale lapideo adatto ad essere lanciato e di pali e strutture da usare come armi e come strumenti di sfondamento per vetrine di negozi, qualcuno se ne era uscito a protestare e a cercare di affrontare questi sconosciuti che stavano guastando la loro attività, ma questi parevano inafferrabili, nonostante la vicinanza di un plotone di FFOO in tenuta antisommossa che guardavano immobili da qualche centinaio di metri di distanza, e soprattutto questi – i rivoltosi – non avevano alcuna voglia di dialettica, mascherati con passamontagna o coperti dal cappuccio di felpe scure oppure con il volto parato da una fascia a coprire la fisionomia ed eventualmente offrire un labile riparo per i lacrimogeni.

Non c’era un vero e proprio luogo di sommossa, il tutto era scaturito da una carica delle FFOO in piazza Da Novi, una carica a casaccio che aveva coinvolto principalmente manifestanti autorizzati per quel luogo e a cui si erano sottratti i riottosi propriamente detti disperdendosi nelle strade laterali fino a confluire in parte e disordinatamente in Piazza Tommaseo, inseguiti dalle FFOO lungo Corso Buenos Aires e Corso Torino senza vere o pianificate intenzioni di porre un fine particolare alle loro scorribande. I corsi e tutti i luoghi circostanti avevano assunto un aspetto surreale, i lacrimogeni producevano una nebbiolina azzurrognola che stagnava fra gli edifici e pareva ostinare fatica a dissolversi, il cielo fra i caseggiati era solcato dalle striature dei lacrimogeni stessi lanciati dagli agenti delle FFOO verso i manifestanti che si muovevano in maniera apparentemente disorganizzata sbandando nelle laterali per ricomporsi casualmente in altri luoghi e ricominciare la demolizione di bancomat, vetrine, strutture e ogni cosa potesse essere divelta, abbattuta, sfondata, incendiata; le sagome degli agenti delle FFOO formavano una schiera scura e minacciosa sullo sfondo, i loro caschi di protezione rilucevano al di sopra degli scudi di plexiglas, la loro presenza era anacronistica in un luogo di civile abitazione e nessun cittadino si sarebbe avvicinato a chiedere soccorso o informarsi per la propria incolumità, ogni regola civile instaurata fra la popolazione pareva non valere più.

Alcuni cassonetti per l’immondizia erano stati trascinati al centro della strada e poi ribaltati, qualcuno si industriava a cercare di incendiarne il contenuto ma la probabile presenza di materiale umido invece che un incendio aveva prodotto un fumogeno improvvisato, un gruppo di ragazzi stava cercando di rovesciare una Peugeot 205® e dopo pochi sforzi, data la mole non imponente del mezzo, fu dapprima adagiata su di un fianco e poi ribaltata con le ruote all’aria, uno dei giovani, con in mano un irriconoscibile oggetto metallico, ebbe cura di spaccare i vetri della macchina con una flemma e una accuratezza da sistema industriale. Da un lato della piazza alcuni agenti delle FFOO si stavano accanendo contro qualcuno che era rimasto isolato, si vedevano i manganelli alzarsi e abbassarsi a convergere con violenza sulla vittima circondata, che stava probabilmente a terra ma che non era possibile vedere dato il nugolo di uomini che gli stava attorno; schianti di materiali diversi, scoppi delle cartucce per il lancio dei lacrimogeni, grida da una parte e dall’altra, scambi di invettive e provocazioni erano tutto ciò che si udiva e si vedeva fra la nebbia artificiale dei lacrimogeni.

Qualche curioso arrivava ad affacciarsi sulla piazza in motoretta con la morosa al seguito sul sellino posteriore, sbirciavano di qua e di là a cercare i dettagli più pericolosi da poter raccontare agli amici, scrutavano i segni della devastazione con moderata bramosia ma soprattutto con la prudenza necessaria per non restare coinvolti, qualcuno forse tentava di attraversare la zona per motivi di lavoro o di normale esistenza, alcuni residenti guardavano dalle terrazze o dalle finestre, una vecchia strillava improperi all’indirizzo di alcuni che si stavano accanendo contro una vetrina armati di ciò che doveva essere il palo di un segnale stradale, uno di questi la notò e voltandosi verso di lei gli fece il gesto del dito a cui la vecchia non fece una piega continuando a strillare le sue ragioni in un italiano corretto sfumato di educazione borghese che stonava con la situazione, qualcuno scattava fotografie dalla finestra di casa, alcuni passanti, perché qualcuno dei “normali” a zonzo c’è sempre, osservavano imperterriti la distruzione di un negozio, a distanza di sicurezza.

