La pittima
Eric Bandini © 2016
02/11/2016
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Pittima = Persona uggiosa e fastidiosa.
Nei secoli antecedenti lo sviluppo industriale e la conseguente meccanizzazione del denaro un creditore che avesse avuto un debitore non pagante poteva pensare di appioppargli una pittima, ossia una persona che lo seguiva costantemente, ostinatamente, pervicacemente senza mai interferire fisicamente nella e con la vita del debitore ma facendo notare a questi con la sua sola presenza la pendenza non soluta. Un atteggiamento snervante.
Detratta la situazione della prospettiva finanziaria e/o creditizia e volendo aggiornare la questione pittima al tempo corrente, secolo XXI, sarà verosimilmente capitato a qualcuno, magari a molti, o forse a tutti di curiosare navigando fra siti internet per vedere un paio di scarpe da trekking, una bicicletta, di verificare auto usate sui siti specializzati, o un paio di jeans con le tasche dov’erano sempre state. Avete-abbiamo fatto le ricerche senza fare i conti con la pittima.
Avrete notato che a fine delle ricerche quei prodotti che sono stati l’oggetto di semplice verifica commerciale appaiono candidamente e inaspettatamente nel sito del quotidiano spulciato dopo la noiosa e semplicemente curiosa ricerca di prodotti; la pagina delle previsioni meteo per vedere se domani servirà l’ombrello per andare al lavoro gongola sulle colonne laterali di quelle scarpe da trekking, oppure di quelle auto – ed esattamente quelle con il loro prezzo – che avete visitato sul sito specializzato. I jeans con le tasche d’antan vi seguono con le loro gambe per le pagine della cronaca su diversi quotidiani. Se non è snervante la percezione di ciò è almeno un po’ inquietante, perché in termini informatici ognuno e ciascuno ha la sua pittima anche senza avere debiti.
È come se il creditore volesse i soldi prima che l’eventuale debito sia contratto. una pittima in anticipo.
La nozione di ciò che noi individualmente siamo è stata profondamente modificata dalla presenza immediata di se stessi ad altri che non ha più l’aspetto reciproco e umano ma dimostra un’ossessione tecnologica e informativa in cui l’umano è oggetto / soggetto di nozioni inerenti se stesso che hanno l’automatismo della impersonalità e ugualmente la sottile paranoica ostinazione al significato di qualcosa; l’informazione che ci segue non è reciprocabile (esiste questa parola?) e il suo significato è la sua stessa presenza.
Sembra una cosa trascurabile mescolata alle notizie del sito di un quotidiano o nelle scritte rutilanti di una pagina web che dovrebbe mostrare le previsioni del tempo ma che di fatto mostra un esagerato contorno di superfluo fra cui ammicca la pittima come un volto tra la folla, con i suoi risultati che coincidono (e continuano a coincidere per molto tempo) con ciò che precedentemente è stato cercato nel web. A tutta prima la distanza pare oggettiva, si tratta di “cose” , ma sono “quelle” cose a cui è legata la ricerca di una persona che tramite se stessa ha prodotto quel dato che la pedina.
Se si considera il pensiero come la notorietà dell’individuo a se stesso, tipo “penso dunque sono”, l’idea che la propria intenzione / pensiero sia captata e riprodotta in antitesi al soggetto che l’ha generata e usata senza troppo ritegno e “in tempo reale”, titilla sospetti che magari non sono ancora paranoici ma blandiscono una lontanissima idea di complotto che non può nemmeno essere verificato, lo strumento è automatico, laddove un “vero” complotto dovrebbe prevedere dei soggetti misteriosi e tresconi, che non mancano affatto, anzi c’è abbondanza di questi soggetti, i quali pur non essendo associabili sono verosimilmente essi stessi oggetto di quella pittima automatica. La macchina agisce secondo l’individuo che la fa agire, e il tempo reale è l’immaginario di questa macchina, perché l’universo non ha tempo, né in sé, né fuori di sé.
C’è come un’assenza di responsabilità nella burocrazia della connessione globale, è una specie di autodafé apparentemente innocuo; l’individuo connesso immette “sua sponte”, o a richiesta, informazioni che una volta acquisite al sistema latitano di autorità, benché non di volontà o di interesse, né di conseguenze. C’è un potere assente ma ostinato nella sua rappresentatività binaria via web che non può fare a meno del contributo dell’utente; l’informazione è tale solo se è soggettiva / oggettiva o entrambe. La gestione di questa informazione diviene un automatismo che traccia l’individuo senza che nessuna sorveglianza sia verificabile la cui presenza è confermata dalla pittima di cui sopra.
La connettività o interconnessione globale mostra una oggettiva forma di se stessa lasciando supporre all’utente di essere a distanza di percezione, tipo soggetto / oggetto, ove l’utente si presuppone soggetto vs il web oggetto, ma l’interconnessione assorbe dall’utente quelle nozioni che anche se (apparentemente) spersonalizzate formano una traccia dell’individuo utente che di fatto diviene a sua volta oggetto del suo oggetto web. Nel rapporto soggetto / oggetto ciò è sempre stato, anche prima di Kant, e sempre sarà, poiché l’io penso e l’io sono costituiscono un’unità che il web (ancora?) non possiede, ma l’automatismo un po’ inquieta, come qualcuno che ti legge il giornale da sopra la spalla.
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