I distruttori paiono discretamente organizzati, guanti di cuoio per pararsi le mani, occhialini da nuoto che servivano per riparo da eventuali schegge di vetro nell’esercizio della devastazione e anche per i lacrimogeni.

Sandro, Claudio e Germano si trovarono nel mezzo della situazione senza che l’avessero cercata punto, era la sommossa che era andata loro incontro e si scopersero inadatti ad affrontare qualcosa che non avevano mai preso in considerazione; sì, avevano partecipato a qualche corteo di protesta organizzato da studenti ma nelle loro poche precedenti esperienze il tutto si era sempre svolto in maniera pacifica e non violenta, ora tutto questo sconquasso non sapevano a cosa attribuirlo ma nelle menti di qualcuno fra loro passò l’idea che se i grandi della terra si riuniscono, riuniscono anche la protesta e la rivolta che inevitabilmente la loro grandezza ha messo in moto, ciascuno singolarmente per la propria parte; nessuno a questo mondo è amato da tutti, specie se impone il suo volere.

Se ne stavano immobili a lato della battaglia, perché ormai di questo si trattava, senza sapere che cosa fare; prendere posizione in una situazione già degenerata, senza sapere bene per merito o colpa di chi, non è consigliabile a nessuno eppoi non era possibile distinguere alcun raggruppamento particolare, il viale che si apriva da Piazza Tommaseo era ampio e gli scontri si svolgevano con movimenti longitudinali alla direzione della strada, avanzamenti dell’una e dell’altra parte, con evidente guadagno di terreno da parte degli uomini schierati in tenuta antisommossa ma con incerti arresti dell’una e dell’altra parte per scambi balistici di oggetti di natura la più disparata con predominanza dei lacrimogeni d’ordinanza per parte delle FFOO, ma non solo quelli. Ogni tanto qualche agente raccoglieva un oggetto lanciato contro la loro formazione e lo rispediva contro i protestanti, in genere i lanci erano corti, senza convinzione, più che altro sfoghi rabbiosi e imprecisi. Di quando in quando dallo sbandato schieramento dei riottosi qualcuno scattava di corsa contro la formazione degli agenti e gridava qualcosa di incomprensibile o di cui si capivano soltanto le volgarità da stadio italiano, se esisteva un piano di protesta o qualcosa da cui ciò aveva tratto l’inizio questo era ormai perduto in un antefatto dimenticato e inutile al presente incalzante, detratta la presenza degli otto potenti.

Gli agenti non parevano intenzionati a porre termine alla faccenda, anche perché la cosa si era estesa, aveva preso campo e anche se erano in numero di un centinaio o forse più non sarebbero stati in grado di arginare alcunché, si limitavano ad avanzare compatti e scatenare delle cariche a raggio ridotto, senza scompattarsi o frantumare lo schieramento, agivano quasi come centurie romane, facendo assegnamento sul gruppo senza allontanarsi mai da una ipotetica zona di pertinenza del plotone, considerata come area d’azione sicura. Ogni tanto qualcuno dei protestanti osava troppo e restava intrappolato in questa formazione che si allargava in una corsa all’inseguimento aprendo le maglie dello schieramento fino ad inglobare qualcuno di quelli che si erano spinti troppo avanti per potersi garantire una via di fuga e allora per il malcapitato erano legnate, i tonfa si agitavano nell’aria e ripiombavano su chiunque non fosse parte dello schieramento delle FFOO, non di rado però venivano prese a casaccio persone che con la devastazione non c’entravano per nulla ma essendo parte del panorama di sommossa agli occhi degli agenti non faceva alcuna differenza.

Nella Piazza Tommaseo le cose si stavano svolgendo in maniera diversa; alcuni giovani vestiti di nero se la stavano prendendo imperterriti contro qualunque cosa recasse l’emblema della globalizzazione o ne suscitasse l’immagine nella loro fantasia.

Sandro, Claudio e Germano erano arretrati dal viale dov’erano in corso gli scontri e si erano fermati nella piazza, convinti di essere fuori dalle violenze ma anche in quel luogo qualcuno si stava dando da fare e senza la concorrenza delle forze dell’ordine. Un giovane, longilineo, non eccessivamente alto e dall’abbigliamento informe di colore scuro insisteva la sua violenza contro una vetrina che recava l’insegna di un’agenzia o di un ufficio ma nessuno avrebbe potuto giurare la connessione delle attività che vi si svolgevano – in tempo di “pace” – con la mondializzazione del potere economico e il potere degli otto sunnominati, tuttavia continuava con perseveranza l’opera già iniziata da alcuni suoi colleghi che gli avevano lasciato posto per dedicarsi ad altre demolizioni, così che il tipo esagitato era rimasto momentaneamente lontano dagli altri, non proprio isolato ma quella ventina di metri che lo rendeva oltre che un possibile bersaglio delle FFOO, che comunque non erano nella piazza, anche una specie di anacronismo, in tempi normali nessuno prende a randellate una vetrina di propria iniziativa supponendo di fare qualcosa di costruttivo; la cosa era però oltre ogni normale considerazione.

I tre senza avvedersene si vennero a trovare a qualche metro di distanza dal tipo, che non li aveva visti avvicinarsi e si industriava a fracassare, poi d’improvviso il suo campo visivo inglobò qualcosa che lo mise in agitazione e si voltò di scatto verso Dott. Cynicus, il primo che vide e il più vicino, alzando contro di lui un palo di ferro lungo circa un metro che doveva pesare troppo per l’esile figura ribelle e si capiva che non lo padroneggiava molto bene, il Cusani alzò le braccia facendo una smorfia che doveva sembrare un sorriso ma quello insisteva con il pesante arnese alzato sopra la sua spalla destra e brandito a due mani come una mazza da baseball di dimensioni spropositate, si capiva che data la pesantezza dell’oggetto non avrebbe avuto velocità sufficiente a colpire nessuno dei tre ma avrebbe sempre potuto scagliarlo per cui Dott. Cynicus insistette con la diplomazia: «Calma, calma, non siamo poliziotti». «Qu’est ce que vous voulez?» Dall’intonazione acuta della voce e dall’esilità della fisionomia Dott. Cynicus capì che si trattava di una ragazza.

Indossava un passamontagna nero che sembrava più che altro una grossa calza di lana nera in cui erano stati fatti i buchi per gli occhi e per la bocca, e sia gli occhi che la bocca si indovinavano femminili; al venti di luglio e con la temperatura già al di sopra dei trenta gradi non doveva essere un indumento comodo. Dott. Cynicus mise avanti le mani per mettere in chiaro che non volevano nulla da lei e si sbilanciò a dire nella sua lingua «Calme toi! Calme toi! Je ne suis pas un flic, mes amis eux non plus» indicando con un gesto della mano Sandro e Germano che guardavano da sopra le sue spalle, «Qu’est ce que vous voulez?», insistette la ragazza sempre brandendo il suo palo di ferro a cui ormai più che altro stava aggrappata piuttosto che in atteggiamento aggressivo in conseguenza dell’evidente sforzo che aveva richiesta la demolizione. «Rien, rien, calme toi!» continuò il Cusani «Mais si tu me permette de te poser une question… pourquoi est ce que tu fais ça?».

La ragazza parve indecisa, continuava a tenersi aggrappata a quel palo che si capiva essere l’unico arnese pesante mai usato in vita sua, pur non essendo visibile il suo volto dal suo atteggiamento trapelava l’indecisione, si capiva che era preparata alla protesta, alla violenza, alla battaglia, ma una richiesta di dialettica la stava spiazzando. «Qu’est ce que vous voulez? Cette entreprise … cet entrepôt … est-ce votre agence?» Insistette ancora la ragazza alludendo alla vetrina sfondata con un gesto del capo senza distrarre l’attenzione dai tre e da eventuali loro mosse. Sandro si era ficcato le mani in tasca e osservava la scena da dietro Dott. Cynicus con la testa leggermente inclinata dal lato di visuale libero dalla sagoma del Cusani, Germano si era spostato di fianco dal lato opposto, così che formavano un piccolo schieramento e nessuno dei tre aveva un’espressione agguerrita o anche solo adirata, parevano spaesati, fuori da ogni logica da loro conosciuta.

La ragazza se ne accorse e parve mollare un po’ della sua rabbia ribelle, non che si potesse intavolare un invito a cena per discuterne con calma però il palo di ferro parve rabbonirsi e inclinarsi in una posizione meno minacciosa e pur restando molto o del tutto sulle sue sembrò assumere l’atteggiamento di qualcuno che qualcosa da rispondere ce l’ha e ci tiene a faro sapere. «Non, mais y a-t-il une raison? Pourquoi faites-vous cela?» insistette il Cusani con la sua richiesta. La ragazza lasciò cadere il palo sul selciato, tenendolo però da un capo con l’evidente intenzione di non mollarlo sul posto e di riutilizzarlo per altre distruzioni, il tonfo metallico che fece l’oggetto la disse tutta sulla sua stanchezza, e non era ancora mezzogiorno, la giornata di protesta si prospettava lunga e il tipo ostinato.

Poi fece un mezzo passo verso di loro puntando il dito della mano sinistra guantata da un pellame da lavoro di colore diverso da quello della mano destra che ancora reggeva un estremo dell’improprio oggetto metallico e iniziò una specie di filippica «Parce que ces sont les images d’un pouvoir globalisé qui ne représente personne et enlève quelque chose a tous, parce que il faut casser cet faux rêve, oui, faux rêve, parce que c’est un rêve a personne, parce que tout ça s’empare du temps a nous, du temps de la vie… de la vie qui nous appartienne e pas seulement de notre travail, ils nous volent la vie. Ils nous font croire vrai quelque chose qui est parfaitement inutile pour tous mais c’est leur but de le faire croire important, indispensable. Ils ont renversé le miroir de la vie. Dans ce monde renversé, le vrai c’est un moment du faux…», «Cela pourrait être vrai même dans le monde du “vrai”…» la interruppe Germano senza spostarsi dalla sua posizione a fianco di Dott. Cynicus, il quale si era voltato a guardarlo distrattamente, concentrato su ciò che stava dicendo la ragazza che alla controbattuta di Germano si era fermata un momento a considerare i tre sospendendo la sua orazione, indecisa se continuare o smettere per un eventuale sospetto di essere presa per i fondelli, fu un breve istante di indecisione che parve estendersi in un tempo elastico indefinibile.

Sandro ascoltava ma non sentendosi tranquillo in mezzo al trambusto si voltava spesso di qua e di là e il suo sguardo si era incagliato sulla sagoma di in tizio grassottello e già al limite degli enta verso gli anta, il tipo che avevano notato al bar a fare domande loquaci sulla loro presenza in città e una lontana paranoia cominciava a prendere forma in lui ma non la necessaria consapevolezza, per quanto… Il soggetto, da una distanza di una trentina di metri che rappresentavano il giusto vantaggio per una eventuale fuga in considerazione delle sue forme pingui, pareva osservarli con una attenzione che aveva del morboso professionale, pareva bramare qualcosa nelle loro persone, qualcosa di poco piacevole, per loro, ma di istituzionalmente redditizio per gli imperscrutabili motivi che istigavano la sua presenza nei disordini in corso, un tipo difficilmente inquadrabile in un contesto di logica sociale ma facilmente sospettabile di giuridiche curiosità su incarico di personaggi inquadrati nell’organizzazione dello stato informativo.

Dott. Cynicus e Germano non se ne erano avveduti, erano presi dalla discussione con la ragazza, la quale, constatata la maggioranza attenta alle sue perorazioni, si era nuovamente lanciata, indirizzandosi stavolta a Germano, che l’aveva interrotta e sempre con il suo indice sinistro puntato ci diede dentro nuovamente «… parce que tout ça est faux, faux et accablant, c’est seulement de l’exploitation, ses moyens sont aussi ses buts et personne ne se rend compte qu’il en est l’outil lui meme de tout ça. Nous ne voulons pas que nôtre vie soit déplacée dans un “an autre monde” commercial impossible à atteindre et insatiable, ou l’être est satisfait uniquement par l’avoir et tout doit nécessairement passer par les mains et sous le control unilatéral de cet mirage commercial. Ils nous font croire à une hausse de la richesse continue et incessant dans un future insaisissable ou la limite de la survie est déplacée de plus en plus en haut et rende la vie insupportable dans un élan au surplus qui rende toujours insuffisante la limite de l’existence. Si le masses exploitées avaient vraiment un marge, une possibilité de choix, ils pourraient choisir différemment, ils pourraient déclencher une crise du système pour un changement mais il n’y a pas de choix, tout est tenu sous le control de la globalisation. Même pas le temps il ne nous appartient plus désormais, ils nous veulent vendre une fausse conscience du temps, comme production dans le travail et comme sujets méprisable, le client, l’acheteur… un sujet complètement passive et inutile pour soi-même…», la ragazza ebbe un incertezza nell’atteggiamento, i motivi non mancavano, la demolizione e il vandalismo su strutture pubbliche o private si chiama “atti contro il patrimonio” in termini più o meno burocratici e il codice penale vi associa un soggiorno in galera previo processo; la giovane ne era certamente consapevole e la situazione poteva evolvere pericolosamente per la sua libertà.

Alcuni dei suoi compari avevano notato il piccolo assembramento e guardavano verso di loro, o almeno pareva che guardassero, mascherati com’erano con passamontagna e cappucci di felpe scure. Poi vi fu la certezza, guardavano proprio verso di loro e quattro o cinque presero a muoversi verso la ragazza e i tre milanesi, la loro andatura era minacciosa e ciò che brandivano, pure. In pochi secondi furono attorno alla ragazza e fronteggiavano Claudio Germano e Sandro. Dott. Cynicus non si scompose e ribatté alla ragazza «Vos raisons peuvent être justes et même correctes, mais ce que vous faites est le revers de la médaille, vous êtes leur excuse pour continuer à faire avancer les choses. Vous ne pourrez jamais faire voir aux gens une réalité différente de cette façon, ils ne voient que votre violence, ce qui, je crois comprendre, n’est pas le but de votre lutte…”. “…ici vous avez tort, la violence est le but de notre présence ici, ce n’est que par la violence que nous pouvons obtenir un changement, ils ne peuvent rien comprendre d’autre, il n’y a pas moyen de dialoguer, ou vous êtes dans leur système, alors vous êtes un client et une sorte d’esclave pour eux, ou vous êtes hors du système et alors vous n’avez pas d’autres moyens que la violence et la destruction, je me’n fiche de tout cela, j’en ai assez de leur marché de choses inutiles..».

I compari della ragazza parevano indecisi, ascoltavano senza intervenire, forse non parlavano francese e non lo capivano, si intuiva che volevano trarre d’impaccio la ragazza ma il dialogo, sebbene urlato più che parlato, soprattutto da parte della giovane che si era infervorata, li aveva spiazzati; brandivano, è vero, oggetti pericolosi ma restavano immobili come in attesa di un cenno dalla giovane donna, poi uno di essi disse «What’s going on…», la ragazza comprese ma non rispose nella medesima lingua, ancora esaltata dalla tirata che aveva fatto contro Sandro, Claudio e Germano li additò ai suoi soci con un’espressione sullo steso tono «…ces sont des petits voyous, des petits salopards bourgeoises qui viennent ici a voir de prés quelque chose de quoi se vanter chez eux…», qualcuno dei nuovi arrivati parve non comprendere e si sentì in dovere di allarmarsi e minacciare i tre milanesi alzando una specie di randello metallico che non si capiva bene da dove fosse stato demolito ma che nel caso di scontro serviva più che bene allo scopo di violenza, poi disse «What do you want?», Dott. Cynicus non si scompose e ribatté «Have you come to serve and protect?», «…go away…», disse rivolto a loro un altro da dietro un cappuccio di felpa invernale tirato sul capo e attorno alla testa e fasciato da una kefiah a coprire la fisionomia facciale, un altro ancora si era voltato verso la vetrina e osservava il lavoro di demolizione iniziato poco prima da loro o altri loro soci e continuato dalla ragazza, parve soddisfatto e senza guardare i tre milanesi disse agli altri «We must move from here…».

Per qualche istante nessuno parlò, nella piazza regnava un silenzio irreale infranto solo dai colpi della demolizione di vetrine attuata da altri tizi nero vestiti; molti genovesi, o probabilmente tali, osservavano senza parlare, qualcuno scattava fotografie, forse erano giornalisti, la scena era surreale e irrazionale, nessuno trovava qualcosa da dire o motivo di opporsi, improvvisamente la ragazza e gli altri arrivati in suo soccorso si mossero di passo veloce verso corso Torino e nell’atto di lanciarsi all’inseguimento dei suoi soci la giovane donna gridò ai tre milanesi: «Cons!». Sandro gettò un’occhiata al gruppetto in fuga verso il corso poi si ricordò del tipo che li osservava da lontano, era ancora là e li guardava da distanza di sicurezza, provò a domandarsi che cosa potesse avere capito o interpretato di ciò che si erano detti loro e la ragazza ma la domanda non trovò una risposta e soprattutto non glie ne importava, avrebbe voluto indicare a Germano e Dott. Cynicus la presenza di quel tale ma in quel guazzabuglio incomprensibile i semplici e ordinari pensieri razionali o anche solo banali tendevano a sfuggirgli.

Senza che alcun grido fosse stato lanciato tutti i tipi vestiti di nero che si erano adoperati alla devastazione della piazza presero la medesima direzione verso il corso e verso il mare, che da lì doveva distare un chilometro all’incirca, dalle laterali giungevano rumori di scoppi e grida lontane, la protesta stava dilagando e pareva non esservi nessun freno e nemmeno un senso, Sandro Germano e Claudio si guardarono senza parlare e senza sapere cosa fare né che direzione prendere, indecisione quest’ultima sottolineata dalla scarsa conoscenza della città, sapevano che a ovest da dove si trovavano in quel momento c’era il centro storico, la zona rossa, sapevano che in Via Tolemaide doveva transitare un altro corteo e qualcosa volevano protestare anche loro, magari anche solo come aggiunti, come aggregati disomogenei ma tutto pareva così improvvisato e inafferrabile che qualunque direzione ne valeva un’altra. Da Corso Torino giungevano i rumori di una battaglia, Dott. Cynicus fece un cenno del capo in quella direzione come ad invitare i suoi amici a seguirlo in un’esplorazione dello stato di battaglia urbana, Germano e Sandro parvero indecisi, senza parlare si avviarono lentamente nella direzione da cui venivano gli scoppi delle cartucce per i lacrimogeni e le grida dei manifestanti, Sandro si voltò a verificare se il tipo cicciotello se ne stesse ancora di sentinella e non lo reperì al posto dove lo aveva notato poc’anzi, però non si era allontanato di molto e nonostante la distanza pareva osservarli con perseveranza e quasi ostinazione ma forse era tutta un’impressione.

Disorientati e interdetti i tre amici e studenti cercano di barcamenarsi nel parapiglia che sembra non avere un’origine e nemmeno una via di fuga. Passano le ore, con alternanza di spostamenti e nella totale assenza di qualcosa di assimilabile alla possibilità di fruire di un ristorante o di un locale aperto, e verso la metà del pomeriggio i tre si ritrovano in una piazza, una specie di crocevia ampio e aperto su altre strade. La battaglia non si è mai fermata e i rumori della rivolta non hanno mai cessato

Due colpi secchi, distanziati di uno o due secondi circa l’uno dall’altro sovrastano all’improvviso il tumulto, i presenti si guardano intorno cercando di capirne l’origine, ma già il fatto che si siano fermati o stiano cercando di capire la fonte di quei botti voltandosi di qua e di là lascia percepire che hanno già intuito la causa di questi due scoppi. C’è come un momento di incertezza generale, un attimo di silenzio pare azzittire o attutire ogni rumore nella piazza, i manifestanti si guardano l’un l’altro, qualcuno corre ma il luogo non pare consentire fughe.

Germano è fermo sotto gli alberi nell’aiuola a una ventina di metri da Via Caffa, si guarda intorno come smarrito, Claudio e Sandro sono di fianco a lui. Non se ne sono avveduti, ma quel tipo grassoccio che li aveva apostrofati al bar la mattina stessa e che poi li aveva praticamente pedinati fino a Piazza Tommaseo ora li sta additando a qualcuno degli agenti che si trovano ad una distanza che per loro tre non può definirsi di sicurezza, un inseguimento ben condotto potrebbe portare alla cattura e ad un arresto con tutti gli strascichi delle spiegazioni da dare, delle prese per il culo, gli sfottimenti, le ramanzine, le minacce… non è proprio roba per loro ma non sono attenti al momento, tranne Sandro che ha notato il tipo confabulare con gli agenti e additare loro tre a un paio di questi che ancora indossano le maschere antigas. Indovinare quale tipo di discorso sta intavolando quel soggetto è un esercizio difficile ma il suo sguardo incollato alternativamente sui tre milanesi e coadiuvato da un indice grassoccio sollevato al termine del suo braccio sinistro indicatore e dei milanesi e del soggetto non lascia dubbi su una delazione in corso che nel caso dei tre transfughi da Milano.

È quasi superumana l’indifferenza con cui questo indicatore riesce a condurre la sua attività, tralasciata la perseveranza di avere pedinato i suoi soggetti fin dalla mattina, ostinazione che ci si aspetterebbe comunque da un soggetto del genere, ciò che ora stupisce è la totale indifferenza alla situazione; i tre milanesi non hanno avuto parte attiva nella rivolta si sono limitati ad essere presenti, ciò che nella sua mente rappresenta una minaccia alla Società o forse un possibile guiderdone in virtù della sua attività, qualunque ne sia la consistenza, vuoi semplice denaro, un vantaggio sociale (?), una contravvenzione annullata, un’amicizia altolocata da vantare nascostamente con gli amici, o qualsiasi altra cosa possa desiderare una persona del genere.

Indicateur

Sandro, che già dalla mattina aveva inquadrato il tipo in una categoria di gente da cui stare alla larga, si avvede della stranezza dell’atteggiamento tenuto da colui che li sta indicando e non gli ci vuole molto a mettere insieme il quadro della situazione, chiama Claudio e Germano per nome, sono lì a fianco a lui e appellarli per nome di battesimo suona pleonastico e formale in maniera assurda ma vuole la loro completa attenzione e dice loro che è meglio allontanarsi perché qualcuno li sta segnalando a vista agli agenti.

Germano lo guarda con un’espressione strana, un’espressione muta che sottintende la domanda “Di cosa stai parlando?”, si guarda intorno senza capire, non ha notato minimamente ciò che ha visto Sandro, è come disarmato nei confronti del presente che ha davanti. Dott. Cynicus pare annichilito, poi si volta verso Sandro, che lo sta guardando aspettandosi da lui tutta l’attenzione che l’anomalia che quel delatore sta mettendo in moto meriterebbe ma che non riesce ad ottenere. Ora il tipo grassoccio sembra fare lo gnorri e guardare altrove ma un agente di fianco a lui sta parlando in un walky-talky mentre li fissa con malsimulata indifferenza, Sandro sente che bisogna prendere la decisione di allontanarsi perché si sta focalizzando su di loro una situazione pericolosa, prende un istante di tempo, afferra per un braccio Claudio, lascia trascorrere un momento di pausa poi si volta di nuovo verso Claudio e gli dice «Dobbiamo andarcene, quel tipo di stamattina ci sta segnalando agli agenti», Germano pare aver capito ma non ancora del tutto, «Per cosa?», gli chiede. «Per cosa non lo so, ma ci ha additato a qualcuno di loro ed è meglio se ci allontaniamo».

In effetti la loro posizione è pericolosa, si trovano fuori dalla massa dei manifestanti, in uno spazio non occupato da nessuno e che viene mantenuto sia dalle FFO che dai dimostranti come distanza di sicurezza. La protesta non è affatto cessata, le urla contro le forze dell’ordine sono caso mai aumentate. Dallo schieramento delle FFOO non viene segno di reazione ma si percepisce la tensione, le facce sono tese, quasi tutti gli agenti si sono tolte le maschere antigas e le loro espressioni sono cupe di rabbia non repressa. Sandro afferra Claudio e Germano per un braccio e cerca di condurli verso la massa dei manifestanti per confondersi in mezzo a loro e lasciare la zona. Non si è accorto che quel tizio si è spostato dallo schieramento degli agenti mentre lui parlava con i suoi amici e ora li tiene d’occhio da una diversa posizione che egli non può individuare e con un diverso percorso si appresta ad aggirare i manifestanti per vedere dove andranno.

Sandro guida i suoi amici verso i manifestanti, che non si curano di loro e li lasciano passare continuando le loro invettive verso le FFOO. Si dirigono su Via Invrea verso Corso Torino, nessuno parla, si guardano intorno ma è come se non vedessero, stanno camminando a passo moderato, dietro di loro le urla giungono lentamente più smorzate, si sentono fuori dalla bolgia, in qualche modo sicuri anche se in una città a loro sconosciuta. Nessuno ha voglia di pianificare alcunché, stanno camminando ma non sanno veramente verso dove, la loro macchina è parcheggiata ad un chilometro o poco più in linea d’aria, potrebbero raggiungerla e ripartire per Milano ma pesa su di loro tutta la stanchezza della giornata passata a spostarsi da un luogo poco sicuro ad un altro luogo poco sicuro nel pieno di una rivolta.

Nell’atto di attraversare Via Casaregis, che è una delle parallele fra Via Caffa e Corso Torino, un cellulare delle FFOO viene loro incontro, lo notano ma sostanzialmente non lo vedono, si sentono fuori dalla protesta. Di fronte a loro, dall’altro lato dell’incrocio con Via Casaregis il furgone si ferma e due agenti scendono, dietro di loro si sente una voce maschile stridula ed eccitata che dice «Sono loro, sono loro». Il furgone si è fermato su Via Invrea prima dell’incrocio con Via Casaregis e i due agenti sembrano guardare nella direzione di Sandro, Claudio e Germano, che non capiscono immediatamente, il grido che hanno udito da dietro le spalle pareva loro che provenisse dai manifestanti, ora lontani su Via Invrea all’incrocio con Piazza Alimonda, poi Sandro si volta e vede quel tizio grassoccio dietro di loro ad una decina di metri che fa cenni in direzione dei due agenti che sono scesi dal mezzo, sono in tenuta antisommossa ma non hanno il casco né il berretto, Sandro Claudio e Germano stanno attraversando l’incrocio con Via Casaregis e gli agenti li stanno aspettando su Via Invrea alla fine dell’intersezione stradale.

uomo in fuga

L’aspetto di Germano, Sandro e Claudio è così rassicurante che i due agenti partono di corsa nella loro direzione senza curarsi di chiedere supporto ad altri colleghi eventualmente presenti sul mezzo, Germano è il più vicino e i gendarmi dirigono verso di lui, Sandro gli grida «Scappa Germano, stanno venendo verso di noi», Germano si volta verso i gendarmi in corsa che sono già a meno di una decina di metri e scappa su Via Casaregis in direzione sud, Dott. Cynicus ha capito subito ed ha anticipato la fuga raggiungendo Sandro dirigendosi insieme a lui verso Via Tolemaide e paiono avere possibilità di raggiungerla e seminare gli inseguitori, che infatti dirigono sul loro amico. Germano invece non è stato lesto a sufficienza, gli agenti lo hanno raggiunto, uno di loro gli ha lanciato il manganello contro le gambe facendolo cadere ed ora gli sono addosso ma non si sono accorti di avere di fronte un gruppo di dimostranti che sta giusto venendo verso di loro, una frangia di qualche corteo che si è staccata dalla formazione iniziale a seguito degli scontri della giornata, i quali dopo un’esitazione iniziale, in cui tutti i membri di questo gruppo isolato di manifestanti si guardano l’un l’altro quasi chiedendosi muti cosa fare, partono in blocco in soccorso di Germano cogliendo l’occasione di trovare in minoranza coloro che hanno affrontato per tutta la giornata, sono una decina, troppi per due soli agenti, che mollano sull’asfalto Germano, il quale si rialza e prende la corsa in direzione del mare correndo senza voltarsi, i manifestanti affrontano i due agenti con grida e insulti e questi se ne tornano di corsa verso il furgone accompagnati da un salva di improperi, fischi e sfottimenti per il tentativo non riuscito, poi svoltato l’angolo e notato il mezzo prendono il largo anche loro.

Prossimamente il ventiduesimo capitolo

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